Archivi categoria: Energie rinnovabili

Un Progetto Pilota

Progetto: Impianto idroelettrico “Rio Rumale” sul Rio Rumale
Localizzazione: Civago, in Comune di Villa-Minozzo (Reggio Emilia)
Proponente: Becquerel Electric S.r.l., Reggio Emilia
Dati tecnici: salto lordo: 159 m; sviluppo condotta: 1000 m; portata media del corso d’acqua: 165 l/s; deflusso minimo garantito: 83 l/s; potenza di picco: 460 KW; produzione annua: 710 MWh
Il mio ruolo: coordinatore delle attività tecniche, progettazione architettonica e dell’inserimento paesaggistico, sviluppo della variante progettuale, studio di impatto ambientale, gestione dell’iter autorizzativo, dei rapporti con gli enti e con la comunità locale.
Gruppo di lavoro:
Prof. Ing. Alberto Bizzarri (responsabile della progettazione); Ing. Giacomo Bizzarri, Ing. Angelo Zanotti  (progettazione); Arch. Roberto Malvezzi (coordinatore delle attività tecniche); Ing. Andrea Valeriani (sviluppo, cantierizzazione e sicurezza); Ing. Luca Galletti, Ing. Matteo Cantagalli (opere civili); Arch. Luciano Serchia (inserimento paesaggistico); Arch. Ophelia Schiatti (progettazione architettonica); Arch. Marta Mangiarotti, Arch. Guido Bonatti (analisi territoriale e paesistica); Ing. Leonardo Fumelli (progetto di elettrodotto); Geom. Davide Finamore, Geom. Donato Rato (rilievo topografico); Dott. Geol. Giampietro Mazzetti, Dott. Geol. Stefano Gilli, Dott. Geol. Patrizia Tincani (geologia); Ing. Emanuele Morlini (acuistica); Dott. Vet. Pierparolo Gibertoni (studio ittiologico e dei mesohabitat); Dott. Amb. Gabriele Virgilli, Dott. Amb. Alessio Ravera, Dott. Amb. Adelia Sabatino (analisi ambientali); Dott. For. Enrico Bertoluzza (analisi forestale); Dott. Rossano Bolpagni, PhD (studio di incidenza); Dott. Alex Laini, PhD, Dott. Erica Racchetti, PhD (analisi qualità delle acque); Ing. Gabriele Gaspari (strutture).
Cronologia:
presentazione del progetto: luglio 2011; avvio della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale: settembre 2011; prima conferenza dei servizi: giugno 2012; presentazione integrazioni progettuali: febbraio 2013; seconda conferenza dei servizi: aprile 2013; presentazione variante progettuale: ottobre 2013; terza conferenza dei servizi; novembre 2013; quarta conferenza dei servizi: febbraio 2014; quinta conferenza dei servizi: marzo 2014; conferenza dei servizi conclusiva: aprile 2014.
Copyright: Becquerel Electric S.r.l.

Descrizione del progetto

Il progetto di valorizzazione idroelettrica del corso d’acqua del rio Rumale, presso il paese di Civago, in Comune di Villa Minozzo a Reggio Emilia, ha acquisito col tempo il ruolo di “progetto pilota” per la sperimentazione di un modello avanzato e innovativo di produzione di energia da fonte rinnovabile. Lo spirito di collaborazione istituito con gli enti convocati alla conferenza dei servizi (tra i quali figurano Regione, Provincia, Comune, Comunità Montana, Soprintendenza ai beni Architettonici e Paeseaggistici, Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, Arpa, Ausl, ecc.), il supporto di professionisti del posto, profondi conoscitori del territorio e delle sue caratteristiche, il coinvolgimento della popolazione locale in un clima di trasparenza e di partecipazione allo sviluppo progettuale, hanno consentito di impostare un processo di progressivo miglioramento del progetto, individuando soluzioni in affinamento di quanto già previsto, o nuove soluzioni in variante, spesso scaturite da suggerimenti di persone del posto, e fondate su specifici approfondimenti di indagine, e sulla ricerca del più ampio consenso possibile. Inoltre, il progetto è inserito nel programma europeo Proficient, finalizzato alla implementazione di strategie di co-abitazione e co-produzione energetica, quale strumento di creazione di nuove opportunità per la piccola e media impresa.

Il risultato è stata la maturazione di una volontà condivisa di fare di questo progetto un “progetto pilota” per la definizione di standard qualitativi di eccellenza sia per quanto riguarda gli aspetti progettuali e paesaggistici, che per quelli ambientali e socio-economici, con l’obiettivo di definire una metodologia di intervento capace di garantire la piena sostenibilità allo sviluppo della produzione di energia da fonte rinnovabile in zone naturalisticamente sensibili.

Il progetto riguarda un impianto della tipologia con alto salto geodetico e piccola portata derivata, da installare sul Rio Rumale, un affluente di sinistra del torrente Dolo, nell’Appennino Reggiano, e prevede un’opera di derivazione delle acque da realizzarsi presso la briglia esistente, una condotta in pressione, e una centrale di produzione di energia, con utilizzo di una turbina tipo “Pelton”, con rilascio delle acque nel torrente Dolo, a poca distanza dalla foce naturale del Rumale.

Planimetria del progetto

Planimetria del progetto; in campitura, le zone SIC/ZPS del territorio di Civago

Le caratteristiche salienti del progetto sono le seguenti:

  • completo interramento della condotta in pressione
  • completa integrazione dell’opera di presa nella briglia esistente, senza manufatti visibili;
  • completo interramento dell’elettrodotto di connessione alla rete di media tensione.

Di seguito si presenta una serie fotografica con il tracciato della condotta in pressione, dall’opera di presa fino alla centrale; come si osserva, tale tracciato ricalca in grande parte percorsi già esistenti, come strade, sentieri e tratturi, limitando fortemente i segni del cantiere sul territorio.

La volontà condivisa di fare di questo progetto un “progetto pilota” per la definizione di standard ambientali e progettuali di elevato livello qualitativo ha comportato in particolare lo sviluppo dei seguenti approfondimenti tematici:

  • analisi territoriale paesistica
  • inserimento paesaggistico
  • compatibilità geologica
  • effetti sugli ecosistemi
  • proposta di azionariato diffuso

Analisi territoriale paesistica

Responsabili: Arch. Guido Bonatti, Arch. Marta Mangiarotti

Il territorio di insediamento del progetto appartiene all’ambito dell’alta montagna reggiana, caratterizzato da ampie estensioni di elevato interesse naturalistico, inframmezzate da aree con marcate caratteristiche di antropizzazione. L’ambito di Civago, in particolare, si situa in un territorio particolarmente ricco di aree protette, quali i vasti siti SIC/ZPS, nonchè il parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, nel quale si inserisce come un capisaldo della cultura insediativa dell’alta montagna, favorito dai dolci pendii esposti a sud, e della abbondante presenza di acqua.

Analisi del territorio di Civago, letto dal punto di vista dei suoi elementi di rilievo paesaggistico, e della sua struttura geo-morfologica

Analisi del territorio di Civago, letto dal punto di vista dei suoi elementi di rilievo paesaggistico, e della sua struttura geo-morfologica

L’analisi del territorio è partita proprio dall’esigenza di leggere il grado di antropizzazione attuale, anche alla luce della storia insediativa che è possibile ricostruire. A tal fine è stata svolta una indagine sugli andamenti dell’uso del suolo, riscontrabili nella cartografia storica messa a disposzione dalla Regione Emilia Romagna.

Come si può verificare nella tabella seguente, ne deriva un quadro caratterizzato da un forte dinamismo, con una spiccata tendenza alla rinaturalizzazione delle ampie superfici agricole oggi abbandonate in seguito all’alterazione profonda delle strutture sociali ed economiche del territorio. Tale andamento rispecchia direttamente le dinamiche demografiche, che in tutto l’Apennino Reggiano mostrano una forte flessione accompagnata a una riduzione delle attività economiche, aprendo ad uno scenario di spopolamento e depauperazione, che comporterà in futuro costi sempre più alti per la gestione delle infrastrutture e dei servizi, nonchè per la manutenzione del territorio.

Tabella riassuntiva dell'andamento storico dell'uso del suolo nel territorio di Civago

Tabella riassuntiva dell’andamento storico dell’uso del suolo nel territorio di Civago

All’interno di questo processo, è stata quindi svolta una indagine micro-paesistica, volta ad individuare le tessere minute del mosaico insediativo, e di analizzarle nella interazione tra elementi naturali e antropici che le caratterizza. In coerenza con il livello di analisi precedente, risulta un quadro fortemente influenzato dalla presenza delle attività dell’uomo sul paesaggio; in particolare, si registrano ampie estensioni di coltivi abbandonati, che danno origine oggi a quel “paesaggio dell’abbandono” ibridato tra segni evidenti della passata gestione agricola, e dei nuovi processi evolutivi naturali; di questo paesaggio fanno anche parte i castagneti da frutto, un tempo elemento principe delle coltivazioni di alta montagna; si sono rilevate anche le infrastrutture per la tutela idro-geologica, consistenti in un elevato numero di opere di imbrigliamento e difese spondali che caratterizzano il corso del rio Rumale e del torrente Dolo. Si è verificata anche la presenza di un diffuso sistema infrasttrutturale, fatto di strade, percorsi, sentieri e reti elettriche, che innervano il territorio di segni facilmente riconoscibili, che alterano la continuità percettiva degli elementi naturali. Da ultimo, si è analizzata anche la presenza del sistema insediativo, che dal nucleo più denso e compatto di Civago si allarga in una serie di estensioni sfrangiate strettamente intrecciate con il contesto naturale che le circonda. Di seguito si presenta il rilievo fotografico delle tessere paesistiche individuate.

Nella carta tematica seguente si presenta invece la loro perimetrazione, seguita da una lettura dei contenuti a prevalenza antropica (in rosa) o naturalistica (in verde) del territorio di Civago. Risulta evidente che ancora oggi il territorio è caratterizzato da un elevato grado di antropizzazione, attuata in prevalenza attraverso la progettazione ed il controllo degli elementi naturali presenti realizzato tramite un capillare processo di infrastrutturazione e di trasformazione.

Carta dell'antopizzazione del territorio di Civago

Carta dell’antopizzazione del territorio di Civago

Da ultimo, è stata svolta una indagine sulla intervisibilità dell’impianto idroelettrico, ovvero sul livello di interrelazione visiva rispetto agli altri elementi di rilievo paesaggistico. Risulta un livello di interferenza estremamente modesto, garantito dal completo interramento dei manufatti principali, e dalla presenza di ampie superfici di verde alto fusto.

Studio di intervisibilità del nuovo impianto idroelttrico

Studio di intervisibilità del nuovo impianto idroelttrico

Inserimento paesaggistico

Responsabili: Arch. Lucano Serchia, Arch. Roberto Malvezzi, Arch. Ophelia Schatti

Il progetto di inserimento paesaggistico si è avvalso delle analisi su scala territoriale, al fine di individuare gli elementi strutturanti ed invarianti del paesaggio in relazione ai quali intervenire in una direzione fortemente conservativa; in particolare, grazie alla multi-disciplinarietà del gruppo di lavoro ed alla stretta collaborazione tra le competenze al suo interno, si è perseguita una localizzazione delle opere civili ed una rimodulazione del loro aspetto formale, all’interno di un progetto fortemente sinergico di inserimento nel contesto esistente. I principali punti di attenzione sono stati i seguenti:

  • manufatti dell’opera di presa
  • posa della condotta di derivazione
  • centrale di produzione e restituzione finale delle acque

L’opera di presa

Il dissabbiatore visto dalla strada per Ronfrapane

Il dissabbiatore visto dalla strada per Ronfrapane

L’opera di presa si compone di un’opera di captazione delle acque, e da una vasca di decantazione, volta ad evitare che ghiaie e sabbie entrino nella condotta in pressione. In particolare, si è deciso l’impiego, come opera di captazione, di una griglia fine autopulente “tipo Coanda” collocata su di una briglia esistente, e integrata con una griglia grossolana di protezione; la griglia fine funzionerà come vaglio preliminare per i materiali trasportati dal torrente, e anche come presidio di sicurezza per gli esseri viventi che popolano le sue acque.

 

La vasca di decantazione risulta completamente interrata, ad eccezione delle griglie di ispezione, in riferimento alle quali è stato svolto un minuzioso lavoro di riduzione della superficie necessaria. Il progetto di tale elemento ha inteso da un lato rendere evidente il nuovo inserimento, separandolo dal contesto, anche ai fini della sicurezza dei manufatti, e al tempo stesso integrarlo nel sistema dei segni paesistici locali. La soluzione individuata è stata quella di un piccolo muretto di contenimento in pietra, erede degli estesi sistemi di muretti a secco presenti sui pendii o lungo i sentieri, che ritaglia la superficie di inserimento sopraelevandola leggermente dallo spiazzo esistente. Si propone anche l’inserimento di un guard-rail in legno ed acciaio, in sostituzione di quello esistente sul ponte, che prolungandosi consentirà di ricucire il ponte con il nuovo muretto. Alla base dei manufatti verrà realizzata una massicciata di protezione spondale completamente rinverdita, che servirà a risolvere un problema esistente di erosione localizzata; in tal modo, il nuovo muretto sembrerà circoscrivere come in una parentesi i nuovi manufatti, immergendoli in un verde giardino.

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Planimetria e sezioni dell’opera di presa

 

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Il dissabbiatore, visto dalla strada per Civago

La condotta di derivazione

Lo sviluppo della condotta interessa diversi ambiti di posa, per i quali sono stati studiati appositi sistemi volti a minimizzare l’impatto del cantiere; in particolare, di intesa con ditte specializzate del territorio, con i geologi e con gli esperti forestali e botanici, sono state studiate sezioni di posa in grado di consentire una cantierabilità dell’intervento anche nelle aree con presenza di vegetazione, come nei castagneti attraversati dai sentieri, ricorrendo all’impiego di macchinari specialistici, come “il ragno”, e all’adozione diffusa di tecniche di ingegneria naturalistica, sia al fine di ridurre gli impatti diretti, sia al fine di consentire il completo ripristino e la rinaturalizzazione dei luoghi interessati.

Sezioni di scavo e soluzioni di ingegneria naturalistica

Sezioni di scavo e soluzioni di ingegneria naturalistica

La centrale di produzione

Vista a volo d'uccello dell'inserimeno paesaggistico della centrale

Vista a volo d’uccello dell’inserimeno paesaggistico della centrale

La centrale si inserisce al termine di un tratturo esistente che discende da Civago verso il Dolo, attualmente impiegato dai taglialegna del paese, e che verrà riadattato a strada sterrata, impiegata per garantire l’accessibilità all’edificio; l’area prescelta è una radura pianeggiante, presso la quale il tratturo si esaurisce, fiancheggiata a monte da un versante alquanto scoseso, e a valle da un terrazzo fluviale coperto di vegetazione ad alto fusto. Il progetto persegue l’ottica di ridurre il più possibile la superficie del nuovo edificio, in modo da ridurre drasticamente anche l’area necessaria ala sua cantierizzazione, e da consentire un adeguato inserimento nella minuta morfologia del sito. Si è pertanto scelto di interrare l’edificio nel versante, in modo che l’unico elemento visibile rimanesse la sua facciata; la quale è stata trattata come un nastro di pietra fluido, in armonia con le linee di pendenza dell’area, che nasce e svanisce dal versante medesimo. Tale nastro è delineato in alto da una scossalina di metallo brunito che lo lega, mentre le aperture assumono i connotati di fasce verticali di legno, nelle quali sono nascosti il portone della centrale, gli accessi ai vani Enel e le griglie di areazione, mascherate dalla trama dell’assito ligneo. In questo gioco vengono ricavate anche le aperture areoilluminanti, che prendono pure le forme di strette fasce verticali (di seguito si mostra la tavola dell’inserimento, e i fotorender, effettuati tramite l’ausilio di un drone). La riqualificazione del tratturo esistente faciliterà inoltre la raggiungibilità del torrente Dolo, favorendo la fruizione da parte di pescatori e turisti di un’area dal notevole valore paesaggistico e naturalistico. Analogamente, la centrale è stata progettata per essere “visitabile”, in modo da rendere possibile la fruizione anche da parte di scolaresche, ai fini di illustrare il funzionamento della centrale. Per quanto riguarda l’aspetto didattico, si prevede inoltre di collocare, lungo tutto lo sviluppo dell’impianto, appositi pannelli esplicativi delle caratteristiche tecniche delle opere.

Planimetria, prospetto e sezioni dell'inserimento paesaggistico della centrale

Planimetria, prospetto e sezioni dell’inserimento paesaggistico della centrale

Vista dal percorso di accesso

Vista dal percorso di accesso

Vista zenitale della nuova centrale

Vista zenitale della nuova centrale

La restituzione finale delle acque sfrutta la presenza, nelle vicinanze del sito, di un ramo secondario del torrente Dolo, attualmente in secca; il rilascio consentirà dunque di riattivare un elemento naturale già esistente, senza rendere necessaria l’introduzione di ulteriori manufatti, e rendendo possibile la formazione di un nuovo habitat fluviale.

Sistema di rilascio finale delle acque

Sistema di rilascio finale delle acque

Compatibilità geologica

Responsabile: Dott. Geol. Giampietro Mazzetti

Le opere in progetto non intercettano corpi di frana in attività, e solo limitatamente ad un tratto di monte si verifica una piccola interferenza con un’area cartografata come di frana quiescente; a supporto delle scelte progettuali è stata comunque effettuata una serie di indagini geologiche, volte a comprendere più a fondo al complessa geologia della zona, e a garantire la piena sicurezza delle opere nel lungo periodo. In particolare, sono state effettuate basi sismiche, con analisi MASW/Re.Mi e HVSR, lungo transetti significativi nei pressi dell’opera di presa, della centrale, e lungo il tracciato della condotta.

I risultati confermano la piena stabilità delle aree interessate dalle operazioni di scavo, con ottimi dati in relazione alla portanza dei terreni di fondazione della centrale; nelle zone a maggiore acclività sarà comunque predisposto un sistema di drenaggio a fondo scavo, in modo da evitare che la rpesenza della condotta induca interferenze con il deflusso naturale delle acque.

Effetti sugli ecosistemi

La realizzazione di una infrastruttura di questo tipo, con estensione territoriale in un territorio ambientalmente sensibile, e in particolar modo la derivazione di acqua da un corso d’acqua montano, potrebbe introdurre effetti negativi, allo studio dei quali è stato dedicato un notevole impegno. Gli aspetti maggiormente indagati sono i seguenti:

  • individuazione di un opportuno deflusso minimo vitale
  • effetti sugli ecosistemi acquatici del rio Rumale
  • effetti sugli habitat delle zone SIC/ZPS

Individuazione di un opportuno deflusso minimo vitale

Responsabili: Prof. Ing. Alberto Bizzarri, Dott. Vet. PierPaolo Gibertoni (Mediterranean Trout Research Group)

La quantità di acqua che è possibile derivae da un corso d’acqua senza ridurre la sua capacità di supportare un ecosistema ricco e ben strutturato è uno dei temi principali nella progettazione di un impianto idroelettrico ambientalmente sostenibile. A questo fine, è stato adottato un duplice livello di salvaguardia: da un lato si è individuato un Deflusso Minimo Vitale (DMV), ovvero la quantità di acqua minima necessaria a garantire la sopravvivenza dell’ecosistema acquatico, pari alla metà della portata naturale media del torrente, ovvero il valore più elevato previsto dalla normativa italiana vigente; inoltre viene proposta una modulazione della portata di deflusso, ovvero tale da rispettare le normali variazioni di portata caratteristici soprattutto di un torrente di montagna, assumendo il DMV come minimo nella variazione del deflusso. Il risultato è il diagramma seguente, nel quale viene paragonata la portata naturale nel corso dell’anno con quella derivata, e con quella lasciata defluire. Si nota come il sistema modulante proposto garantisca che nel torrente continuino a verificarsi piene sostanziose, necessarie a conservare i meccanismi di autopulizia dell’alveo. Inoltre, il DMV così alto determina che durante il periodo estivo, caratterizzato da forti riduzioni della portata, l’impianto rimanga fermo per circa quattro mesi, consentendo la piena salvaguardia dell’ecosistema.

Portate naturali, derivate e defluite nel corso di un anno medio

Portate naturali, derivate e defluite nel corso di un anno medio

Al fine di testare opportunamente questi input progettuali sul caso in esame è stato svolto uno studio ittiologico completo, basato sul metodo non invasivo dell’elettrocattura, che ha consentito di ricostruire distribuzione e struttura delle popolazioni ittiche del rio Rumale, composte esclusivamente dalla trota, del ceppo atlantico e mediterraneo (autoctono).

Studio ittiologico sulla popolazione di trote del rio Rumale

Studio ittiologico sulla popolazione di trote del rio Rumale

Lo studio ittiologico è parte integrante di un procedimento di indagine più complesso, che la ditta Becquerel Electric S.r.l. ha sviluppato per la prima volta in maniera sistematica a livello nazionale sui torrenti appenninici di alta quota, basato sul metodo MesoHabSim. Lo studio dei Mesohabitat implica il rilievo di tutte le nicchie ecosistemiche di cui si compone un corso d’acqua (pozze, raschi, cascatelle…) associato ad un rilievo della popolazione di ogni singola cella, effettuati su diversi livelli di portata; in questo modo è possibile comprendere come quella specifica popolazione (nel nostro caso, le trote) abitano il corso d’acqua enlle diverse stagioni, differenziandosi per sesso ed età. Da queste informazioni è possibile costruire delle così dette “curve di preferenza”, che consentono di individuare i livelli di deflusso stagionale compatibili con la specifica popolazione presente nel corso d’acqua.

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Metodologia di lavoro del modello MesoHabSim

Le indagini MesoHabSim svolte da Becquerel Electric sui torrenti reggiani, quali il rio Collagna, il rio Macchia e il Fosso delle Tie, hanno permesso di confermare la validità del DMV ipotizzato per Rio Rumale, con un minimo garantito pari alla metà della portata media del corso d’acqua, al punto da poter considerare questo valore non come un Deflusso Minimo Vitale, ma come un vero Deflusso Ecologico, ovvero tale non solo da garantire le condizioni minime per la sopravvivenza dell’ecosistema, ma anche quelle per una sua piena tutela nel lungo periodo.

Distribuzione degli habitat per portata 30 l/s e 180 l/s

Distribuzione degli habitat per portata 30 l/s e 180 l/s

Studio di preferenza della popolazione nelle diverse condizioni di portata

Analisi di preferenza della popolazione nelle diverse condizioni di portata

Da ultimo, al fine di confermare le ipotesi relative alle distribuzioni nell’arco dell’anno delle portate nel torrente, in assenza di dati in letteratura è stato installato un sistema di rilevazione composto dai seguenti strumenti:

un misuratore di portata sulla briglia subito a valle della derivazione. composto da un piezometro, che consentirà una lettura costante dei dati di portata;

Il misuratore di portata installato sul rio Rumale

una stazione nivo-termo-pluviometrica, installata nel bacino idrografico del rio Rumale, a una quota superiore a quella di derivazione.

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Dalla combinazione di queste letture verrà costruito un modello idrologico specifico del bacino del Rumale, sulla base del quale sarà possibile effettuare un migliore controllo, e giungere ad una ulteriore ottimizzazione dei parametri di progetto.

Effetti sugli ecosistemi acquatici

Responsabili: Dott. Amb. Gabriele Virgilli, Dott. Rossano Bolpagni, PhD, Dott. Alex Laini, PhD.

Al fine di comprendere a fondo l’ecosistema del rio Rumale è stato definito il seguente piano di indagini, svolte secondo la metodologia stabilita dal D.Lgs. 152/1999.

Piano dei monitoraggi ambientali previsti nelle fasi ante-operam, durante il cantiere, e post-operam

Piano dei monitoraggi ambientali previsti nelle fasi ante-operam, durante il cantiere, e post-operam

In particolare, sono stati calcolati gli indici LIM (Livello di Inquinamento da Macrodescrittori), volto a stabilire la qualità dell’acqua del torrente, IBE (Indice Biotico Esteso), volto a indagare la componente della microfauna del torrente (larve della fauna macrobentonica), e IFF (Indice di Funzionalità Fluviale), volto a definire la qualità ecologica complessiva del corso d’acqua.

tabelle per la valutazione degli indici LIM, IBE e IFF

tabelle per la valutazione degli indici LIM, IBE e IFF

Gli indici IBE e LIM si combinano dando luogo ad un indice complessivo, detto SECA (Stato Ecologico Equivalente del Corso d’Acqua); i valori delle campagne di monitoraggio ante-operam e il valore dell’indice SECA, che è risultato pari a buono in tutte le sezioni, sono riassunti nella tabella seguente

Valore dell'indice SECA del rio Rumale; stato: ante-operam

Valore dell’indice SECA del rio Rumale; stato: ante-operam

Come terzo elemento della campagna di monitoraggi è stato completato il rilievo del corso d’acqua dall’opera di presa alla foce, dal quale è risultata la seguente carta dell’indice IFF, con un punteggio complessivo di 211, ovvero pari ad un giudizio buono.

Carta della funzionalità fluviale del rio Rumale

Carta della funzionalità fluviale del rio Rumale

Infine, è stata svolto, d’intesa con il Comune di Villa-Minozzo, la stima degli appporti inquinanti derivanti dalla presenza di scarichi e attività esistenti lungo il rio Rumale, primo passo per la comprensione degli effetti della derivazione delle acque sui dati di qualità raccolti in precedenza. Si sono ricavati in particolare i seguenti valori di concentrazione relativi agli indici di BOD, azoto e fosforo, e alla loro proiezione nella futura fase operativa dell’impianto idroelettrico, che ha confermato la sua piena compatibilità.

Stima degli apporti inquinanti di origine antropica nelle acque del rio Rumale, e della variazione della loro diluizione ad impianto attivato

Stima degli apporti inquinanti di origine antropica nelle acque del rio Rumale, e della variazione della loro diluizione ad impianto attivato

Sulla base delle indagini svolte è stata effettuata una stima complessiva degli effetti dell’impianto idroelettrico sull’ecosistema del rio Rumale, secondo quanto previsto dal modello previsionale elaborato da Forneris (Forneris et al. 2007), e basato su una combinazione degli indici IBE, LIM, IFF, sullo studio ittiologico, sulla stima del carico di fosforo, e sul valore del DMV, secondo quanto illustrato nella tabella seguente.

fornerisRisulta un livello di impatto stimato pari a 2, “impatto basso o molto basso”, al quale corrisponde probabilità elevata di mantenere una situazione post-operam coerente con un valore dell’indice SECA = buono, e con un rischio limitato di vanificare il conseguimento degli obiettivi di qualità prefissati dalla legge. Tale stima sarà comunque oggetto di verifica operativa, tramite la prosecuzione nel tempo del programma di monitoraggio ambientale stabilito.

Effetti sugli habitat delle zone SIC/ZPS

Responsabile: Dott. Rossano Bolpagni, PhD.

E’ stato svolto uno studio completo degli effetti del progetto sugli habitat delle zone SIC/ZPS nel territorio di Civago, in particolare sul sito IT4030005 “Abetina Reale – Alta val Dolo”; sono stati individuati due habitat prioritari, HABITAT 9260* – Boschi a Castanea sativa, e  91E0* – Formazioni ripariali ad Alnion incanae. L’habitat del Castagneto, in riferimento al quale si osserva una maggiore interferenza con le opere di progetto, è stato oggetto di una caratterizzazione strutturale e composizionale, effettuata tramite quattro postazioni di rilievo fito-sociologico, allo scopo di indagare la composizione dell’ecosistema nella sua complessità, dal sostrato erbaceo a quello arbustivo fino a quello arboreo.

Habitat del Castagneto e dell'Alneto nella zona di Civago

Habitat del Castagneto e dell’Alneto nella zona di Civago

I rilievi effettuati nella zona soggetta all’intervento evidenziano la presenza di formazioni boscate in uno stato precario di conservazione. Tali formazioni presentano una volta poco compatta, la presenza di Ciliegi (apparentemente d’impianto) e altre essenze, tra cui il Cerro, e un rigoglioso sottobosco a dominanza di Pteridium aquilinum, graminacee, rovo e vitalba, segno di una evidente compromissione dello stato di conservazione connesso ad una corretta gestione del bosco. In tal senso, la realizzazione dell’impianto idroelettrico, parte dei cui introiti debbono essere investiti in opere di riqualificazione dell’ambiente interessato, potrebbe aprire la strada ad un recupero del bosco di castagno, che essendo specie di impianto, tende con l’abbandono a venire sostituita dal bosco autoctono, secondo una tendenza già evidenziata dallo studio sull’uso del suolo. In ogni caso, l’accurato progetto di cantierizzazione dell’opera, con scavi limitati e con l’utilizzo per la posa della condotta di opportuni mezzi di cantiere, quali il “ragno”, in grado di seguire i sentieri esistenti senza la necessità di aprire piste di cantiere nel bosco, porta ad escludere l’insorgenza di effetti negativi dell’opera su questo habitat.

Per quanto riguarda l’habitat ad Alneto, lo strato arboreo è dominato da A. incana, accompagnato solo sporadicamente da altre entità arboree: quali Acer platanoides, Ostrya carpinifolia, Corylus avellana e Fraxinus ornus. Nello strato arbustivo è da sottolineare la presenza di Salix eleagnos eleagnos, anche se non è possibile nel sito rilevare la presenza di una fascia ripariale autonoma a salici. Il sottobosco è ricco di specie erbacee; la relativamente scarsa rappresentatività delle specie di Galio-Urticetea indica un buono stato complessivo di conservazione della formazione. Le formazioni di  Alnion incanae del sistema Rumale-Dolo in analisi sono da ritenersi significative, ai fini conservazionistici, dato il buono stato complessivo di conservazione; ciò nonostante è da sottolineare la presenza non trascurabile di A. cordata che rappresenta un fattore di rischio per la conservazione locale di queste formazioni. Le formazioni ad Alneto sono interessate nel progetto solo dal rilascio finale delle acque di derivazione, che sfruttano un greto secondario del torrente Dolo, il quale attraversa la sua fascia riparia. In riferimento a questo, la presenza di una alimentazione costante non può che avere effetti positivi nel senso di mantenere attivo un corpo idrico  con tutte le ricadute di tipo ecosistemico che ne conseguono:
▪ il mantenimento di vegetazione a spiccato carattere idro-igrofilo
▪ il mantenimento  di  un ambiente maggiormente idoneo all’alimentazione  e riproduzione di anfibi, crostacei o pesci.

Nel complesso, lo Studio di Incidenza conclude che il progetto di impianto idroelettrico in esame determini una incidenza negativa (principalmente riscontrabile in fase di cantiere e quindi limitata nel tempo), ma non significativa sul  SIC-ZPS IT4030005 “Abetina Reale – Alta val Dolo”.

I sopralluoghi effettuati hanno portato all’individuazione di soli 26 esemplari arborei, in prevalenza castagni, ontani bianchi e saliconi, molti dei quali di piccole dimensioni o già in parte danneggiati dal fenomeno del vetro-ghiaccio dell’ultimo inverno, dei quali sarà necessaria l’asportazione durante la cantierizzazione dell’opera. L’impatto sul comparto boschivo si può dunque ritenere trascurabile.

Proposta di azionariato diffuso

Responsabile: Ing. Giacomo Bizzarri

Al fine di rafforzare il senso di appartenenza della centrale idroelettrica alla comunità locale, e di consentire una più ampia ricaduta locale dei benefici eonomici del progetto, visto anche lo spirito di collaborazione e fiducia instautarosi con gli abitanti del luogo, Becquerel Electric ha intrapreso la strada della costruzionedi un modello di business finalizzato alla realizzazione di una collective self-organized plant (CSOP), ovvero di un consorzio di cittadini costituito intorno ad una società veicolo per la gestione di un impianto per la produzione di energia elettrica o termica. Il progetto rientra in tal modo sia nel programma europeo Proficient, volto ad individuare strategie per la co-abitazione e la co-produzione di energia, finalizzata alla creazione di nuove opportunità per le piccole e medie imprese, sia negli indirizzi politici della Regione Emilia Romagna, la quale raccomanda agli Enti Comunali di promuovere lo sviluppo di sistemi a  basso impatto ambientale, realizzando direttamente o facendo realizzare, anche a mezzo di terzi, piattaforme tecnologiche “collettive”, sotto forma, ad esempio, di impianti alimentati da fonti rinnovabili.

Progetto di "collective self-organized plant"; fase 1: suddivisione delle quote tra soci sponsor e finanziatori dell'impresa; fase 2: collocamento pubblico delle quote necessarie al finanziamento dell'opera

Progetto di “collective self-organized plant”; fase 1: suddivisione delle quote tra soci sponsor e finanziatori del progetto; fase 2: collocamento pubblico delle quote necessarie al finanziamento dell’opera

Il progetto si compone di due fasi; la prima fase, di progettazione e autorizzazione, prevede la rpesenza di uno sponsor, che finanzi gli elevati costi di sviluppo del progetto, assumendosi gran parte del rischio di impresa relativo all’ottenimento delle autorizzazioni; la seconda fase, che prende avvio ad autorizzazione ottenuta, vede innanzitutto la costruzione di un piano finanziario asseverato da una banca partner, sulla base del quale seguirà l’attivazione del CSOP, sotto forma di un collocamento pubblico di una percentuale del capitale sociale che potrà arrivare fino al massimo del 49% (questo limite è necessario al fine di garantire che la governance rimanga affidata in maggioranza ai partner tecnici). I nuovi soci finanziatori saranno prioritariamente individuati a livello locale, tra cittadini, professionisti o imprese magari già coinvolte nella progettazione e autorizzazione dell’opera, e successivamente ampliando lo spettro, fino al collocamento della massima quota di capitale. Il successo della sottoscrizione pubblica potrebbe comportare anche la possibilità di non coinvolgere la banca partner nel finanziamento dell’opera, abbattendo in tal modo gli oneri finanziari dell’intervento.

Un nuovo modello di sviluppo locale

L’insieme delle soluzioni adottate nello sviluppo del “progetto pilota” dell’impianto idroelettrico sul Rio Rumale non si limita a definire uno standard di eccellenza nella progettazione di impianti ad energia rinnovabile in aree ecologicamente sensibili; ambisce a definire i caratteri di un nuovo modello di sviluppo locale, affidato allo sfruttamento sostenibile delle risorse disponibili sul territorio (acqua, vento, legname), nell’ottica di un coinvolgimento diretto delle reti professionali e imprenditoriali presenti sul territorio, nelle fasi di progettazione, decisione, realizzazione e quindi di gestione degli impianti. In tal modo, alle ricadute eonomiche positive derivanti dalla presenza di share-holders locali si accompagnano positive ricadute sociali, che derivano dalla necessità di innescare processi collaborativi, e nuove forme di infrastrutturazione, uso, gestione, manutenzione, fruizione e controllo del territorio, che sappiano sostituire le forme antiche, dal cui abbandono è derivato gran parte del declino di queste comunità.

Piccoli impianti idroelettrici

Nell’ambito della collaborazione con Becquerel Electric S.r.l. ho ricoperto per quasi due anni il ruolo di project manager nello sviluppo di alcune iniziative nel settore del piccolo idroelettrico (potenza max. 1 MW); obiettivo della azienda è quello di realizzare impianti caratterizzati da un elevato livello di compatibilità ambientale e paesaggistica, tracciando le coordinate di uno “stato dell’arte” a livello regionale e non solo, per questa tecnologia di produzione di energia pulita. Collaborando con un team di ingegneri civili, idraulici, ambientali, e di architetti, ho svolto una azione di coordinamento e sviluppo delle attività tecniche concentrata soprattutto sui seguenti punti di interesse:

  • ottimizzazione delle soluzioni tecniche, al fine di migliorare la loro efficienza rispetto alla tutela dell’ambiente, e il loro inserimento ambientale e paesaggistico;
  • progettazione architettonica delle opere;
  • sviluppo di interventi di ingegneria naturalistica e, più in generale, di miglioramento della qualità ambientale dei contesti di intervento;
  • Studi di Impatto Ambientale e Studi di Incidenza;
  • coordinamento delle indagini specialistiche poste a fondamento dei progetti, con particolare riferimento al contesto geologico e idrologico, agli ecosistemi fluviali e forestali, e al sistema insediativo antropico;
  • coordinamento delle attività di monitoraggio, misurazione e indagine, sul campo e in laboratorio, al fine di disporre di una base di dati sperimentali sulla quale sviluppare progetti caratterizzati da una elevata compatibilità ambientale;
  • ricerca di soluzioni tecnologiche innovative, capaci di garantire gli elevati requisiti di qualità e di sicurezza richiesti dal progetto;
  • gestione dei rapporti con gli Enti pubblici coinvolti nei processi autorizzativi;
  • gestione dei rapporti con le popolazioni locali, al fine di garantire la massima trasparenza alle iniziative, anche al fine di sviluppare percorsi di coinvolgimento di investitori locali nella realizzazione e gestione degli impianti.

Di seguito riporto le immagini degli edifici di Centrale di alcuni impianti idroelettrici, sviluppati sia nel nord che nel sud Italia, i quali costituiscono gli unici manufatti fuori-terra di questi impianti, che per il resto risultano quasi integralmente interrati.

Il progetto delle Centrali ha seguito l’indirizzo generale di cercare un recupero dei materiali, delle tipologie e delle proporzioni caratteristiche dei diversi contesti, senza condurre a un gesto puramente mimetico, ma evidenziando invece attraverso le scelte compositive la presenza di una “funzione”, quella della “piccola centrale idroelettrica compatibile”, che costituisce un elemento innovativo in tutti i territori nei quali siamo intervenuti.

Nel progetto IE14 l’edificio, posizionato non distante da una zona abitata,  è stato disegnato con copertura piana e rivestimento in mattone faccia a vista; nel progetto IE27, dove era previsto l’inserimento in un contesto insediativo caratterizzato da aree agricole di lungo fiume, con presenza di caseggiati rurali storici, si è scelto di ricorrere a un tipo edilizio astratto, rivestendolo con lamiera brunita; ancora, nei progetti IE03, IE04, e IE21, situati in zone ad elevata valenza naturalistica e paesaggistica, si è recuperata la tradizione locale della pietra e del legno privilegiando l’utilizzo di quest’ultimo, in modo da richiamare una funzione “debole”, o di servizio, non connessa alla residenza, e potenzialmente reversibile.

Virgilio, Mantova, impianto fotovoltaico su pensilina

Committente: Comune di Virgilio (MN)
Il mio ruolo: Project Manager e Progettista nella fase definitiva, esecutiva e costruttiva
Collaboratrice: Arch. Giulia Sacchetta
Cronologia: progetto definitivo, dicembre 2010; progetto esecutivo, febbraio 2011; entrata in esercizio, maggio 2011
PV_Virgilio_TAV01-Planimetria_generale-A1+2A4

Planimetria della nuova pensilina fotovoltaica

Il Comune di Virgilio, nell’intenzione di procedere alla riqualificazione della vasta area adibita a parcheggio di un centro commerciale posto lungo uno degli accessi strategici al nucleo abitato, ha indetto una gara per la realizzazione di un campo fotovoltaico da circa 1 MWp, posto su di una pensilina di .ca 5 metri di altezza realizzata con travi di legno lamellare di luce di circa 15 m, con oltre 4000 panneli, e una superficie coperta di circa 12000 mq. L’ATI composta da Gesta s.p.a. e CMR s.c. di Reggiolo si è aggiudicata la gara, sviluppando il progetto preliminare posto a base d’asta fino alla entrata in esercizio dell’impianto.