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Un Piano Organico

Progetto: Piano Organico del Comune di Sant’Agostino
Committente: Comune di Sant’Agostino (Ferrara)
Architetto incaricato: Arch. Saveria Teston (coordinamento)
Collaboratori: Arch. Roberto Malvezzi (urbanistica), Dott. Massimo Pinardi (relazioni istituzionali), Dott.ssa Lina Guolo (partecipazione)
Cronologia: inizio dei lavori: Ottobre 2014; approvazione: 23 Dicembre 2014

Il Piano Organico è parte del Piano della Ricostruzione del Comune di Sant’Agostino, ed è un documento urbanistico autonomo finalizzato ad individuare un quadro di strategico per la riqualificazione degli spazi pubblici dei centri abitati e per rilancio della vitalità socio-economica del territorio. Il Piano Organico rientra nel Programma d’Area della Regione Emilia-Romagna, nell’ambito del quale potranno essere stanziati finanziamenti per la realizzazione dei progetti di riqualificazione proposti.

DESCRIZIONE DEL LIVELLO STRATEGICO DEL PIANO

Il Piano Organico del Comune di Sant’Agostino ha dapprima sviluppato una analisi dei sistemi territoriali esistenti e delle dinamiche ante-sisma, al fine di proporre un quadro di indirizzo per la ricomposizione del mosaico territoriale sconvolto dal terremoto. Nel territorio comunale sorgono infatti tre centri abitati principali, Sant’Agostino, Dosso e San Carlo, ciascuno dei quali caratterizzato da una identità autonoma e da differenti vocazioni socio-economiche; questo tessuto insediativo si interseca con l’imponente opera di infrastrutturazione del territorio portata avanti in lunghi secoli, che vede nelle vie d’acqua modellate dall’uomo le sue principali dominanti paesistiche, come nel caso del fiume Reno, del così detto Cavo Napoleonico, e del Canale Emiliano Romagnolo (CER). Rientra nel novero di queste dominanti paesistiche anche il bosco della Panfilia, che costituisce la massima emergenza naturale del Comune e tra le principali a livello provinciale, celebre oltre che per la bellezza del contesto golenale, anche per il pregiato tartufo bianco che vi viene raccolto.

Inquadramento territoriale

Inquadramento territoriale

Il Piano prevede la riconnessione degli ambiti territoriali e degli insediamenti del Comune tramite una rete di piste ciclabili, da realizzare innestandosi su segmenti già realizzati e su percorsi già disponibili, e caratterizzata da tracciati ben distinti da quelli stradali esistenti; in questo modo si desidera offrire una alternativa dolce agli spostamenti locali, e stimolare lo sviluppo di un tessuto fruitivo alternativo a quello incentrato sull’uso dell’automobile. La nuova rete ciclabile potrà connettersi verso nord con la pista che da Mirabello raggiunge Ferrara e il Po, sfruttando la sede della dismessa line ferroviaria Cento-Ferrara, e aprendo quindi il territorio ai grandi flussi del cicloturismo; sfruttando gli argini delle vie d’acqua, potrà inoltre estendersi verso Bondeno a nord, lungo il Cavo Napoleonico, verso Poggio Renatico ad est, lungo il fiume Reno, e verso Cento a sud, ancora lungo il Reno.

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Inquadramento strategico

L’accoppiamento dei tracciati ciclabili alle infrastrutture idrauliche e il disaccoppiamento rispetto ai tracciati carrabili punta a realizzare una mobilità che sia anche occasione di riscoperta del ricco patrimonio ambientale e paesaggistico del Comune, come primo gesto verso l’implementazione di una “infrastruttura paesaggistica” la cui attivazione costituisce uno degli obbiettivi fondamentali del Piano Organico. La nuova rete ciclabile contribuirà a rafforzare il senso di appartenenza dei tre insediamenti ad uno stesso territorio, favorendo la formazione di un nuovo senso di identità locale, e al tempo stesso, garantendo una maggiore apertura  verso ambito territoriale un più vasto. In tal senso, risulta strategico il posizionamento baricentrico del bosco della Panfilia rispetto alla nuova rete: il Bosco non viene inteso soltanto come il principale elemento naturale e identitario del Comune, ma come un vero e proprio snodo di valore territoriale, capace di esercitare una forte attrazione nei confronti di un contesto più ampio.

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Interno del bosco della Panfilia

DESCRIZIONE DEI LIVELLI LOCALI DEL PIANO

Il Piano riconosce due vocazioni specifiche per i centri di Sant’Agostino e di San Carlo, i nuclei urbani più pesantemente colpiti dal terremoto. In particolare, per Sant’Agostino il P.O. propone un rafforzamento della funzione di centro industriale, anche tramite l’attivazione di servizi innovativi all’imprenditoria, mentre per San Carlo un rafforzamento della  tradizione agricola. L’articolazione su scala locale dell’infrastruttura ciclabile e paesaggistica costituisce il fulcro delle proposte individuate del Piano Organico relative alla riqualificazione degli spazi pubblici dei due nuclei urbani, in riferimento ai quali sono stati sviluppati due distinti approcci di intervento.

A. Il paese di Sant’Agostino

Il paese di Sant’Agostino ha subito per effetto del terremoto la perdita dello storico Municipio, demolito in seguito ai danni gravissimi, un evento che ha costituito uno dei maggiori impatti nel cratere del sisma. La demolizione di questo edificio non ha solo privato il paese di uno dei suoi elementi di maggiore qualità architettonica, e di più alta valenza identitaria: l’edificio era infatti posizionato tra le due piazze del paese, piazza Marconi, la piazza storica, antistante la chiesa parrocchiale, e piazza Pertini, realizzata agli inizi degli anni 2000, e il suo venir meno ha creato un enorme spazio vuoto che ha determinato una pesante compromissione dell’assetto urbanistico del centro, alterando profondamente le proporzioni consolidate e le prospettive tradizionali; un tema ha aperto un dibattito sull’opportunità di ricostruire la nuova sede municipale sul sedime dell’edificio distrutto.

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Foto aerea di Sant’Agostino (1929), in cui si vedono la chiesa e il municipio antistante, ora distrutto

Il dibattito è stato approfondito soprattutto grazie alla attivazione di un percorso partecipativo condotto dall’Arch. Saveria Teston e denominato “Less is More: ripensare il vuoto per ritrovare un centro”, a conclusione del quale la popolazione del paese ha espresso la preferenza di non ricostruire alcun nuovo edificio fra le due piazze, e di affrontare la sfida di una riconfigurazione progettuale complessiva del grande spazio vuoto venutosi a formare, preservando nel vuoto la memoria dell’evento sismico, e cercando nella riprogettazione dell’area l’opportunità per la costruzione di una nuova identità per il paese. In particolare, è stata formulata la proposta di realizzare una grande struttura coperta ad uso pubblico (per mostre, fiere, concerti ed eventi legati alla promozione dell’imprenditoria locale) non sul sedime dell’ex Municipio, ma in piazza Pertini, a parziale mitigazione visiva del recente edificio “a U” che ne costituisce la cortina edilizia. La decisione della cittadinanza è stata infine confermata dal’Amministrazione.  Tra gli indirizzi progettuali emersi durante il processo, di notevole rilievo è stata la richiesta, sostenuta dalla Direzione regionale del MiBACT, di rafforzare la connessione paesaggistica tra la nuova piazza di Sant’Agostino e il bosco della Panfilia, in modo da preservare e recuperare l’antico rapporto del paese con gli spazi aperti circostanti.

Attuale scorcio paesaggistico tra la piazza e il Bosco della Panfilia

Attuale scorcio paesaggistico tra la piazza e il bosco della Panfilia

Questo rapporto, che costituiva uno dei caratteri strutturali del paese (si veda la foto del 1929) è stato gravemente alterato dalla recente costruzione di piazza Pertini, la cui cortina edilizia ha interrotto la relazione visiva diretta verso il bosco della Panfilia, riducendola al solo scorcio percepibile attraverso un sottopasso stradale nell’edificio. L’insieme delle indicazioni emerse durante il percorso partecipativo, riprese durante lo sviluppo del Piano Organico, ha portato alla stesura di uno schema direttore per Sant’Agostino basato sui seguenti elementi:

  • integrazione della futura piazza di Sant’Agostino con un nuovo asse pedonale in grado di collegarla a nord con l’asse storico di viale Roma, la “via giardino” di Sant’Agostino realizzata negli anni ’20, presso la quale verrà trasferito il nuovo Municipio, e di prolungarsi a sud fino a raggiungere il bosco della Panfilia; il medesimo asse costituirà anche l’attraversamento pedonale della strada provinciale, introducendo un fattore di dissuasione del traffico di attraversamento a favore della viabilità esterna al centro;
  • rafforzamento delle connessioni della nuova piazza con le polarità dei servizi presenti o in fase di attivazione a Sant’Agostino, tra le quali figurano il nuovo polo scolastico, il nuovo polo sanitario, il nuovo Municipio, il centro sportivo, e il polo di villa Rabboni; in tal modo la nuova piazza diverrà uno snodo funzionale non solo per il paese di Sant’Agostino, ma per un’area allargata anche oltre ai confini Comunali;
  • nell’area di villa Rabboni, che comprende già la biblioteca e l’archivio comunale, si prevede l’attivazione di un polo culturale, tramite il completamento del restauro dell’antica villa e del parco annesso, l’insediamento di servizi innovativi all’impresa (come spazi per la formazione, sale per riunioni o per video-conferenze, spazi di co-working) e di una sede del progetto MUSIR (Museo del Sisma e della Ricostruzione), che possa svolgere anche la funzione di Landscape Center;
  • creazione di una nuova infrastruttura di verde pubblico a sud del paese, ad arricchimento della scarsa dotazione complessiva di verde nell’abitato, la quale interagendo col percorso pedonale principale verso il bosco della Panfilia, creerà un secondo asse in grado di connettere al sistema urbano anche gli argini del CER;
  • attraversamento ciclabile di Sant’Agostino, in modo da collegare il paese a nord verso San Carlo, e a sud verso il Bosco.
Schema direttore di Sant'Agostino

Schema direttore di Sant’Agostino

Il secondo elemento individuato dal Piano Organico per il paese di Sant’Agostino è costituito dalla proposta di riordino urbanistico dell’area sud del paese, un’area di nuova espansione prevista dal Piano Regolatore vigente, e legata alla necessità di operare un oneroso interramento di un elettrodotto di media tensione che ha portato negli anni recenti ad una crescita disordinata del paese in tale direzione, e che le scelte urbanistiche effettuate durante l’emergenza, come lo spostamento della scuola media proprio in questo settore, hanno ulteriormente rafforzato.

PRG di Sant'Agostino; il tratteggio rosso racchiude l'area di previsione ex convenzione per interramento dell'elettrodotto (retino rosso)

PRG di Sant’Agostino; il tratteggio rosso racchiude l’area soggetta ad accordo di programma per l’interramento dell’elettrodotto (in retinato rosso la fascia di rispetto)

Il Piano Organico è intervenuto proponendo uno schema di masterplan per l’area sud, che mirava a introdurre alcune modifiche strutturali ai piani di sviluppo in corso di discussione, i quali prevedendo un’edificazione continua in quella direzione, avrebbero portato alla definitiva separazione paesaggistica tra l’area delle piazze e il bosco della Panfilia:

  • aprire un cuneo paesaggistico tra la piazza e il Bosco (in verde scuro nel disegno seguente), su cui realizzare un parco pubblico attraversato dal percorso ciclo-pedonale proveniente dalle piazze;
  • riservare una ampia dotazione di terreno pubblico per l’espansione futura del polo scolastico, rendendo tale polarità il cuore stesso del nuovo insediamento (in rosso);
  • realizzare un secondo cuneo paesaggistico in direzione ovest verso il CER (in verde chiaro), in modo da alleggerire il peso del nuovo edificato e creare un bordo urbano più aperto e permeabile verso l’esterno;
  • ridurre superfici e volumetrie edilizie inizialmente previste, pur garantendo la sostenibilità finanziaria per l’opera di interramento dell’elettrodotto.

Queste modifiche, con l’approvazione del Piano della Ricostruzione, sono state recepite anche dal piano Regolatore Comunale.

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Schema di masterplan per l’area sud di Sant’Agostino

Lo schema di masterplan è stato accompagnato da una serie di indicazioni meta-progettuali volte a garantire una realizzazione coerente e organica nel tempo degli interventi, e a favorire anche la nascita di servizi e attività innovativi che attualmente non trovano adeguate opportunità di insediamento nel sistema urbano esistente. Particolare cura è stata posta nella definizione di uno schema della mobilità che privilegi i trasporti ciclo-pedonali su quelli carrabili, grazie alla dotazione di percorsi dedicati che innervano il quartiere, all’adozione di un sistema di sensi unici, e a una rete stradale formata da celle di traffico autonome. Il Piano Organico ripropone infine per Sant’Agostino le seguenti linee guida progettuali emerse dal laboratorio “Less is more” e riguardanti la nuova piazza del paese, che costituiranno la traccia per la successiva fase di progettazione:

  • trasformazione di piazza Marconi in un nuovo “sagrato verde” della chiesa;
  • tutela del sedime del municipio demolito, e sua valorizzazione come luogo della memoria;
  • semplificazione del sistema di accesso carrabile alle piazze, con un asse stradale lungo il lato est ed uno pedonale, posto sul lato ovest;
  • il percorso pedonale, provenendo da via Roma, intercetta il sagrato della chiesa, costituendosi come un attraversamento protetto della strada provinciale;
  • riqualificazione di piazza Pertini, tramite sopraelevazione alla quota dei portici commerciali del nuovo edificio “a U” che la incornicia; in tal modo, si creerà un’unica grande piattaforma pedonale con un grado gerarchico superiore a quello stradale;
  • realizzazione su piazza Pertini della grande struttura coperta proposta dal percorso partecipativo; tale struttura sarà unica nel suo genere in tutto il territorio dell’alto ferrarese, e si porrà come uno spazio di attrazione per il variegato mondo imprenditoriale, associativo e commerciale della zona, rendendo questo ambito il “cuore pulsante” della nuova piazza.
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Linee guida meta-progettuali per la piazza di Sant’Agostino

B. Il paese di San Carlo

San Carlo deve affrontare una duplice emergenza post sismica. I fenomeni di liquefazione hanno colpito duramente il tessuto urbano che costituisce il nucleo centrale del paese, aggregato intorno a piazza Pola. A differenza di Sant’Agostino, attraversato dalla strada provinciale, il nucleo centrale di san Carlo sorge in posizione defilata rispetto alla strada provinciale, lungo la quale solo in tempi recenti si sono addensati nuovi tessuti edilizi, i quali ancora sono considerati esterni al paese. I minori danni subiti da questi ultimi durante il sisma hanno indotto lo spostamento delle attività dal centro lungo la provinciale, determinando un grave depauperamento della sua vitalità e una alterazione profonda delle tradizionali modalità fruitive e relazionali che erano alla base della forma urbis percepita del nucleo urbano ante-sisma. Il Piano Organico si è inserito in questo processo attivando un ulteriore percorso di incontri con la comunità, denominato “valorizziamo San Carlo”, durante il quale sono state recepite numerose indicazioni relative alla storia, alle potenzialità, alle criticità e al senso di identità del paese, e sono state individuate e discusse diverse proposte operative. Lo schema direttore elaborato anche sulla base di questo percorso prevede due direzioni di azione:

  • Passaggio attraverso l’area centrale del paese del nuovo asse ciclo-pedonale proposto dal Piano Organico a connessione di Sant’Agostino con Mirabello; la nuova arteria, prolungandosi verso ambiti territoriali che si spingono fino a Ferrara e al Po, e dall’altro, e dall’altro lato, allo snodo strategico del bosco della Panfilia, consentirà dalla centralità di San Carlo di assumere un ruolo baricentrico nei confronti di un ampio bacino territoriale, stimolando modalità di spostamento, fruizione e esplorazione alternativi, legati alla mobilità dolce, e la nascita di un nuovo sistema di servizi ed attività ad esso collegati.
  • Creazione intorno a questo asse di un nuovo sistema urbano centrale, in grado di connettere e valorizzare i punti di forza tradizionali del paese, tra i quali si annoverano: l’importante mercato domenicale; il circuito ciclo-turistico Sancarlese, che si spinge fino al Cavo Napoleonico passando per l’oratorio dei Ghisilieri, oggi gravemente danneggiato, che costituisce la testimonianza architettonica più significativa del territorio e l’elemento identitario più importante di San Carlo; il centro parrocchiale, che svolge anche funzione di asilo e che dispone di un’ampia dotazione di servizi sportivi; il centro civico, di cui è prevista la ricostruzione; la così detta villa liberty, un edificio del quale si propone il restauro con destinazione pubblica e l’apertura di spazi per il ricco mondo associativo locale, e per attività didattiche legate alle innovazioni nel mondo agricolo.
  • Riqualificazione di piazza Pola, conservando la sua funzione ibrida di piazza attrezzata per eventi, di sagrato della chiesa parrocchiale, di area commerciale, e di principale parcheggio di interscambio del paese tra mobilità privata e pubblica (fermata delle linee dei bus).
  • Spostamento del così detto Frigorifero, una grande struttura a supporto dell’industria agroalimentare risalente al dopoguerra, che sorgendo nel cuore dell’area centrale di San Carlo, ha storicamente costituito un elemento di disconnessione tra gli ambiti urbani circostanti. Lo spostamento del Frigo, anch’esso danneggiato dal sisma, in un’area extra-urbana più idonea, consentirebbe di operare  un’importante ricucitura del tessuto del paese, e di aprire un secondo spazio aperto capace di dare vita, in sinergia con piazza Pola e con le altre funzioni sopra descritte, a quel sistema urbano centrale di rilievo sovra-locale che costituisce l’obiettivo del Piano Organico per il paese di San Carlo.
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Schema direttore di San Carlo

L’intenzione di procedere alla verifica di fattibilità della delocalizzazione del Frigo, confermata da un memorandum di intesa pubblico-privato, ha consentito di concordare uno schema di masterplan per la riqualificazione urbana dell’intero sedime; lo schema prevede la realizzazione di una corte residenziale mista di carattere semi-pubblico, del tutto separata dalla viabilità carrabile, che le correrebbe intorno, e sulla quale si addenserebbero le seguenti funzioni:

  • un centro polifunzionale, richiesto a gran voce dalla comunità Sancarlese durante gli incontri consultivi, oggi posizionato in un grande tendone fuori dal paese;
  • un’area aperta semi-pubblica, trattata parzialmente a verde, nella quale sia possibile organizzare anche eventi all’aperto;
  • spazi per il piccolo commercio, posti ai piani terra dei lati lunghi della corte;
  • il nuovo mercato coperto, che sostituisca quello attualmente presente, e inadeguato alle esigenze di rilancio del paese;
  • una nuova superficie di parcheggio pubblico, in grado di scaricare piazza Pola nei periodi di picco, e di favorirne l’utilizzo per funzioni più complesse, proprie del suo status di piazza centrale del paese.
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Schema di masterplan dell’area ex-Frigo

Accanto alla proposta di delocalizzazione del Frigo (in corso di approfondimento), il Piano Organico ha individuato alcune linee guida progettuali per la riqualificazione di piazza Pola, che si pone l’obiettivo di creare le premesse per un suo rilancio nel tempo. Il progetto si concentra principalmente sui margini della piazza, attualmente sotto-qualificati e disgregati dalla predominanza delle superfici asfaltate, con l’obiettivo di rafforzare la funzione di “contenitore spaziale” di tali margini rispetto alle superfici centrali, che vengono mantenute a parcheggio. Il ripensamento dei margini viene affidato al ridisegno delle sezioni stradali, oggi sopra standard, in modo da recuperare una adeguata superficie pedonale a servizio degli spazi commerciali che vi insistono, che verrà trattata con materiale omogeneo. Fulcro della riunificazione dei margini della piazza è il nuovo attraversamento pedonale di via Risorgimento, allineato con il monumento che sorge al centro dello spazio pubblico. Il margine meridionale viene invece ridisegnato da una aiuola con filare di alberi che si connetterà alle aiuole alberate presenti presenti sul bordo orientale della piazza, introducendo un margine permeabile in direzione del sagrato, che raddoppiando il filare di alberi già presente sul suo lato meridionale, ne rafforzerà la definizione spaziale. In tal modo la nuova piazza sarà definita da due differenti quinte urbane: una cortina edilizia sui margini nord e ovest, e una cortina verde a est e a sud. Il progetto base è completato dalla previsione di un “giardino segreto” alle spalle del bordo occidentale della piazza, accessibile direttamente dall’attraversamento pedonale, che potrebbe essere realizzato unendo le aree verdi di pertinenza del centro civico e della villa liberty, costituendo un luogo interessante per l’organizzazione di piccoli eventi ricreativi legati alle attività previste nei due edifici.

Linee guida meta-progettuali della piazza di San Carlo

Linee guida meta-progettuali per la piazza di San Carlo

CONCLUSIONI

Nel complesso, il piano Organico ha inteso fornire l’ossatura strategica, urbanistica e architettonica sulla quale potrà essere impostato il programma di rilancio socio-economico del territorio comunale. Il Piano Organico si è mosso in maniera verticale tra questi diversi livelli, impostando innanzitutto una proposta omogenea di indicazioni strategiche per la valorizzazione delle vocazioni specifiche dei diversi sistemi territoriali; indicazioni che sono state poi approfondite a livello locale sui centri di Sant’Agostino e San Carlo, per i quali particolare importanza hanno assunto la definizione del ruolo degli spazi pubblici, la proposta di un sistema di mobilità dolce, e lo studio dei suoi rapporti con l’infrastruttura paesaggistica. Sono state inoltre elaborate, attraverso lo strumento del draft-masterplan, proposte di riordino urbanistico volte al superamento dei principali fattori di debolezza attuali, sviluppate in entrambi i casi in coordinamento con i proprietari interessati, e da ultimo, sono state individuate (e accompagnate da una quantificazione di massima dei relativi costi) linee guida progettuali per la riqualificazione degli spazi pubblici centrali dei due paesi, catalizzatori urbani del rilancio socio-economico, le quali saranno candidate al Programma d’Area per l’ottenimento dei finanziamenti regionali.

Una piccola comunità

Progetto: restauro conservativo degli edifici storici siti in podere Moretti
Localizzazione: località Castello, Monte del Gesso, Vezzano s.C. (RE)
Committente: cooperativa agricola “Il colore del grano”
Il mio ruolo: progettista incaricato
Fase: progetto preliminare

Il sogno della società agricola “Il colore del grano” è ampio, e di lungo periodo: tornare alle terre materne, adagiate sugli splendidi versanti del monte del Gesso di Vezzano, recuperare le strutture di pietra antica dell’insediamento noto come “podere Moretti” , oggi decadenti; insediarvi una piccola comunità per l’accoglienza di minori e, con il tempo, riattivare gli usi agricoli dei declivi ben esposti a sud, e caratterizzati da un microclima tanto mite, che in passato vi si poteva coltivare la frutta, e persino l’ulivo. La piccola comunità intenderà crescere, accogliendo anche ospiti maggiorenni, e avviando attività di tipo agrituristico, con l’obiettivo di reinsediare, in maniera consapevole ed equilibrata, questo lembo di territorio abbandonato, posto a due passi dal paese di Vezzano, e ancora pressochè intatto.

Inquadramento

il borgo di Castello sotto al Monte del Gesso, con indicati gli edifici del podere Moretti

vista delle rimanenze di podere Moretti

vista delle rimanenze di podere Moretti

Il podere Moretti era dotato di due strutture: un fienile di due piani fuori terra, meglio conservato, e un edificio ad uso residenziale, versante in stato di rudere, con un piano seminterrato e due piani soprastanti. Lo stato di conservazione delle strutture non consentiva una ricostruzione completa delle partizioni interne e degli alzati: ci si è dunque avvalsi di un rilievo topografico delle rimanenze, del reperimento di foto d’epoca, nonchè di restituzioni mnemoniche dei suoi ultimi residenti.

Si è così giunti a ricostruire con notevole precisione le planimetrie originarie degli edifici, e a reinterpretare con sufficiente adeguatezza anche il sistema delle aperture ai tre livelli. Ricerche catastali hanno consentito di stabilire, infine, un terminus ante quem per la datazione, essendo gli edifici già presenti nel cessato catasto.

Il progetto prevede il recupero completo degli edifici, secondo i criteri del restaturo conservativo, che verranno applicati anche ai brani oggetto di ricostruzione; saranno così mantenuti inalterati i volumi, i caratteri tipologici e le finiture materiali degli edifici storici. In particolare, l’edificio principale verrà riproposto a residenza della casa famiglia, mentre il fienile ospiterà altri servizi. La lontananza dagli allacci alle reti dei servizi ha indotto inoltre a rinunciare all’allaccio del gas, e a provvedere al trattamento autonomo delle acque reflue.

L’edificio residenziale è quello che necessita di maggiore impegno progettuale. Elemento saliente del progetto è la scelta di inserire sul fronte sud una serra solare su tre livelli, in grado di fungere anche da elemento aero-illuminante per gli spazi interni. L’edificio residenziale, infatti, risultava caratterizzato da una elevato livello di chiusura perimetrale, con finestre piccole; la serra, inserendosi in maniera ottimale nella peculiare forma pentagonale dell’edificio, consente di risolvere con un unico gesto l’apporto di luce ed aria naturale; in tal modo, la sua presenza, riducendo la necessità di un adeguamento delle aperture sugli altri fronti, consente di concentrare la mano progettuale moderna su un solo fronte, quello sud, invece che di disperderla su tutto l’involucro. Questo elemento tecnico innovativo diverrà così l’elemento caratterizzante di tutto il progetto; l’ottima esposizione a sud consentirà non solo di guadagnare delle splendide vedute sulla valle sottostante, ma soprattutto, una forte riduzione dei consumi legati al riscaldamento della casa, ai quali si provvederà per il solo tramite di sistemi a legna (come i termocamini, o le stufe a pellet).

L’edificio residenziale sarà inoltre interessato da un piccolo ampliamento, da realizzarsi eventualmente in una seconda fase edilizia, che permetterà di accrescere la capacità di accoglienza della comunità fino a 10 persone. Il piccolo corpo è stato progettato in modo da realizzare, tra i due edifici, una piccola “corte” raccolta. E’ prevista anche, sempre in una seconda fase edilizia, la destinazione del livello superiore del fienile ad accoglienza di tipo agrituristico.

Il guscio di pietra dell’edificio, reinterpretato alla luce dell’esigenza di una maggiore efficienza energetica dell’involucro, rimane l’elemento forte del progetto, rispetto al quale l’inserimento dei nuovi vani di servizio ne prevede il trattamento come nuclei di legno, addossati all’involucro di pietra.

Schemi di luce e materia del progetto

Schemi di luce e materia del progetto

La suddivisione dell’edificio su tre livelli ha comportato ulteriori scelte di layout: si è mantenuta la scala centrale, trasformandola in una scala a forbice, con ingresso da monte sul livello sfalsato; questa scala agisce non solo da disimpegno per tutta la casa, ma anche da vano di servizio, grazie al collocamento lungo il suo sviluppo di spazi di sgombero. L’idea di casa-famiglia è invece interpretata assegnando maggiore importanza agli spazi di vita comune, mentre le camere da letto sono state organizzate in una camera doppia per i genitori, e due grandi camere triple per i figli, alle quali potranno aggiungersi ulteriori due camere doppie nel volume dell’ampliamento.

La serra solare è del tipo “a guadagno indiretto”, ed è integrata ad un sistema di ventilazione meccanizzata; nel periodo estivo la serra funzionerà come camino solare, favorendo la ventilazione naturale con aria pre-raffrescata dal passaggio attraverso il vespaio di fondazione. Inoltre, il volume della serra, sporgendo parzialmente sopra la copertura in coppi, fornirà anche la superficie tecnica necessaria per l’installazione in copertura tanto dei pannelli fotovoltaici, che di quelli termici per l’acqua calda sanitaria. In questo modo, si è potuto porre l’obiettivo ambizioso di raggiungere lo standard N.Z.E.B. (nearly zero energy building), nella versione di una “casa solare”, ovvero di un edificio che ricavi dal sole l’energia di cui ha bisogno per il soddisfacimento delle esigenze dei suoi abitanti.

Inserimento

Vista del nuovo complesso da sud est

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Vista del complesso da est, sulla nuova “corte”

Un Progetto Pilota

Progetto: Impianto idroelettrico “Rio Rumale” sul Rio Rumale
Localizzazione: Civago, in Comune di Villa-Minozzo (Reggio Emilia)
Proponente: Becquerel Electric S.r.l., Reggio Emilia
Dati tecnici: salto lordo: 159 m; sviluppo condotta: 1000 m; portata media del corso d’acqua: 165 l/s; deflusso minimo garantito: 83 l/s; potenza di picco: 460 KW; produzione annua: 710 MWh
Il mio ruolo: coordinatore delle attività tecniche, progettazione architettonica e dell’inserimento paesaggistico, sviluppo della variante progettuale, studio di impatto ambientale, gestione dell’iter autorizzativo, dei rapporti con gli enti e con la comunità locale.
Gruppo di lavoro:
Prof. Ing. Alberto Bizzarri (responsabile della progettazione); Ing. Giacomo Bizzarri, Ing. Angelo Zanotti  (progettazione); Arch. Roberto Malvezzi (coordinatore delle attività tecniche); Ing. Andrea Valeriani (sviluppo, cantierizzazione e sicurezza); Ing. Luca Galletti, Ing. Matteo Cantagalli (opere civili); Arch. Luciano Serchia (inserimento paesaggistico); Arch. Ophelia Schiatti (progettazione architettonica); Arch. Marta Mangiarotti, Arch. Guido Bonatti (analisi territoriale e paesistica); Ing. Leonardo Fumelli (progetto di elettrodotto); Geom. Davide Finamore, Geom. Donato Rato (rilievo topografico); Dott. Geol. Giampietro Mazzetti, Dott. Geol. Stefano Gilli, Dott. Geol. Patrizia Tincani (geologia); Ing. Emanuele Morlini (acuistica); Dott. Vet. Pierparolo Gibertoni (studio ittiologico e dei mesohabitat); Dott. Amb. Gabriele Virgilli, Dott. Amb. Alessio Ravera, Dott. Amb. Adelia Sabatino (analisi ambientali); Dott. For. Enrico Bertoluzza (analisi forestale); Dott. Rossano Bolpagni, PhD (studio di incidenza); Dott. Alex Laini, PhD, Dott. Erica Racchetti, PhD (analisi qualità delle acque); Ing. Gabriele Gaspari (strutture).
Cronologia:
presentazione del progetto: luglio 2011; avvio della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale: settembre 2011; prima conferenza dei servizi: giugno 2012; presentazione integrazioni progettuali: febbraio 2013; seconda conferenza dei servizi: aprile 2013; presentazione variante progettuale: ottobre 2013; terza conferenza dei servizi; novembre 2013; quarta conferenza dei servizi: febbraio 2014; quinta conferenza dei servizi: marzo 2014; conferenza dei servizi conclusiva: aprile 2014.
Copyright: Becquerel Electric S.r.l.

Descrizione del progetto

Il progetto di valorizzazione idroelettrica del corso d’acqua del rio Rumale, presso il paese di Civago, in Comune di Villa Minozzo a Reggio Emilia, ha acquisito col tempo il ruolo di “progetto pilota” per la sperimentazione di un modello avanzato e innovativo di produzione di energia da fonte rinnovabile. Lo spirito di collaborazione istituito con gli enti convocati alla conferenza dei servizi (tra i quali figurano Regione, Provincia, Comune, Comunità Montana, Soprintendenza ai beni Architettonici e Paeseaggistici, Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, Arpa, Ausl, ecc.), il supporto di professionisti del posto, profondi conoscitori del territorio e delle sue caratteristiche, il coinvolgimento della popolazione locale in un clima di trasparenza e di partecipazione allo sviluppo progettuale, hanno consentito di impostare un processo di progressivo miglioramento del progetto, individuando soluzioni in affinamento di quanto già previsto, o nuove soluzioni in variante, spesso scaturite da suggerimenti di persone del posto, e fondate su specifici approfondimenti di indagine, e sulla ricerca del più ampio consenso possibile. Inoltre, il progetto è inserito nel programma europeo Proficient, finalizzato alla implementazione di strategie di co-abitazione e co-produzione energetica, quale strumento di creazione di nuove opportunità per la piccola e media impresa.

Il risultato è stata la maturazione di una volontà condivisa di fare di questo progetto un “progetto pilota” per la definizione di standard qualitativi di eccellenza sia per quanto riguarda gli aspetti progettuali e paesaggistici, che per quelli ambientali e socio-economici, con l’obiettivo di definire una metodologia di intervento capace di garantire la piena sostenibilità allo sviluppo della produzione di energia da fonte rinnovabile in zone naturalisticamente sensibili.

Il progetto riguarda un impianto della tipologia con alto salto geodetico e piccola portata derivata, da installare sul Rio Rumale, un affluente di sinistra del torrente Dolo, nell’Appennino Reggiano, e prevede un’opera di derivazione delle acque da realizzarsi presso la briglia esistente, una condotta in pressione, e una centrale di produzione di energia, con utilizzo di una turbina tipo “Pelton”, con rilascio delle acque nel torrente Dolo, a poca distanza dalla foce naturale del Rumale.

Planimetria del progetto

Planimetria del progetto; in campitura, le zone SIC/ZPS del territorio di Civago

Le caratteristiche salienti del progetto sono le seguenti:

  • completo interramento della condotta in pressione
  • completa integrazione dell’opera di presa nella briglia esistente, senza manufatti visibili;
  • completo interramento dell’elettrodotto di connessione alla rete di media tensione.

Di seguito si presenta una serie fotografica con il tracciato della condotta in pressione, dall’opera di presa fino alla centrale; come si osserva, tale tracciato ricalca in grande parte percorsi già esistenti, come strade, sentieri e tratturi, limitando fortemente i segni del cantiere sul territorio.

La volontà condivisa di fare di questo progetto un “progetto pilota” per la definizione di standard ambientali e progettuali di elevato livello qualitativo ha comportato in particolare lo sviluppo dei seguenti approfondimenti tematici:

  • analisi territoriale paesistica
  • inserimento paesaggistico
  • compatibilità geologica
  • effetti sugli ecosistemi
  • proposta di azionariato diffuso

Analisi territoriale paesistica

Responsabili: Arch. Guido Bonatti, Arch. Marta Mangiarotti

Il territorio di insediamento del progetto appartiene all’ambito dell’alta montagna reggiana, caratterizzato da ampie estensioni di elevato interesse naturalistico, inframmezzate da aree con marcate caratteristiche di antropizzazione. L’ambito di Civago, in particolare, si situa in un territorio particolarmente ricco di aree protette, quali i vasti siti SIC/ZPS, nonchè il parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, nel quale si inserisce come un capisaldo della cultura insediativa dell’alta montagna, favorito dai dolci pendii esposti a sud, e della abbondante presenza di acqua.

Analisi del territorio di Civago, letto dal punto di vista dei suoi elementi di rilievo paesaggistico, e della sua struttura geo-morfologica

Analisi del territorio di Civago, letto dal punto di vista dei suoi elementi di rilievo paesaggistico, e della sua struttura geo-morfologica

L’analisi del territorio è partita proprio dall’esigenza di leggere il grado di antropizzazione attuale, anche alla luce della storia insediativa che è possibile ricostruire. A tal fine è stata svolta una indagine sugli andamenti dell’uso del suolo, riscontrabili nella cartografia storica messa a disposzione dalla Regione Emilia Romagna.

Come si può verificare nella tabella seguente, ne deriva un quadro caratterizzato da un forte dinamismo, con una spiccata tendenza alla rinaturalizzazione delle ampie superfici agricole oggi abbandonate in seguito all’alterazione profonda delle strutture sociali ed economiche del territorio. Tale andamento rispecchia direttamente le dinamiche demografiche, che in tutto l’Apennino Reggiano mostrano una forte flessione accompagnata a una riduzione delle attività economiche, aprendo ad uno scenario di spopolamento e depauperazione, che comporterà in futuro costi sempre più alti per la gestione delle infrastrutture e dei servizi, nonchè per la manutenzione del territorio.

Tabella riassuntiva dell'andamento storico dell'uso del suolo nel territorio di Civago

Tabella riassuntiva dell’andamento storico dell’uso del suolo nel territorio di Civago

All’interno di questo processo, è stata quindi svolta una indagine micro-paesistica, volta ad individuare le tessere minute del mosaico insediativo, e di analizzarle nella interazione tra elementi naturali e antropici che le caratterizza. In coerenza con il livello di analisi precedente, risulta un quadro fortemente influenzato dalla presenza delle attività dell’uomo sul paesaggio; in particolare, si registrano ampie estensioni di coltivi abbandonati, che danno origine oggi a quel “paesaggio dell’abbandono” ibridato tra segni evidenti della passata gestione agricola, e dei nuovi processi evolutivi naturali; di questo paesaggio fanno anche parte i castagneti da frutto, un tempo elemento principe delle coltivazioni di alta montagna; si sono rilevate anche le infrastrutture per la tutela idro-geologica, consistenti in un elevato numero di opere di imbrigliamento e difese spondali che caratterizzano il corso del rio Rumale e del torrente Dolo. Si è verificata anche la presenza di un diffuso sistema infrasttrutturale, fatto di strade, percorsi, sentieri e reti elettriche, che innervano il territorio di segni facilmente riconoscibili, che alterano la continuità percettiva degli elementi naturali. Da ultimo, si è analizzata anche la presenza del sistema insediativo, che dal nucleo più denso e compatto di Civago si allarga in una serie di estensioni sfrangiate strettamente intrecciate con il contesto naturale che le circonda. Di seguito si presenta il rilievo fotografico delle tessere paesistiche individuate.

Nella carta tematica seguente si presenta invece la loro perimetrazione, seguita da una lettura dei contenuti a prevalenza antropica (in rosa) o naturalistica (in verde) del territorio di Civago. Risulta evidente che ancora oggi il territorio è caratterizzato da un elevato grado di antropizzazione, attuata in prevalenza attraverso la progettazione ed il controllo degli elementi naturali presenti realizzato tramite un capillare processo di infrastrutturazione e di trasformazione.

Carta dell'antopizzazione del territorio di Civago

Carta dell’antopizzazione del territorio di Civago

Da ultimo, è stata svolta una indagine sulla intervisibilità dell’impianto idroelettrico, ovvero sul livello di interrelazione visiva rispetto agli altri elementi di rilievo paesaggistico. Risulta un livello di interferenza estremamente modesto, garantito dal completo interramento dei manufatti principali, e dalla presenza di ampie superfici di verde alto fusto.

Studio di intervisibilità del nuovo impianto idroelttrico

Studio di intervisibilità del nuovo impianto idroelttrico

Inserimento paesaggistico

Responsabili: Arch. Lucano Serchia, Arch. Roberto Malvezzi, Arch. Ophelia Schatti

Il progetto di inserimento paesaggistico si è avvalso delle analisi su scala territoriale, al fine di individuare gli elementi strutturanti ed invarianti del paesaggio in relazione ai quali intervenire in una direzione fortemente conservativa; in particolare, grazie alla multi-disciplinarietà del gruppo di lavoro ed alla stretta collaborazione tra le competenze al suo interno, si è perseguita una localizzazione delle opere civili ed una rimodulazione del loro aspetto formale, all’interno di un progetto fortemente sinergico di inserimento nel contesto esistente. I principali punti di attenzione sono stati i seguenti:

  • manufatti dell’opera di presa
  • posa della condotta di derivazione
  • centrale di produzione e restituzione finale delle acque

L’opera di presa

Il dissabbiatore visto dalla strada per Ronfrapane

Il dissabbiatore visto dalla strada per Ronfrapane

L’opera di presa si compone di un’opera di captazione delle acque, e da una vasca di decantazione, volta ad evitare che ghiaie e sabbie entrino nella condotta in pressione. In particolare, si è deciso l’impiego, come opera di captazione, di una griglia fine autopulente “tipo Coanda” collocata su di una briglia esistente, e integrata con una griglia grossolana di protezione; la griglia fine funzionerà come vaglio preliminare per i materiali trasportati dal torrente, e anche come presidio di sicurezza per gli esseri viventi che popolano le sue acque.

 

La vasca di decantazione risulta completamente interrata, ad eccezione delle griglie di ispezione, in riferimento alle quali è stato svolto un minuzioso lavoro di riduzione della superficie necessaria. Il progetto di tale elemento ha inteso da un lato rendere evidente il nuovo inserimento, separandolo dal contesto, anche ai fini della sicurezza dei manufatti, e al tempo stesso integrarlo nel sistema dei segni paesistici locali. La soluzione individuata è stata quella di un piccolo muretto di contenimento in pietra, erede degli estesi sistemi di muretti a secco presenti sui pendii o lungo i sentieri, che ritaglia la superficie di inserimento sopraelevandola leggermente dallo spiazzo esistente. Si propone anche l’inserimento di un guard-rail in legno ed acciaio, in sostituzione di quello esistente sul ponte, che prolungandosi consentirà di ricucire il ponte con il nuovo muretto. Alla base dei manufatti verrà realizzata una massicciata di protezione spondale completamente rinverdita, che servirà a risolvere un problema esistente di erosione localizzata; in tal modo, il nuovo muretto sembrerà circoscrivere come in una parentesi i nuovi manufatti, immergendoli in un verde giardino.

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Planimetria e sezioni dell’opera di presa

 

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Il dissabbiatore, visto dalla strada per Civago

La condotta di derivazione

Lo sviluppo della condotta interessa diversi ambiti di posa, per i quali sono stati studiati appositi sistemi volti a minimizzare l’impatto del cantiere; in particolare, di intesa con ditte specializzate del territorio, con i geologi e con gli esperti forestali e botanici, sono state studiate sezioni di posa in grado di consentire una cantierabilità dell’intervento anche nelle aree con presenza di vegetazione, come nei castagneti attraversati dai sentieri, ricorrendo all’impiego di macchinari specialistici, come “il ragno”, e all’adozione diffusa di tecniche di ingegneria naturalistica, sia al fine di ridurre gli impatti diretti, sia al fine di consentire il completo ripristino e la rinaturalizzazione dei luoghi interessati.

Sezioni di scavo e soluzioni di ingegneria naturalistica

Sezioni di scavo e soluzioni di ingegneria naturalistica

La centrale di produzione

Vista a volo d'uccello dell'inserimeno paesaggistico della centrale

Vista a volo d’uccello dell’inserimeno paesaggistico della centrale

La centrale si inserisce al termine di un tratturo esistente che discende da Civago verso il Dolo, attualmente impiegato dai taglialegna del paese, e che verrà riadattato a strada sterrata, impiegata per garantire l’accessibilità all’edificio; l’area prescelta è una radura pianeggiante, presso la quale il tratturo si esaurisce, fiancheggiata a monte da un versante alquanto scoseso, e a valle da un terrazzo fluviale coperto di vegetazione ad alto fusto. Il progetto persegue l’ottica di ridurre il più possibile la superficie del nuovo edificio, in modo da ridurre drasticamente anche l’area necessaria ala sua cantierizzazione, e da consentire un adeguato inserimento nella minuta morfologia del sito. Si è pertanto scelto di interrare l’edificio nel versante, in modo che l’unico elemento visibile rimanesse la sua facciata; la quale è stata trattata come un nastro di pietra fluido, in armonia con le linee di pendenza dell’area, che nasce e svanisce dal versante medesimo. Tale nastro è delineato in alto da una scossalina di metallo brunito che lo lega, mentre le aperture assumono i connotati di fasce verticali di legno, nelle quali sono nascosti il portone della centrale, gli accessi ai vani Enel e le griglie di areazione, mascherate dalla trama dell’assito ligneo. In questo gioco vengono ricavate anche le aperture areoilluminanti, che prendono pure le forme di strette fasce verticali (di seguito si mostra la tavola dell’inserimento, e i fotorender, effettuati tramite l’ausilio di un drone). La riqualificazione del tratturo esistente faciliterà inoltre la raggiungibilità del torrente Dolo, favorendo la fruizione da parte di pescatori e turisti di un’area dal notevole valore paesaggistico e naturalistico. Analogamente, la centrale è stata progettata per essere “visitabile”, in modo da rendere possibile la fruizione anche da parte di scolaresche, ai fini di illustrare il funzionamento della centrale. Per quanto riguarda l’aspetto didattico, si prevede inoltre di collocare, lungo tutto lo sviluppo dell’impianto, appositi pannelli esplicativi delle caratteristiche tecniche delle opere.

Planimetria, prospetto e sezioni dell'inserimento paesaggistico della centrale

Planimetria, prospetto e sezioni dell’inserimento paesaggistico della centrale

Vista dal percorso di accesso

Vista dal percorso di accesso

Vista zenitale della nuova centrale

Vista zenitale della nuova centrale

La restituzione finale delle acque sfrutta la presenza, nelle vicinanze del sito, di un ramo secondario del torrente Dolo, attualmente in secca; il rilascio consentirà dunque di riattivare un elemento naturale già esistente, senza rendere necessaria l’introduzione di ulteriori manufatti, e rendendo possibile la formazione di un nuovo habitat fluviale.

Sistema di rilascio finale delle acque

Sistema di rilascio finale delle acque

Compatibilità geologica

Responsabile: Dott. Geol. Giampietro Mazzetti

Le opere in progetto non intercettano corpi di frana in attività, e solo limitatamente ad un tratto di monte si verifica una piccola interferenza con un’area cartografata come di frana quiescente; a supporto delle scelte progettuali è stata comunque effettuata una serie di indagini geologiche, volte a comprendere più a fondo al complessa geologia della zona, e a garantire la piena sicurezza delle opere nel lungo periodo. In particolare, sono state effettuate basi sismiche, con analisi MASW/Re.Mi e HVSR, lungo transetti significativi nei pressi dell’opera di presa, della centrale, e lungo il tracciato della condotta.

I risultati confermano la piena stabilità delle aree interessate dalle operazioni di scavo, con ottimi dati in relazione alla portanza dei terreni di fondazione della centrale; nelle zone a maggiore acclività sarà comunque predisposto un sistema di drenaggio a fondo scavo, in modo da evitare che la rpesenza della condotta induca interferenze con il deflusso naturale delle acque.

Effetti sugli ecosistemi

La realizzazione di una infrastruttura di questo tipo, con estensione territoriale in un territorio ambientalmente sensibile, e in particolar modo la derivazione di acqua da un corso d’acqua montano, potrebbe introdurre effetti negativi, allo studio dei quali è stato dedicato un notevole impegno. Gli aspetti maggiormente indagati sono i seguenti:

  • individuazione di un opportuno deflusso minimo vitale
  • effetti sugli ecosistemi acquatici del rio Rumale
  • effetti sugli habitat delle zone SIC/ZPS

Individuazione di un opportuno deflusso minimo vitale

Responsabili: Prof. Ing. Alberto Bizzarri, Dott. Vet. PierPaolo Gibertoni (Mediterranean Trout Research Group)

La quantità di acqua che è possibile derivae da un corso d’acqua senza ridurre la sua capacità di supportare un ecosistema ricco e ben strutturato è uno dei temi principali nella progettazione di un impianto idroelettrico ambientalmente sostenibile. A questo fine, è stato adottato un duplice livello di salvaguardia: da un lato si è individuato un Deflusso Minimo Vitale (DMV), ovvero la quantità di acqua minima necessaria a garantire la sopravvivenza dell’ecosistema acquatico, pari alla metà della portata naturale media del torrente, ovvero il valore più elevato previsto dalla normativa italiana vigente; inoltre viene proposta una modulazione della portata di deflusso, ovvero tale da rispettare le normali variazioni di portata caratteristici soprattutto di un torrente di montagna, assumendo il DMV come minimo nella variazione del deflusso. Il risultato è il diagramma seguente, nel quale viene paragonata la portata naturale nel corso dell’anno con quella derivata, e con quella lasciata defluire. Si nota come il sistema modulante proposto garantisca che nel torrente continuino a verificarsi piene sostanziose, necessarie a conservare i meccanismi di autopulizia dell’alveo. Inoltre, il DMV così alto determina che durante il periodo estivo, caratterizzato da forti riduzioni della portata, l’impianto rimanga fermo per circa quattro mesi, consentendo la piena salvaguardia dell’ecosistema.

Portate naturali, derivate e defluite nel corso di un anno medio

Portate naturali, derivate e defluite nel corso di un anno medio

Al fine di testare opportunamente questi input progettuali sul caso in esame è stato svolto uno studio ittiologico completo, basato sul metodo non invasivo dell’elettrocattura, che ha consentito di ricostruire distribuzione e struttura delle popolazioni ittiche del rio Rumale, composte esclusivamente dalla trota, del ceppo atlantico e mediterraneo (autoctono).

Studio ittiologico sulla popolazione di trote del rio Rumale

Studio ittiologico sulla popolazione di trote del rio Rumale

Lo studio ittiologico è parte integrante di un procedimento di indagine più complesso, che la ditta Becquerel Electric S.r.l. ha sviluppato per la prima volta in maniera sistematica a livello nazionale sui torrenti appenninici di alta quota, basato sul metodo MesoHabSim. Lo studio dei Mesohabitat implica il rilievo di tutte le nicchie ecosistemiche di cui si compone un corso d’acqua (pozze, raschi, cascatelle…) associato ad un rilievo della popolazione di ogni singola cella, effettuati su diversi livelli di portata; in questo modo è possibile comprendere come quella specifica popolazione (nel nostro caso, le trote) abitano il corso d’acqua enlle diverse stagioni, differenziandosi per sesso ed età. Da queste informazioni è possibile costruire delle così dette “curve di preferenza”, che consentono di individuare i livelli di deflusso stagionale compatibili con la specifica popolazione presente nel corso d’acqua.

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Metodologia di lavoro del modello MesoHabSim

Le indagini MesoHabSim svolte da Becquerel Electric sui torrenti reggiani, quali il rio Collagna, il rio Macchia e il Fosso delle Tie, hanno permesso di confermare la validità del DMV ipotizzato per Rio Rumale, con un minimo garantito pari alla metà della portata media del corso d’acqua, al punto da poter considerare questo valore non come un Deflusso Minimo Vitale, ma come un vero Deflusso Ecologico, ovvero tale non solo da garantire le condizioni minime per la sopravvivenza dell’ecosistema, ma anche quelle per una sua piena tutela nel lungo periodo.

Distribuzione degli habitat per portata 30 l/s e 180 l/s

Distribuzione degli habitat per portata 30 l/s e 180 l/s

Studio di preferenza della popolazione nelle diverse condizioni di portata

Analisi di preferenza della popolazione nelle diverse condizioni di portata

Da ultimo, al fine di confermare le ipotesi relative alle distribuzioni nell’arco dell’anno delle portate nel torrente, in assenza di dati in letteratura è stato installato un sistema di rilevazione composto dai seguenti strumenti:

un misuratore di portata sulla briglia subito a valle della derivazione. composto da un piezometro, che consentirà una lettura costante dei dati di portata;

Il misuratore di portata installato sul rio Rumale

una stazione nivo-termo-pluviometrica, installata nel bacino idrografico del rio Rumale, a una quota superiore a quella di derivazione.

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Dalla combinazione di queste letture verrà costruito un modello idrologico specifico del bacino del Rumale, sulla base del quale sarà possibile effettuare un migliore controllo, e giungere ad una ulteriore ottimizzazione dei parametri di progetto.

Effetti sugli ecosistemi acquatici

Responsabili: Dott. Amb. Gabriele Virgilli, Dott. Rossano Bolpagni, PhD, Dott. Alex Laini, PhD.

Al fine di comprendere a fondo l’ecosistema del rio Rumale è stato definito il seguente piano di indagini, svolte secondo la metodologia stabilita dal D.Lgs. 152/1999.

Piano dei monitoraggi ambientali previsti nelle fasi ante-operam, durante il cantiere, e post-operam

Piano dei monitoraggi ambientali previsti nelle fasi ante-operam, durante il cantiere, e post-operam

In particolare, sono stati calcolati gli indici LIM (Livello di Inquinamento da Macrodescrittori), volto a stabilire la qualità dell’acqua del torrente, IBE (Indice Biotico Esteso), volto a indagare la componente della microfauna del torrente (larve della fauna macrobentonica), e IFF (Indice di Funzionalità Fluviale), volto a definire la qualità ecologica complessiva del corso d’acqua.

tabelle per la valutazione degli indici LIM, IBE e IFF

tabelle per la valutazione degli indici LIM, IBE e IFF

Gli indici IBE e LIM si combinano dando luogo ad un indice complessivo, detto SECA (Stato Ecologico Equivalente del Corso d’Acqua); i valori delle campagne di monitoraggio ante-operam e il valore dell’indice SECA, che è risultato pari a buono in tutte le sezioni, sono riassunti nella tabella seguente

Valore dell'indice SECA del rio Rumale; stato: ante-operam

Valore dell’indice SECA del rio Rumale; stato: ante-operam

Come terzo elemento della campagna di monitoraggi è stato completato il rilievo del corso d’acqua dall’opera di presa alla foce, dal quale è risultata la seguente carta dell’indice IFF, con un punteggio complessivo di 211, ovvero pari ad un giudizio buono.

Carta della funzionalità fluviale del rio Rumale

Carta della funzionalità fluviale del rio Rumale

Infine, è stata svolto, d’intesa con il Comune di Villa-Minozzo, la stima degli appporti inquinanti derivanti dalla presenza di scarichi e attività esistenti lungo il rio Rumale, primo passo per la comprensione degli effetti della derivazione delle acque sui dati di qualità raccolti in precedenza. Si sono ricavati in particolare i seguenti valori di concentrazione relativi agli indici di BOD, azoto e fosforo, e alla loro proiezione nella futura fase operativa dell’impianto idroelettrico, che ha confermato la sua piena compatibilità.

Stima degli apporti inquinanti di origine antropica nelle acque del rio Rumale, e della variazione della loro diluizione ad impianto attivato

Stima degli apporti inquinanti di origine antropica nelle acque del rio Rumale, e della variazione della loro diluizione ad impianto attivato

Sulla base delle indagini svolte è stata effettuata una stima complessiva degli effetti dell’impianto idroelettrico sull’ecosistema del rio Rumale, secondo quanto previsto dal modello previsionale elaborato da Forneris (Forneris et al. 2007), e basato su una combinazione degli indici IBE, LIM, IFF, sullo studio ittiologico, sulla stima del carico di fosforo, e sul valore del DMV, secondo quanto illustrato nella tabella seguente.

fornerisRisulta un livello di impatto stimato pari a 2, “impatto basso o molto basso”, al quale corrisponde probabilità elevata di mantenere una situazione post-operam coerente con un valore dell’indice SECA = buono, e con un rischio limitato di vanificare il conseguimento degli obiettivi di qualità prefissati dalla legge. Tale stima sarà comunque oggetto di verifica operativa, tramite la prosecuzione nel tempo del programma di monitoraggio ambientale stabilito.

Effetti sugli habitat delle zone SIC/ZPS

Responsabile: Dott. Rossano Bolpagni, PhD.

E’ stato svolto uno studio completo degli effetti del progetto sugli habitat delle zone SIC/ZPS nel territorio di Civago, in particolare sul sito IT4030005 “Abetina Reale – Alta val Dolo”; sono stati individuati due habitat prioritari, HABITAT 9260* – Boschi a Castanea sativa, e  91E0* – Formazioni ripariali ad Alnion incanae. L’habitat del Castagneto, in riferimento al quale si osserva una maggiore interferenza con le opere di progetto, è stato oggetto di una caratterizzazione strutturale e composizionale, effettuata tramite quattro postazioni di rilievo fito-sociologico, allo scopo di indagare la composizione dell’ecosistema nella sua complessità, dal sostrato erbaceo a quello arbustivo fino a quello arboreo.

Habitat del Castagneto e dell'Alneto nella zona di Civago

Habitat del Castagneto e dell’Alneto nella zona di Civago

I rilievi effettuati nella zona soggetta all’intervento evidenziano la presenza di formazioni boscate in uno stato precario di conservazione. Tali formazioni presentano una volta poco compatta, la presenza di Ciliegi (apparentemente d’impianto) e altre essenze, tra cui il Cerro, e un rigoglioso sottobosco a dominanza di Pteridium aquilinum, graminacee, rovo e vitalba, segno di una evidente compromissione dello stato di conservazione connesso ad una corretta gestione del bosco. In tal senso, la realizzazione dell’impianto idroelettrico, parte dei cui introiti debbono essere investiti in opere di riqualificazione dell’ambiente interessato, potrebbe aprire la strada ad un recupero del bosco di castagno, che essendo specie di impianto, tende con l’abbandono a venire sostituita dal bosco autoctono, secondo una tendenza già evidenziata dallo studio sull’uso del suolo. In ogni caso, l’accurato progetto di cantierizzazione dell’opera, con scavi limitati e con l’utilizzo per la posa della condotta di opportuni mezzi di cantiere, quali il “ragno”, in grado di seguire i sentieri esistenti senza la necessità di aprire piste di cantiere nel bosco, porta ad escludere l’insorgenza di effetti negativi dell’opera su questo habitat.

Per quanto riguarda l’habitat ad Alneto, lo strato arboreo è dominato da A. incana, accompagnato solo sporadicamente da altre entità arboree: quali Acer platanoides, Ostrya carpinifolia, Corylus avellana e Fraxinus ornus. Nello strato arbustivo è da sottolineare la presenza di Salix eleagnos eleagnos, anche se non è possibile nel sito rilevare la presenza di una fascia ripariale autonoma a salici. Il sottobosco è ricco di specie erbacee; la relativamente scarsa rappresentatività delle specie di Galio-Urticetea indica un buono stato complessivo di conservazione della formazione. Le formazioni di  Alnion incanae del sistema Rumale-Dolo in analisi sono da ritenersi significative, ai fini conservazionistici, dato il buono stato complessivo di conservazione; ciò nonostante è da sottolineare la presenza non trascurabile di A. cordata che rappresenta un fattore di rischio per la conservazione locale di queste formazioni. Le formazioni ad Alneto sono interessate nel progetto solo dal rilascio finale delle acque di derivazione, che sfruttano un greto secondario del torrente Dolo, il quale attraversa la sua fascia riparia. In riferimento a questo, la presenza di una alimentazione costante non può che avere effetti positivi nel senso di mantenere attivo un corpo idrico  con tutte le ricadute di tipo ecosistemico che ne conseguono:
▪ il mantenimento di vegetazione a spiccato carattere idro-igrofilo
▪ il mantenimento  di  un ambiente maggiormente idoneo all’alimentazione  e riproduzione di anfibi, crostacei o pesci.

Nel complesso, lo Studio di Incidenza conclude che il progetto di impianto idroelettrico in esame determini una incidenza negativa (principalmente riscontrabile in fase di cantiere e quindi limitata nel tempo), ma non significativa sul  SIC-ZPS IT4030005 “Abetina Reale – Alta val Dolo”.

I sopralluoghi effettuati hanno portato all’individuazione di soli 26 esemplari arborei, in prevalenza castagni, ontani bianchi e saliconi, molti dei quali di piccole dimensioni o già in parte danneggiati dal fenomeno del vetro-ghiaccio dell’ultimo inverno, dei quali sarà necessaria l’asportazione durante la cantierizzazione dell’opera. L’impatto sul comparto boschivo si può dunque ritenere trascurabile.

Proposta di azionariato diffuso

Responsabile: Ing. Giacomo Bizzarri

Al fine di rafforzare il senso di appartenenza della centrale idroelettrica alla comunità locale, e di consentire una più ampia ricaduta locale dei benefici eonomici del progetto, visto anche lo spirito di collaborazione e fiducia instautarosi con gli abitanti del luogo, Becquerel Electric ha intrapreso la strada della costruzionedi un modello di business finalizzato alla realizzazione di una collective self-organized plant (CSOP), ovvero di un consorzio di cittadini costituito intorno ad una società veicolo per la gestione di un impianto per la produzione di energia elettrica o termica. Il progetto rientra in tal modo sia nel programma europeo Proficient, volto ad individuare strategie per la co-abitazione e la co-produzione di energia, finalizzata alla creazione di nuove opportunità per le piccole e medie imprese, sia negli indirizzi politici della Regione Emilia Romagna, la quale raccomanda agli Enti Comunali di promuovere lo sviluppo di sistemi a  basso impatto ambientale, realizzando direttamente o facendo realizzare, anche a mezzo di terzi, piattaforme tecnologiche “collettive”, sotto forma, ad esempio, di impianti alimentati da fonti rinnovabili.

Progetto di "collective self-organized plant"; fase 1: suddivisione delle quote tra soci sponsor e finanziatori dell'impresa; fase 2: collocamento pubblico delle quote necessarie al finanziamento dell'opera

Progetto di “collective self-organized plant”; fase 1: suddivisione delle quote tra soci sponsor e finanziatori del progetto; fase 2: collocamento pubblico delle quote necessarie al finanziamento dell’opera

Il progetto si compone di due fasi; la prima fase, di progettazione e autorizzazione, prevede la rpesenza di uno sponsor, che finanzi gli elevati costi di sviluppo del progetto, assumendosi gran parte del rischio di impresa relativo all’ottenimento delle autorizzazioni; la seconda fase, che prende avvio ad autorizzazione ottenuta, vede innanzitutto la costruzione di un piano finanziario asseverato da una banca partner, sulla base del quale seguirà l’attivazione del CSOP, sotto forma di un collocamento pubblico di una percentuale del capitale sociale che potrà arrivare fino al massimo del 49% (questo limite è necessario al fine di garantire che la governance rimanga affidata in maggioranza ai partner tecnici). I nuovi soci finanziatori saranno prioritariamente individuati a livello locale, tra cittadini, professionisti o imprese magari già coinvolte nella progettazione e autorizzazione dell’opera, e successivamente ampliando lo spettro, fino al collocamento della massima quota di capitale. Il successo della sottoscrizione pubblica potrebbe comportare anche la possibilità di non coinvolgere la banca partner nel finanziamento dell’opera, abbattendo in tal modo gli oneri finanziari dell’intervento.

Un nuovo modello di sviluppo locale

L’insieme delle soluzioni adottate nello sviluppo del “progetto pilota” dell’impianto idroelettrico sul Rio Rumale non si limita a definire uno standard di eccellenza nella progettazione di impianti ad energia rinnovabile in aree ecologicamente sensibili; ambisce a definire i caratteri di un nuovo modello di sviluppo locale, affidato allo sfruttamento sostenibile delle risorse disponibili sul territorio (acqua, vento, legname), nell’ottica di un coinvolgimento diretto delle reti professionali e imprenditoriali presenti sul territorio, nelle fasi di progettazione, decisione, realizzazione e quindi di gestione degli impianti. In tal modo, alle ricadute eonomiche positive derivanti dalla presenza di share-holders locali si accompagnano positive ricadute sociali, che derivano dalla necessità di innescare processi collaborativi, e nuove forme di infrastrutturazione, uso, gestione, manutenzione, fruizione e controllo del territorio, che sappiano sostituire le forme antiche, dal cui abbandono è derivato gran parte del declino di queste comunità.

Un attrezzo dinamico

Attrezzo per la pratica fisica “Movenze® Movement Training”

Ideatrice e coordinatrice: Ilaria Malvezzi (Creator of Movenze®)
Design e sviluppo: Pietro Malvezzi (Industrial Designer)
Concept and engineering: Roberto Malvezzi (PhD in Civil Engineering)
Cronologia: primo prototipo: 2010; brevetto internazionale: 2013; produzione (prevista): 2014

Dynamic Free Weight

Ilaria ha lavorato tutta la vita nel mondo del movimento corporeo, dapprima come danzatrice professionista classica e contemporanea, e poi come terapista dei massaggi, e poi come studentessa di fisiologia del movimento, e poi come personal trainer, nel cui abito ha potuto approfondire tutte le più interessanti tecniche di allenamento oggi disponibili, e poi come madre, come lei tiene tanto a dire, e infine, anche come attrice di teatro.

MOVENZE® è la sintesi delle sue ricerche sul corpo umano; una pratica fisica che persegue l’allenamento del corpo attraverso il movement training, ovvero l’allenamento dei movimenti, e attraverso l’allenamento dei movimenti, persegue il risveglio della natura profonda dell’essere umano nel suo equilibrio con il mondo. Per dirla con le sue parole:

MOVENZE is a strengthening and conditioning class performed bare-foot that focuses on core, flexibility, mobility, stability, balance and posture. Through each MOVENZE session, the trainee will challenge his/her neuromuscular system by exploring different muscle actions, combinations and lines. Between each sequence of movements, interphases of stretching, balance and stabilization contribute to the creation of an overall choreographic and dynamic class experience. Indicated for all levels, ages, gender and personal training goals, MOVENZE will help you reveal your uniqueness and originality through movements.

Per dirla con i suoi gesti, riporto un promo girato questa estate nell’Appennino reggiano:

Dopo uno sviluppo di tre anni condotto da un originale gruppo di progettazione composto da tre cugini, è nata la nuova dynamic free weight, un attrezzo concepito esplicitamente per il marchio MOVENZE® e ottimizzato per la pratica del movement training.

L’attrezzo può considerarsi una innovazione dei tradizionali pesi da palestra, resa necessaria dal passaggio da una pratica di allenamento di tipo “statico” ad una di tipo “dinamico”; in particolare, lo sviluppo ha perseguito una attenta calibrazione dei momenti di inerzia di massa attraverso uno studio cinematico e dinamico dei movimenti del corpo, con il fine di ridurre la torsione sulle articolazioni più sollecitate dall’utilizzo del peso, e per facilitare le ampie rotazioni degli arti. Caratteristiche salienti del progetto sono:

  • una forte riduzione delle sollecitazioni sulle articolazioni del polso e del gomito rispetto al peso tradizionale;
  • dimensioni contenute, derivanti dal concetto di glove-weight, o “peso a guanto”, che minimizzano la possibilità di contatto tra l’attrezzo e il corpo;
  • possibilità di effettuare appoggi e flessioni continuando ad impugnare l’attrezzo sia in modo frontale che di piatto;
  • perfetta simmetria dell’oggetto rispetto alle direttrici sopra-sotto e destra-sinistra;
  • stabilità dell’impugnatura (il centro di massa coincide con il suo centro geometrico);
  • raffinato studio ergonomico, finalizzato a mantenere il perfetto allineamento dello strumento con l’asse dell’avambraccio nelle diverse modalità d’impiego;
  • rivestimento in gomma antiscivolo.

Il Dynamic Free Wieight sarà proposto in una gamma da 5, 10 e 15 libbre, differenziate l’una dall’altra per il colore del rivestimento (nelle immagini presentate in questa pagina, il modello da 5 libbre). L’entrata in produzione è prevista per il 2014 (pre-sale phase).

Dynamic Free Weight

a Den Haag / L’Aia

Tra il 2007 e il 2009 ho vissuto e lavorato a L’Aia, presso il locale studio di architettura Geurst&Schulze architecten, prima come stagista e borsista Leonardo, e in seguito come assistente progettista; in Olanda ho potuto approfondire i temi della progettazione architettonica e urbana, con riferimento a interventi sulla piccola e media scala, al masterplanning, alla riqualificazione urbanistica, e con una proficua escursione nel disegno di edifici scolastici, in cui lo studio era specializzato. Di seguito una rassegna di alcuni progetti su cui ho potuto collaborare, inizialmente come disegnatore e poi come progettista, così come hanno voluto ricordare i miei colleghi nel papiro dei saluti finali!

in poche immagini, due anni e più di vita olandese!

due anni olandesi, in poche immagini!

Nonantola – frammenti di un discorso. Progetto per il concorso “Una nuova vivibilità per il centro di Nonantola” – II grado del concorso

Ente banditore: Comune di Nonantola (Modena), sulla base del bando regionale  ex Dgr 858/2011 “Concorsi di architettura per la riqualificazione urbana”
Gruppo di lavoro: Arch. Roberto Malvezzi (capogruppo), Arch. Stefano Diacci, Arch. Luca Filippi, Ing. Luca Reverberi, Ing. Giancarlo Spaggiari; Dott. Agr. Federico Diacci
Cronologia: consegna dei progetti: 19 aprile 2013
Esito della II fase: 4° posto
Esito della procedura regionale: progetto vincitore non finanziato
Link al progetto pubblicato sul sito di Europaconcorsi

La seconda fase del concorso di Nonantola si chiude con la redazione di un progetto preliminare, che sintetizza un percorso progettuale lungo un anno, trascorso in compagnia della colta cittadina di provincia, e impreziosito da un laboratorio di urbanistica partecipata che ha contribuito ad elevare la nostra consapevolezza delle problematiche, delle esigenze e della sensibilità culturale di quel paese, ma anche, delle potenzialità del progetto elaborato durante la prima fase.

Progetto che è rimasto sostanzialmente invariato in tutti i suoi presupposti strutturali, e anche poetici, rispetto alla prima fase concorsuale, alla quale si rimanda per una definizione generale delle strategie di intervento, e che ha trovato nel salto di scala del proegtto preliminare l’opportunità per una loro maggiore definizione. Così, i tre assi di mobilità sostenibile trasversali alla città su cui si incardinava la proposta strategica, ovvero l’asse naturalistico, l’asse di pietra e l’asse alberato, definiti rispettivamente la Spina Verde, via della Partecipazione, e il Boulevard, acquisiscono connotati sempre più chiari e specifici, conducendo l’impalcato progettuale a delineare una fitta rete di corrispondenze e ricami, sui quali si è giocata la scommessa di una nuova densità di significati urbani (per un confronto diretto tra lo stato di progetto e lo stato di fatto, può risultare assai utile una navigazione con Google maps e Street view)

Vista generale del piano

Vista generale del progetto

Ampio sviluppo è stato dato alle dinamiche spaziali dei tre ambiti di progetto, fondate sul tema della fluidità dello spazio-forma quale matrice di corrispondenza di percorsi e funzioni. Nel progetto gli spazi proseguendo si trasformano, divenendo ora piazza ora percorso, ora luogo di sosta ora incrocio, ora ingresso ora scorcio, cercando di recuperare in tal modo il valore della scoperta e della curiosità, che costituiscono la matrice fondamentale di tanta parte dei nuclei storici del nostro paese, Nonantola compresa. Per dirla con de Carlo, i tre ambiti svolgono il ruolo di “condensatori urbani” in grado di concretizzare l’obiettivo strategico di ricollegare il centro con la periferia circostante, attraverso la creazione di “nuovi luoghi” caratterizzati da programmi funzionali complessi, specifici  e integrati, e da soluzioni formali ispirate ai criteri di semplicità, articolazione, riconoscibilità, innovazione e continuità con il paesaggio storico.

Altro elemento di attenzione è stato quello della definizione di un linguaggio semantico omogeneo, che ha reinterpretato le dinamiche sopra descritte in una chiave moderna; così l’ambito 1, quello posto all’ingresso del centro, si arricchisce di piccole “stanze” lastricate, che distribuite lungo l’asse naturalistico, introducono nella rarefazione del verde la varietà e le proporzioni di spazi caratteristici di un centro urbano.

Ambito di progetto n. 1

Ambito di progetto n. 1

L’ambito 2, quello prospiciente alla Abbazia, guadagna un assetto semi-monumentale, nel quale le cortine di verde alberato allineate lungo i fronti strada descrivono uno spazio di ampie proporzioni, nel quale l’introduzione di una piazza/campo di forma triangolare disegna un percorso privilegiato che, tagliando l’ampio spazio, veicola i flussi pedonali a una lenta scoperta del monumento.

Da ultimo, l’ambito 3, circostante la torre dei Bolognesi, si reinventa con una nuova piazza immersa in un giardino monumentale popolato di funzioni ricreative agresti, di cui la torre è epicentro e faro; la nuova piazza, che si protende nello spazio intorno con una ragnatela ben calibrata di percorsi, eredita le storie della balera di paese che in passato aveva sede in questo luogo, e le rielabora proponendosi come pertinenza all’aperto della nuova biblioteca pubblica, una istituzione vivace e intraprendente, di cui viene studiato il trasferimento al piano terra del palazzo comunale.

Ambiti di progetto n. 2 e 3

Ambiti di progetto n. 2 e 3

Notevole impegno è stato quindi profuso nella definizione di una bozza di piano del traffico, che introducendo un sistema di sensi unici, si propone di recuperare superfici stradali lungo le quali innestare i nuovi assi di mobilità sostenibile, e di convogliare i relativi flussi pedonali, ciclabili e veicolari verso le aree della città (vecchie e nuove piazze, zone commerciali, altre polarità strategiche) su cui si intende esercitare maggiore stimolo.

Grande cura è stata inoltre posta nel progetto del verde, declinato quale elemento discreto ma cardinale della nuova configurazione urbana, e nella elaborazione di una strategia di illuminazione notturna, a cui viene affidata la costruzione di una versione della città, caratterizzata da un differente sistema di rapporti tra patrimonio storico-monumentale e tessuto urbano ordinario, incentrato sulla sottolineatura delle nuove gerarchie di segni, percorsi e spazi introdotti dal piano.

Primo stralcio di attuazione, studi di illuminazione e dettagli pavimentali

Primo stralcio di attuazione, studi di illuminazione e dettagli pavimentali

Completa il progetto una analisi dei benefici socio-economici del piano, svolta in riferimento non solo alle ricadute economiche nel medio-lungo periodo indotte dalla sua realizzazione, ma soprattutto, alla valorizzazione di quei beni immateriali legati alla qualità della vita nei suoi molteplici aspetti, nei cui confronti il piano si propone come elemento di stimolo.

Qui potete scaricare la Relazione tecnico-illustrativa del progetto per Nonantola.

Piccoli impianti idroelettrici

Nell’ambito della collaborazione con Becquerel Electric S.r.l. ho ricoperto per quasi due anni il ruolo di project manager nello sviluppo di alcune iniziative nel settore del piccolo idroelettrico (potenza max. 1 MW); obiettivo della azienda è quello di realizzare impianti caratterizzati da un elevato livello di compatibilità ambientale e paesaggistica, tracciando le coordinate di uno “stato dell’arte” a livello regionale e non solo, per questa tecnologia di produzione di energia pulita. Collaborando con un team di ingegneri civili, idraulici, ambientali, e di architetti, ho svolto una azione di coordinamento e sviluppo delle attività tecniche concentrata soprattutto sui seguenti punti di interesse:

  • ottimizzazione delle soluzioni tecniche, al fine di migliorare la loro efficienza rispetto alla tutela dell’ambiente, e il loro inserimento ambientale e paesaggistico;
  • progettazione architettonica delle opere;
  • sviluppo di interventi di ingegneria naturalistica e, più in generale, di miglioramento della qualità ambientale dei contesti di intervento;
  • Studi di Impatto Ambientale e Studi di Incidenza;
  • coordinamento delle indagini specialistiche poste a fondamento dei progetti, con particolare riferimento al contesto geologico e idrologico, agli ecosistemi fluviali e forestali, e al sistema insediativo antropico;
  • coordinamento delle attività di monitoraggio, misurazione e indagine, sul campo e in laboratorio, al fine di disporre di una base di dati sperimentali sulla quale sviluppare progetti caratterizzati da una elevata compatibilità ambientale;
  • ricerca di soluzioni tecnologiche innovative, capaci di garantire gli elevati requisiti di qualità e di sicurezza richiesti dal progetto;
  • gestione dei rapporti con gli Enti pubblici coinvolti nei processi autorizzativi;
  • gestione dei rapporti con le popolazioni locali, al fine di garantire la massima trasparenza alle iniziative, anche al fine di sviluppare percorsi di coinvolgimento di investitori locali nella realizzazione e gestione degli impianti.

Di seguito riporto le immagini degli edifici di Centrale di alcuni impianti idroelettrici, sviluppati sia nel nord che nel sud Italia, i quali costituiscono gli unici manufatti fuori-terra di questi impianti, che per il resto risultano quasi integralmente interrati.

Il progetto delle Centrali ha seguito l’indirizzo generale di cercare un recupero dei materiali, delle tipologie e delle proporzioni caratteristiche dei diversi contesti, senza condurre a un gesto puramente mimetico, ma evidenziando invece attraverso le scelte compositive la presenza di una “funzione”, quella della “piccola centrale idroelettrica compatibile”, che costituisce un elemento innovativo in tutti i territori nei quali siamo intervenuti.

Nel progetto IE14 l’edificio, posizionato non distante da una zona abitata,  è stato disegnato con copertura piana e rivestimento in mattone faccia a vista; nel progetto IE27, dove era previsto l’inserimento in un contesto insediativo caratterizzato da aree agricole di lungo fiume, con presenza di caseggiati rurali storici, si è scelto di ricorrere a un tipo edilizio astratto, rivestendolo con lamiera brunita; ancora, nei progetti IE03, IE04, e IE21, situati in zone ad elevata valenza naturalistica e paesaggistica, si è recuperata la tradizione locale della pietra e del legno privilegiando l’utilizzo di quest’ultimo, in modo da richiamare una funzione “debole”, o di servizio, non connessa alla residenza, e potenzialmente reversibile.