Archivi categoria: Progetti di architettura

Una piccola comunità

Progetto: restauro conservativo degli edifici storici siti in podere Moretti
Localizzazione: località Castello, Monte del Gesso, Vezzano s.C. (RE)
Committente: cooperativa agricola “Il colore del grano”
Il mio ruolo: progettista incaricato
Fase: progetto preliminare

Il sogno della società agricola “Il colore del grano” è ampio, e di lungo periodo: tornare alle terre materne, adagiate sugli splendidi versanti del monte del Gesso di Vezzano, recuperare le strutture di pietra antica dell’insediamento noto come “podere Moretti” , oggi decadenti; insediarvi una piccola comunità per l’accoglienza di minori e, con il tempo, riattivare gli usi agricoli dei declivi ben esposti a sud, e caratterizzati da un microclima tanto mite, che in passato vi si poteva coltivare la frutta, e persino l’ulivo. La piccola comunità intenderà crescere, accogliendo anche ospiti maggiorenni, e avviando attività di tipo agrituristico, con l’obiettivo di reinsediare, in maniera consapevole ed equilibrata, questo lembo di territorio abbandonato, posto a due passi dal paese di Vezzano, e ancora pressochè intatto.

Inquadramento

il borgo di Castello sotto al Monte del Gesso, con indicati gli edifici del podere Moretti

vista delle rimanenze di podere Moretti

vista delle rimanenze di podere Moretti

Il podere Moretti era dotato di due strutture: un fienile di due piani fuori terra, meglio conservato, e un edificio ad uso residenziale, versante in stato di rudere, con un piano seminterrato e due piani soprastanti. Lo stato di conservazione delle strutture non consentiva una ricostruzione completa delle partizioni interne e degli alzati: ci si è dunque avvalsi di un rilievo topografico delle rimanenze, del reperimento di foto d’epoca, nonchè di restituzioni mnemoniche dei suoi ultimi residenti.

Si è così giunti a ricostruire con notevole precisione le planimetrie originarie degli edifici, e a reinterpretare con sufficiente adeguatezza anche il sistema delle aperture ai tre livelli. Ricerche catastali hanno consentito di stabilire, infine, un terminus ante quem per la datazione, essendo gli edifici già presenti nel cessato catasto.

Il progetto prevede il recupero completo degli edifici, secondo i criteri del restaturo conservativo, che verranno applicati anche ai brani oggetto di ricostruzione; saranno così mantenuti inalterati i volumi, i caratteri tipologici e le finiture materiali degli edifici storici. In particolare, l’edificio principale verrà riproposto a residenza della casa famiglia, mentre il fienile ospiterà altri servizi. La lontananza dagli allacci alle reti dei servizi ha indotto inoltre a rinunciare all’allaccio del gas, e a provvedere al trattamento autonomo delle acque reflue.

L’edificio residenziale è quello che necessita di maggiore impegno progettuale. Elemento saliente del progetto è la scelta di inserire sul fronte sud una serra solare su tre livelli, in grado di fungere anche da elemento aero-illuminante per gli spazi interni. L’edificio residenziale, infatti, risultava caratterizzato da una elevato livello di chiusura perimetrale, con finestre piccole; la serra, inserendosi in maniera ottimale nella peculiare forma pentagonale dell’edificio, consente di risolvere con un unico gesto l’apporto di luce ed aria naturale; in tal modo, la sua presenza, riducendo la necessità di un adeguamento delle aperture sugli altri fronti, consente di concentrare la mano progettuale moderna su un solo fronte, quello sud, invece che di disperderla su tutto l’involucro. Questo elemento tecnico innovativo diverrà così l’elemento caratterizzante di tutto il progetto; l’ottima esposizione a sud consentirà non solo di guadagnare delle splendide vedute sulla valle sottostante, ma soprattutto, una forte riduzione dei consumi legati al riscaldamento della casa, ai quali si provvederà per il solo tramite di sistemi a legna (come i termocamini, o le stufe a pellet).

L’edificio residenziale sarà inoltre interessato da un piccolo ampliamento, da realizzarsi eventualmente in una seconda fase edilizia, che permetterà di accrescere la capacità di accoglienza della comunità fino a 10 persone. Il piccolo corpo è stato progettato in modo da realizzare, tra i due edifici, una piccola “corte” raccolta. E’ prevista anche, sempre in una seconda fase edilizia, la destinazione del livello superiore del fienile ad accoglienza di tipo agrituristico.

Il guscio di pietra dell’edificio, reinterpretato alla luce dell’esigenza di una maggiore efficienza energetica dell’involucro, rimane l’elemento forte del progetto, rispetto al quale l’inserimento dei nuovi vani di servizio ne prevede il trattamento come nuclei di legno, addossati all’involucro di pietra.

Schemi di luce e materia del progetto

Schemi di luce e materia del progetto

La suddivisione dell’edificio su tre livelli ha comportato ulteriori scelte di layout: si è mantenuta la scala centrale, trasformandola in una scala a forbice, con ingresso da monte sul livello sfalsato; questa scala agisce non solo da disimpegno per tutta la casa, ma anche da vano di servizio, grazie al collocamento lungo il suo sviluppo di spazi di sgombero. L’idea di casa-famiglia è invece interpretata assegnando maggiore importanza agli spazi di vita comune, mentre le camere da letto sono state organizzate in una camera doppia per i genitori, e due grandi camere triple per i figli, alle quali potranno aggiungersi ulteriori due camere doppie nel volume dell’ampliamento.

La serra solare è del tipo “a guadagno indiretto”, ed è integrata ad un sistema di ventilazione meccanizzata; nel periodo estivo la serra funzionerà come camino solare, favorendo la ventilazione naturale con aria pre-raffrescata dal passaggio attraverso il vespaio di fondazione. Inoltre, il volume della serra, sporgendo parzialmente sopra la copertura in coppi, fornirà anche la superficie tecnica necessaria per l’installazione in copertura tanto dei pannelli fotovoltaici, che di quelli termici per l’acqua calda sanitaria. In questo modo, si è potuto porre l’obiettivo ambizioso di raggiungere lo standard N.Z.E.B. (nearly zero energy building), nella versione di una “casa solare”, ovvero di un edificio che ricavi dal sole l’energia di cui ha bisogno per il soddisfacimento delle esigenze dei suoi abitanti.

Inserimento

Vista del nuovo complesso da sud est

Inserimento_2

Vista del complesso da est, sulla nuova “corte”

Annunci

a Den Haag / L’Aia

Tra il 2007 e il 2009 ho vissuto e lavorato a L’Aia, presso il locale studio di architettura Geurst&Schulze architecten, prima come stagista e borsista Leonardo, e in seguito come assistente progettista; in Olanda ho potuto approfondire i temi della progettazione architettonica e urbana, con riferimento a interventi sulla piccola e media scala, al masterplanning, alla riqualificazione urbanistica, e con una proficua escursione nel disegno di edifici scolastici, in cui lo studio era specializzato. Di seguito una rassegna di alcuni progetti su cui ho potuto collaborare, inizialmente come disegnatore e poi come progettista, così come hanno voluto ricordare i miei colleghi nel papiro dei saluti finali!

in poche immagini, due anni e più di vita olandese!

due anni olandesi, in poche immagini!

Piccoli impianti idroelettrici

Nell’ambito della collaborazione con Becquerel Electric S.r.l. ho ricoperto per quasi due anni il ruolo di project manager nello sviluppo di alcune iniziative nel settore del piccolo idroelettrico (potenza max. 1 MW); obiettivo della azienda è quello di realizzare impianti caratterizzati da un elevato livello di compatibilità ambientale e paesaggistica, tracciando le coordinate di uno “stato dell’arte” a livello regionale e non solo, per questa tecnologia di produzione di energia pulita. Collaborando con un team di ingegneri civili, idraulici, ambientali, e di architetti, ho svolto una azione di coordinamento e sviluppo delle attività tecniche concentrata soprattutto sui seguenti punti di interesse:

  • ottimizzazione delle soluzioni tecniche, al fine di migliorare la loro efficienza rispetto alla tutela dell’ambiente, e il loro inserimento ambientale e paesaggistico;
  • progettazione architettonica delle opere;
  • sviluppo di interventi di ingegneria naturalistica e, più in generale, di miglioramento della qualità ambientale dei contesti di intervento;
  • Studi di Impatto Ambientale e Studi di Incidenza;
  • coordinamento delle indagini specialistiche poste a fondamento dei progetti, con particolare riferimento al contesto geologico e idrologico, agli ecosistemi fluviali e forestali, e al sistema insediativo antropico;
  • coordinamento delle attività di monitoraggio, misurazione e indagine, sul campo e in laboratorio, al fine di disporre di una base di dati sperimentali sulla quale sviluppare progetti caratterizzati da una elevata compatibilità ambientale;
  • ricerca di soluzioni tecnologiche innovative, capaci di garantire gli elevati requisiti di qualità e di sicurezza richiesti dal progetto;
  • gestione dei rapporti con gli Enti pubblici coinvolti nei processi autorizzativi;
  • gestione dei rapporti con le popolazioni locali, al fine di garantire la massima trasparenza alle iniziative, anche al fine di sviluppare percorsi di coinvolgimento di investitori locali nella realizzazione e gestione degli impianti.

Di seguito riporto le immagini degli edifici di Centrale di alcuni impianti idroelettrici, sviluppati sia nel nord che nel sud Italia, i quali costituiscono gli unici manufatti fuori-terra di questi impianti, che per il resto risultano quasi integralmente interrati.

Il progetto delle Centrali ha seguito l’indirizzo generale di cercare un recupero dei materiali, delle tipologie e delle proporzioni caratteristiche dei diversi contesti, senza condurre a un gesto puramente mimetico, ma evidenziando invece attraverso le scelte compositive la presenza di una “funzione”, quella della “piccola centrale idroelettrica compatibile”, che costituisce un elemento innovativo in tutti i territori nei quali siamo intervenuti.

Nel progetto IE14 l’edificio, posizionato non distante da una zona abitata,  è stato disegnato con copertura piana e rivestimento in mattone faccia a vista; nel progetto IE27, dove era previsto l’inserimento in un contesto insediativo caratterizzato da aree agricole di lungo fiume, con presenza di caseggiati rurali storici, si è scelto di ricorrere a un tipo edilizio astratto, rivestendolo con lamiera brunita; ancora, nei progetti IE03, IE04, e IE21, situati in zone ad elevata valenza naturalistica e paesaggistica, si è recuperata la tradizione locale della pietra e del legno privilegiando l’utilizzo di quest’ultimo, in modo da richiamare una funzione “debole”, o di servizio, non connessa alla residenza, e potenzialmente reversibile.

Committente: Casa Famiglia Mattioli Garavini – Onlus
Progettista incaricato: Arch. Fausto Bisi – Bisi&Merkus Associati
Il mio ruolo: Project Manager della progettazione definitiva, comprensiva della documentazione tecnica necessaria alla richiesta del permesso di costruire
Collaboratori: Arch. Stefano Diacci, Arch. Andrea Poletti
Cronologia: consegna del progetto definitivo, settembre 2011; inizio dei lavori, dicembre 2012

Ad ampliamento di un centro che già comprende  una Casa Famiglia ed un edificio per l’assistenza ai portatori di handicap medio-grave, la Mattioli-Garavini Onlus ha commissionato una nuova Residenza per Anziani (SPRA) per 42 ospiti, adiacente alla precedente struttura della Casa Famiglia, non più soddisfacente i requisiti per l’accreditamento. Il nuovo progetto, collocato sui primi rilievi di Casalgrande Alta, in un territorio paesaggisticamente integro, prevede un livello seminterrato che accoglierà tutti i servizi del nuovo e del vecchio edificio, due livelli comprendenti le camere e gli spazi comuni per gli ospiti, oltre a un terzo livello destinato ai malati di Alzheimer.

Planimetria del complesso. A sinistra, il nuovo edificio

Planimetria del complesso. A sinistra, il nuovo edificio

Elementi qualificanti del progetto sono l’elevato standard delle dotazioni spaziali e di illuminazione naturale, la  creazione di una forte relazione paesaggistica tra gli ambienti interni e il contesto circostante, e la realizzazione di un “giardino dell’Alzheimer” che collega le aree comuni al piano terreno degli edifici esistenti, che insieme vengono cosìa formare un “insediamento” socio-assistenziale di notevole importanza territoriale.

Fotoinserimento del nuovo edificio nel contesto

Fotoinserimento del nuovo edificio nel contesto

“Le strette dimensioni del lotto edificabile e la particolare orografia hanno portato alla scelta di un edificio allungato e compatto, che funzionasse come limite riconoscibile dell’insediamento stesso; particolare attenzione è stata posta a mantenere basse le proporzioni dell’edificio, in modo da accordarle con le dimensioni degli edifici esistenti, e a suddividerne la volumetria in corpi minori, distinti per soluzione materica, in modo da consentire un più efficace inserimento nel paesaggio circostante. L’approccio compositivo, infatti, rilegge e reinterpreta liberamente, secondo criteri di semplicità e funzionalità compositiva, le caratteristiche principali dell’architettura rurale, date dal gioco dei volumi e dei fili d’ombra, delle modularità e le eleganti proporzioni tra pieni e vuoti; i materiali prescelti per i prospetti sono la pietra naturale, impiegata nei muri arretrati, e l’intonaco nei corpi aggettanti, mentre per i cordoli sommitali, i davanzali e i doccioni si prevede l’impiego del cemento architettonico. I semplici volumi dei corpi aggettanti sono forati da un sistema di aperture grandi e piccole disegnate secondo un codice proporzionale, mentre sui muri in pietra e sui fronti minori sono inserite finestre con un disegno che ne esalta la verticalità. L’orientamento dell’edificio consente alla luce di porre in forte rilievo questi giochi di volumi, intervallando i corpi aggettanti con ampie fasce d’ombra, e scolpendo al loro interno i riquadri delle aperture; i raggi radenti svelano la grana grossa dell’intonaco e la tessitura dell’arenaria, conferendo all’impaginato moderno una matericità e una naturalezza antiche.” (dalla Relazione di Progetto)

pianta del piano terra

pianta del piano terra

Pianta piano primo

Pianta piano primo

L’edificio è stato progettato in classe energetica B; è previsto un sistema automatico di controllo e schermatura dell’irraggiamento solare sulle aperture vetrate, e un sistema di ventilazione meccanizzata attivo sia nel periodo estivo che in quello invernale.

Sezioni ambientali

Sezioni ambientali

“Una casa passiva”: progetto finale del corso di formazione “Architettura&Energia”

Organizzatore: Centro Studi La Cremeria, Cavriago (RE)
Progettisti: Arch. Roberto Malvezzi, Arch. Alexia Silvetti
Cronologia: inizio del corso, dicembre 2009; conclusione del progetto, giugno 2010

Obiettivi del corso
Il corso di Progettazione e Certificazione Energetica organizzato dal Centro Studi La Cremeria di Cavriago con la collaborazione del centro Architettura&Energia della Facoltà di Architettura di Ferrara ha come obiettivo la formazione di tecnici abilitati alla certificazione energetica degli edifici, e contemporaneamente, di professionisti in grado di operare con un alto grado di consapevolezza nel mercato dell’edilizia a basso consumo energetico. Il corso si è chiuso, oltre che con l’esame da certificatore, anche con la progettazione di casa unifamiliare, progettata secondo i criteri dell’architettura sostenibile.

Caratteristiche generali del progetto
L’edificio, più che un autentico progetto, costituisce un esercizio progettuale volto a testare le competenze acquisite durante il corso. La pianta, rettangolare di dimensioni circa 18 per 6 metri e due livelli fuori terra, era un vincolo progettuale, così come la localizzazione nella campagna reggiana. con un orientamento di 14° rispetto l’asse est-ovest. Il livello terreno ospita un’autorimessa collocata verso l’accesso carrabile, mentre lo spazio a sud ospita gli ambienti destinati alla vita comune. Il secondo livello ospita le camere da letto, una camera doppia rivolta a nord e due singole rivolte a sud; la scala di collegamento è in posizione baricentrica, e distribuisce le camere tramite un ballatoio ad anello, con doppio volume aperto sul soggiorno. Elemento caratterizzante del progetto è l’inserimento di una  serra solare sul fronte sud, integrata con il doppio volume interno. Le prestazioni energetiche del progetto sono state valutate sula base di fogli di calcolo specializzati, in modo da poter controllare ogni singola fase del dimensionamento e della progettazione, e con il supporto finale del software Ecoabita 2.0 . I contributi della serra solare sono stati valutati sulla base della normativa UNI, e completamente integrati nel sistema di calcolo adottato. In particolare, si sono seguiti i seguenti riferimenti normativi: UNI TS 11300/1, punto 5.2; UNI 10349 (dati climatici); UNI 832 (serre solari, sostituita da UNI EN ISO 13790); UNI 10379 (Appendice M, punto M.4).

Comportamento climatico
Il progetto è affidato a due strategie principali: la prima prevede l’utilizzo dell’isolante di tipo radiante, associato al sistema platform, col fine di raggiungere ottime performance di  risparmio energetico con un pacchetto murario di sezione contenuta. Sui lati nord e sud dell’edificio, a questo pacchetto è stato aggiunto uno strato ventilante esterno: il buon funzionamento del sistema di ventilazione è garantito da un sistema di ventole a bassa prevalenza, integrate all’interno del parapetto del tetto-giardino. La seconda strategia prevede l’inserimento della serra solare sul lato sud, in corrispondenza dell’ambiente di soggiorno; tale serra ha posizione baricentrica, con una larghezza di 7.5 m, una larghezza di 2.5 m e un’altezza di 6.5 m, e costituisce anche lo spazio d’accesso all’edificio.

La serra è il motore principale del sistema di climatizzazione dell’edificio, potendo garantire un comportamento a guadagno sia diretto, sia indiretto; il doppio volume interno e un sistema di aperture a  vasistas poste alla base e in sommità della parete vetrata tra serra e soggiorno consentono infatti uno scambio convettivo diurno tra serra e edificio, mentre nel periodo notturno, le masse dei pavimenti e della parete retrostante al soggiorno innescano sia fenomeni di riscaldamento per convezione che per irradiamento della sola aria interna. Nel periodo invernale notturno, un sistema di tendaggi interni appesi al ballatoio consentono di limitare le dispersioni verso la serra, che dunque in questo periodo funge da spazio filtro rispetto all’aria fredda esterna. In regime invernale, la serra può fornire anche aria calda per il sistema di ventilazione forzata della parete nord (eventualmente, anche quella sud). In regime estivo, un sistema di deviatori consente il comportamento opposto, attingendo all’aria relativamente più fresca derivante dall’ombreggiamento stesso dell’edificio verso nord. La serra solare è dotata infine di un sistema di sfoghi sommitali, che consentono la fuoriuscita dell’aria calda accumulata sia nella serra stessa, che all’interno dell’edificio. Il risultato delle soluzioni progettuali adottate è il conseguimento di una  classe ecoabita A+, corrispondente allo standard di una casa passiva.