Archivi categoria: Progetti urbani

Un Piano Organico

Progetto: Piano Organico del Comune di Sant’Agostino
Committente: Comune di Sant’Agostino (Ferrara)
Architetto incaricato: Arch. Saveria Teston (coordinamento)
Collaboratori: Arch. Roberto Malvezzi (urbanistica), Dott. Massimo Pinardi (relazioni istituzionali), Dott.ssa Lina Guolo (partecipazione)
Cronologia: inizio dei lavori: Ottobre 2014; approvazione: 23 Dicembre 2014

Il Piano Organico è parte del Piano della Ricostruzione del Comune di Sant’Agostino, ed è un documento urbanistico autonomo finalizzato ad individuare un quadro di strategico per la riqualificazione degli spazi pubblici dei centri abitati e per rilancio della vitalità socio-economica del territorio. Il Piano Organico rientra nel Programma d’Area della Regione Emilia-Romagna, nell’ambito del quale potranno essere stanziati finanziamenti per la realizzazione dei progetti di riqualificazione proposti.

DESCRIZIONE DEL LIVELLO STRATEGICO DEL PIANO

Il Piano Organico del Comune di Sant’Agostino ha dapprima sviluppato una analisi dei sistemi territoriali esistenti e delle dinamiche ante-sisma, al fine di proporre un quadro di indirizzo per la ricomposizione del mosaico territoriale sconvolto dal terremoto. Nel territorio comunale sorgono infatti tre centri abitati principali, Sant’Agostino, Dosso e San Carlo, ciascuno dei quali caratterizzato da una identità autonoma e da differenti vocazioni socio-economiche; questo tessuto insediativo si interseca con l’imponente opera di infrastrutturazione del territorio portata avanti in lunghi secoli, che vede nelle vie d’acqua modellate dall’uomo le sue principali dominanti paesistiche, come nel caso del fiume Reno, del così detto Cavo Napoleonico, e del Canale Emiliano Romagnolo (CER). Rientra nel novero di queste dominanti paesistiche anche il bosco della Panfilia, che costituisce la massima emergenza naturale del Comune e tra le principali a livello provinciale, celebre oltre che per la bellezza del contesto golenale, anche per il pregiato tartufo bianco che vi viene raccolto.

Inquadramento territoriale

Inquadramento territoriale

Il Piano prevede la riconnessione degli ambiti territoriali e degli insediamenti del Comune tramite una rete di piste ciclabili, da realizzare innestandosi su segmenti già realizzati e su percorsi già disponibili, e caratterizzata da tracciati ben distinti da quelli stradali esistenti; in questo modo si desidera offrire una alternativa dolce agli spostamenti locali, e stimolare lo sviluppo di un tessuto fruitivo alternativo a quello incentrato sull’uso dell’automobile. La nuova rete ciclabile potrà connettersi verso nord con la pista che da Mirabello raggiunge Ferrara e il Po, sfruttando la sede della dismessa line ferroviaria Cento-Ferrara, e aprendo quindi il territorio ai grandi flussi del cicloturismo; sfruttando gli argini delle vie d’acqua, potrà inoltre estendersi verso Bondeno a nord, lungo il Cavo Napoleonico, verso Poggio Renatico ad est, lungo il fiume Reno, e verso Cento a sud, ancora lungo il Reno.

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Inquadramento strategico

L’accoppiamento dei tracciati ciclabili alle infrastrutture idrauliche e il disaccoppiamento rispetto ai tracciati carrabili punta a realizzare una mobilità che sia anche occasione di riscoperta del ricco patrimonio ambientale e paesaggistico del Comune, come primo gesto verso l’implementazione di una “infrastruttura paesaggistica” la cui attivazione costituisce uno degli obbiettivi fondamentali del Piano Organico. La nuova rete ciclabile contribuirà a rafforzare il senso di appartenenza dei tre insediamenti ad uno stesso territorio, favorendo la formazione di un nuovo senso di identità locale, e al tempo stesso, garantendo una maggiore apertura  verso ambito territoriale un più vasto. In tal senso, risulta strategico il posizionamento baricentrico del bosco della Panfilia rispetto alla nuova rete: il Bosco non viene inteso soltanto come il principale elemento naturale e identitario del Comune, ma come un vero e proprio snodo di valore territoriale, capace di esercitare una forte attrazione nei confronti di un contesto più ampio.

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Interno del bosco della Panfilia

DESCRIZIONE DEI LIVELLI LOCALI DEL PIANO

Il Piano riconosce due vocazioni specifiche per i centri di Sant’Agostino e di San Carlo, i nuclei urbani più pesantemente colpiti dal terremoto. In particolare, per Sant’Agostino il P.O. propone un rafforzamento della funzione di centro industriale, anche tramite l’attivazione di servizi innovativi all’imprenditoria, mentre per San Carlo un rafforzamento della  tradizione agricola. L’articolazione su scala locale dell’infrastruttura ciclabile e paesaggistica costituisce il fulcro delle proposte individuate del Piano Organico relative alla riqualificazione degli spazi pubblici dei due nuclei urbani, in riferimento ai quali sono stati sviluppati due distinti approcci di intervento.

A. Il paese di Sant’Agostino

Il paese di Sant’Agostino ha subito per effetto del terremoto la perdita dello storico Municipio, demolito in seguito ai danni gravissimi, un evento che ha costituito uno dei maggiori impatti nel cratere del sisma. La demolizione di questo edificio non ha solo privato il paese di uno dei suoi elementi di maggiore qualità architettonica, e di più alta valenza identitaria: l’edificio era infatti posizionato tra le due piazze del paese, piazza Marconi, la piazza storica, antistante la chiesa parrocchiale, e piazza Pertini, realizzata agli inizi degli anni 2000, e il suo venir meno ha creato un enorme spazio vuoto che ha determinato una pesante compromissione dell’assetto urbanistico del centro, alterando profondamente le proporzioni consolidate e le prospettive tradizionali; un tema ha aperto un dibattito sull’opportunità di ricostruire la nuova sede municipale sul sedime dell’edificio distrutto.

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Foto aerea di Sant’Agostino (1929), in cui si vedono la chiesa e il municipio antistante, ora distrutto

Il dibattito è stato approfondito soprattutto grazie alla attivazione di un percorso partecipativo condotto dall’Arch. Saveria Teston e denominato “Less is More: ripensare il vuoto per ritrovare un centro”, a conclusione del quale la popolazione del paese ha espresso la preferenza di non ricostruire alcun nuovo edificio fra le due piazze, e di affrontare la sfida di una riconfigurazione progettuale complessiva del grande spazio vuoto venutosi a formare, preservando nel vuoto la memoria dell’evento sismico, e cercando nella riprogettazione dell’area l’opportunità per la costruzione di una nuova identità per il paese. In particolare, è stata formulata la proposta di realizzare una grande struttura coperta ad uso pubblico (per mostre, fiere, concerti ed eventi legati alla promozione dell’imprenditoria locale) non sul sedime dell’ex Municipio, ma in piazza Pertini, a parziale mitigazione visiva del recente edificio “a U” che ne costituisce la cortina edilizia. La decisione della cittadinanza è stata infine confermata dal’Amministrazione.  Tra gli indirizzi progettuali emersi durante il processo, di notevole rilievo è stata la richiesta, sostenuta dalla Direzione regionale del MiBACT, di rafforzare la connessione paesaggistica tra la nuova piazza di Sant’Agostino e il bosco della Panfilia, in modo da preservare e recuperare l’antico rapporto del paese con gli spazi aperti circostanti.

Attuale scorcio paesaggistico tra la piazza e il Bosco della Panfilia

Attuale scorcio paesaggistico tra la piazza e il bosco della Panfilia

Questo rapporto, che costituiva uno dei caratteri strutturali del paese (si veda la foto del 1929) è stato gravemente alterato dalla recente costruzione di piazza Pertini, la cui cortina edilizia ha interrotto la relazione visiva diretta verso il bosco della Panfilia, riducendola al solo scorcio percepibile attraverso un sottopasso stradale nell’edificio. L’insieme delle indicazioni emerse durante il percorso partecipativo, riprese durante lo sviluppo del Piano Organico, ha portato alla stesura di uno schema direttore per Sant’Agostino basato sui seguenti elementi:

  • integrazione della futura piazza di Sant’Agostino con un nuovo asse pedonale in grado di collegarla a nord con l’asse storico di viale Roma, la “via giardino” di Sant’Agostino realizzata negli anni ’20, presso la quale verrà trasferito il nuovo Municipio, e di prolungarsi a sud fino a raggiungere il bosco della Panfilia; il medesimo asse costituirà anche l’attraversamento pedonale della strada provinciale, introducendo un fattore di dissuasione del traffico di attraversamento a favore della viabilità esterna al centro;
  • rafforzamento delle connessioni della nuova piazza con le polarità dei servizi presenti o in fase di attivazione a Sant’Agostino, tra le quali figurano il nuovo polo scolastico, il nuovo polo sanitario, il nuovo Municipio, il centro sportivo, e il polo di villa Rabboni; in tal modo la nuova piazza diverrà uno snodo funzionale non solo per il paese di Sant’Agostino, ma per un’area allargata anche oltre ai confini Comunali;
  • nell’area di villa Rabboni, che comprende già la biblioteca e l’archivio comunale, si prevede l’attivazione di un polo culturale, tramite il completamento del restauro dell’antica villa e del parco annesso, l’insediamento di servizi innovativi all’impresa (come spazi per la formazione, sale per riunioni o per video-conferenze, spazi di co-working) e di una sede del progetto MUSIR (Museo del Sisma e della Ricostruzione), che possa svolgere anche la funzione di Landscape Center;
  • creazione di una nuova infrastruttura di verde pubblico a sud del paese, ad arricchimento della scarsa dotazione complessiva di verde nell’abitato, la quale interagendo col percorso pedonale principale verso il bosco della Panfilia, creerà un secondo asse in grado di connettere al sistema urbano anche gli argini del CER;
  • attraversamento ciclabile di Sant’Agostino, in modo da collegare il paese a nord verso San Carlo, e a sud verso il Bosco.
Schema direttore di Sant'Agostino

Schema direttore di Sant’Agostino

Il secondo elemento individuato dal Piano Organico per il paese di Sant’Agostino è costituito dalla proposta di riordino urbanistico dell’area sud del paese, un’area di nuova espansione prevista dal Piano Regolatore vigente, e legata alla necessità di operare un oneroso interramento di un elettrodotto di media tensione che ha portato negli anni recenti ad una crescita disordinata del paese in tale direzione, e che le scelte urbanistiche effettuate durante l’emergenza, come lo spostamento della scuola media proprio in questo settore, hanno ulteriormente rafforzato.

PRG di Sant'Agostino; il tratteggio rosso racchiude l'area di previsione ex convenzione per interramento dell'elettrodotto (retino rosso)

PRG di Sant’Agostino; il tratteggio rosso racchiude l’area soggetta ad accordo di programma per l’interramento dell’elettrodotto (in retinato rosso la fascia di rispetto)

Il Piano Organico è intervenuto proponendo uno schema di masterplan per l’area sud, che mirava a introdurre alcune modifiche strutturali ai piani di sviluppo in corso di discussione, i quali prevedendo un’edificazione continua in quella direzione, avrebbero portato alla definitiva separazione paesaggistica tra l’area delle piazze e il bosco della Panfilia:

  • aprire un cuneo paesaggistico tra la piazza e il Bosco (in verde scuro nel disegno seguente), su cui realizzare un parco pubblico attraversato dal percorso ciclo-pedonale proveniente dalle piazze;
  • riservare una ampia dotazione di terreno pubblico per l’espansione futura del polo scolastico, rendendo tale polarità il cuore stesso del nuovo insediamento (in rosso);
  • realizzare un secondo cuneo paesaggistico in direzione ovest verso il CER (in verde chiaro), in modo da alleggerire il peso del nuovo edificato e creare un bordo urbano più aperto e permeabile verso l’esterno;
  • ridurre superfici e volumetrie edilizie inizialmente previste, pur garantendo la sostenibilità finanziaria per l’opera di interramento dell’elettrodotto.

Queste modifiche, con l’approvazione del Piano della Ricostruzione, sono state recepite anche dal piano Regolatore Comunale.

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Schema di masterplan per l’area sud di Sant’Agostino

Lo schema di masterplan è stato accompagnato da una serie di indicazioni meta-progettuali volte a garantire una realizzazione coerente e organica nel tempo degli interventi, e a favorire anche la nascita di servizi e attività innovativi che attualmente non trovano adeguate opportunità di insediamento nel sistema urbano esistente. Particolare cura è stata posta nella definizione di uno schema della mobilità che privilegi i trasporti ciclo-pedonali su quelli carrabili, grazie alla dotazione di percorsi dedicati che innervano il quartiere, all’adozione di un sistema di sensi unici, e a una rete stradale formata da celle di traffico autonome. Il Piano Organico ripropone infine per Sant’Agostino le seguenti linee guida progettuali emerse dal laboratorio “Less is more” e riguardanti la nuova piazza del paese, che costituiranno la traccia per la successiva fase di progettazione:

  • trasformazione di piazza Marconi in un nuovo “sagrato verde” della chiesa;
  • tutela del sedime del municipio demolito, e sua valorizzazione come luogo della memoria;
  • semplificazione del sistema di accesso carrabile alle piazze, con un asse stradale lungo il lato est ed uno pedonale, posto sul lato ovest;
  • il percorso pedonale, provenendo da via Roma, intercetta il sagrato della chiesa, costituendosi come un attraversamento protetto della strada provinciale;
  • riqualificazione di piazza Pertini, tramite sopraelevazione alla quota dei portici commerciali del nuovo edificio “a U” che la incornicia; in tal modo, si creerà un’unica grande piattaforma pedonale con un grado gerarchico superiore a quello stradale;
  • realizzazione su piazza Pertini della grande struttura coperta proposta dal percorso partecipativo; tale struttura sarà unica nel suo genere in tutto il territorio dell’alto ferrarese, e si porrà come uno spazio di attrazione per il variegato mondo imprenditoriale, associativo e commerciale della zona, rendendo questo ambito il “cuore pulsante” della nuova piazza.
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Linee guida meta-progettuali per la piazza di Sant’Agostino

B. Il paese di San Carlo

San Carlo deve affrontare una duplice emergenza post sismica. I fenomeni di liquefazione hanno colpito duramente il tessuto urbano che costituisce il nucleo centrale del paese, aggregato intorno a piazza Pola. A differenza di Sant’Agostino, attraversato dalla strada provinciale, il nucleo centrale di san Carlo sorge in posizione defilata rispetto alla strada provinciale, lungo la quale solo in tempi recenti si sono addensati nuovi tessuti edilizi, i quali ancora sono considerati esterni al paese. I minori danni subiti da questi ultimi durante il sisma hanno indotto lo spostamento delle attività dal centro lungo la provinciale, determinando un grave depauperamento della sua vitalità e una alterazione profonda delle tradizionali modalità fruitive e relazionali che erano alla base della forma urbis percepita del nucleo urbano ante-sisma. Il Piano Organico si è inserito in questo processo attivando un ulteriore percorso di incontri con la comunità, denominato “valorizziamo San Carlo”, durante il quale sono state recepite numerose indicazioni relative alla storia, alle potenzialità, alle criticità e al senso di identità del paese, e sono state individuate e discusse diverse proposte operative. Lo schema direttore elaborato anche sulla base di questo percorso prevede due direzioni di azione:

  • Passaggio attraverso l’area centrale del paese del nuovo asse ciclo-pedonale proposto dal Piano Organico a connessione di Sant’Agostino con Mirabello; la nuova arteria, prolungandosi verso ambiti territoriali che si spingono fino a Ferrara e al Po, e dall’altro, e dall’altro lato, allo snodo strategico del bosco della Panfilia, consentirà dalla centralità di San Carlo di assumere un ruolo baricentrico nei confronti di un ampio bacino territoriale, stimolando modalità di spostamento, fruizione e esplorazione alternativi, legati alla mobilità dolce, e la nascita di un nuovo sistema di servizi ed attività ad esso collegati.
  • Creazione intorno a questo asse di un nuovo sistema urbano centrale, in grado di connettere e valorizzare i punti di forza tradizionali del paese, tra i quali si annoverano: l’importante mercato domenicale; il circuito ciclo-turistico Sancarlese, che si spinge fino al Cavo Napoleonico passando per l’oratorio dei Ghisilieri, oggi gravemente danneggiato, che costituisce la testimonianza architettonica più significativa del territorio e l’elemento identitario più importante di San Carlo; il centro parrocchiale, che svolge anche funzione di asilo e che dispone di un’ampia dotazione di servizi sportivi; il centro civico, di cui è prevista la ricostruzione; la così detta villa liberty, un edificio del quale si propone il restauro con destinazione pubblica e l’apertura di spazi per il ricco mondo associativo locale, e per attività didattiche legate alle innovazioni nel mondo agricolo.
  • Riqualificazione di piazza Pola, conservando la sua funzione ibrida di piazza attrezzata per eventi, di sagrato della chiesa parrocchiale, di area commerciale, e di principale parcheggio di interscambio del paese tra mobilità privata e pubblica (fermata delle linee dei bus).
  • Spostamento del così detto Frigorifero, una grande struttura a supporto dell’industria agroalimentare risalente al dopoguerra, che sorgendo nel cuore dell’area centrale di San Carlo, ha storicamente costituito un elemento di disconnessione tra gli ambiti urbani circostanti. Lo spostamento del Frigo, anch’esso danneggiato dal sisma, in un’area extra-urbana più idonea, consentirebbe di operare  un’importante ricucitura del tessuto del paese, e di aprire un secondo spazio aperto capace di dare vita, in sinergia con piazza Pola e con le altre funzioni sopra descritte, a quel sistema urbano centrale di rilievo sovra-locale che costituisce l’obiettivo del Piano Organico per il paese di San Carlo.
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Schema direttore di San Carlo

L’intenzione di procedere alla verifica di fattibilità della delocalizzazione del Frigo, confermata da un memorandum di intesa pubblico-privato, ha consentito di concordare uno schema di masterplan per la riqualificazione urbana dell’intero sedime; lo schema prevede la realizzazione di una corte residenziale mista di carattere semi-pubblico, del tutto separata dalla viabilità carrabile, che le correrebbe intorno, e sulla quale si addenserebbero le seguenti funzioni:

  • un centro polifunzionale, richiesto a gran voce dalla comunità Sancarlese durante gli incontri consultivi, oggi posizionato in un grande tendone fuori dal paese;
  • un’area aperta semi-pubblica, trattata parzialmente a verde, nella quale sia possibile organizzare anche eventi all’aperto;
  • spazi per il piccolo commercio, posti ai piani terra dei lati lunghi della corte;
  • il nuovo mercato coperto, che sostituisca quello attualmente presente, e inadeguato alle esigenze di rilancio del paese;
  • una nuova superficie di parcheggio pubblico, in grado di scaricare piazza Pola nei periodi di picco, e di favorirne l’utilizzo per funzioni più complesse, proprie del suo status di piazza centrale del paese.
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Schema di masterplan dell’area ex-Frigo

Accanto alla proposta di delocalizzazione del Frigo (in corso di approfondimento), il Piano Organico ha individuato alcune linee guida progettuali per la riqualificazione di piazza Pola, che si pone l’obiettivo di creare le premesse per un suo rilancio nel tempo. Il progetto si concentra principalmente sui margini della piazza, attualmente sotto-qualificati e disgregati dalla predominanza delle superfici asfaltate, con l’obiettivo di rafforzare la funzione di “contenitore spaziale” di tali margini rispetto alle superfici centrali, che vengono mantenute a parcheggio. Il ripensamento dei margini viene affidato al ridisegno delle sezioni stradali, oggi sopra standard, in modo da recuperare una adeguata superficie pedonale a servizio degli spazi commerciali che vi insistono, che verrà trattata con materiale omogeneo. Fulcro della riunificazione dei margini della piazza è il nuovo attraversamento pedonale di via Risorgimento, allineato con il monumento che sorge al centro dello spazio pubblico. Il margine meridionale viene invece ridisegnato da una aiuola con filare di alberi che si connetterà alle aiuole alberate presenti presenti sul bordo orientale della piazza, introducendo un margine permeabile in direzione del sagrato, che raddoppiando il filare di alberi già presente sul suo lato meridionale, ne rafforzerà la definizione spaziale. In tal modo la nuova piazza sarà definita da due differenti quinte urbane: una cortina edilizia sui margini nord e ovest, e una cortina verde a est e a sud. Il progetto base è completato dalla previsione di un “giardino segreto” alle spalle del bordo occidentale della piazza, accessibile direttamente dall’attraversamento pedonale, che potrebbe essere realizzato unendo le aree verdi di pertinenza del centro civico e della villa liberty, costituendo un luogo interessante per l’organizzazione di piccoli eventi ricreativi legati alle attività previste nei due edifici.

Linee guida meta-progettuali della piazza di San Carlo

Linee guida meta-progettuali per la piazza di San Carlo

CONCLUSIONI

Nel complesso, il piano Organico ha inteso fornire l’ossatura strategica, urbanistica e architettonica sulla quale potrà essere impostato il programma di rilancio socio-economico del territorio comunale. Il Piano Organico si è mosso in maniera verticale tra questi diversi livelli, impostando innanzitutto una proposta omogenea di indicazioni strategiche per la valorizzazione delle vocazioni specifiche dei diversi sistemi territoriali; indicazioni che sono state poi approfondite a livello locale sui centri di Sant’Agostino e San Carlo, per i quali particolare importanza hanno assunto la definizione del ruolo degli spazi pubblici, la proposta di un sistema di mobilità dolce, e lo studio dei suoi rapporti con l’infrastruttura paesaggistica. Sono state inoltre elaborate, attraverso lo strumento del draft-masterplan, proposte di riordino urbanistico volte al superamento dei principali fattori di debolezza attuali, sviluppate in entrambi i casi in coordinamento con i proprietari interessati, e da ultimo, sono state individuate (e accompagnate da una quantificazione di massima dei relativi costi) linee guida progettuali per la riqualificazione degli spazi pubblici centrali dei due paesi, catalizzatori urbani del rilancio socio-economico, le quali saranno candidate al Programma d’Area per l’ottenimento dei finanziamenti regionali.

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a Den Haag / L’Aia

Tra il 2007 e il 2009 ho vissuto e lavorato a L’Aia, presso il locale studio di architettura Geurst&Schulze architecten, prima come stagista e borsista Leonardo, e in seguito come assistente progettista; in Olanda ho potuto approfondire i temi della progettazione architettonica e urbana, con riferimento a interventi sulla piccola e media scala, al masterplanning, alla riqualificazione urbanistica, e con una proficua escursione nel disegno di edifici scolastici, in cui lo studio era specializzato. Di seguito una rassegna di alcuni progetti su cui ho potuto collaborare, inizialmente come disegnatore e poi come progettista, così come hanno voluto ricordare i miei colleghi nel papiro dei saluti finali!

in poche immagini, due anni e più di vita olandese!

due anni olandesi, in poche immagini!

Nonantola – frammenti di un discorso. Progetto per il concorso “Una nuova vivibilità per il centro di Nonantola” – II grado del concorso

Ente banditore: Comune di Nonantola (Modena), sulla base del bando regionale  ex Dgr 858/2011 “Concorsi di architettura per la riqualificazione urbana”
Gruppo di lavoro: Arch. Roberto Malvezzi (capogruppo), Arch. Stefano Diacci, Arch. Luca Filippi, Ing. Luca Reverberi, Ing. Giancarlo Spaggiari; Dott. Agr. Federico Diacci
Cronologia: consegna dei progetti: 19 aprile 2013
Esito della II fase: 4° posto
Esito della procedura regionale: progetto vincitore non finanziato
Link al progetto pubblicato sul sito di Europaconcorsi

La seconda fase del concorso di Nonantola si chiude con la redazione di un progetto preliminare, che sintetizza un percorso progettuale lungo un anno, trascorso in compagnia della colta cittadina di provincia, e impreziosito da un laboratorio di urbanistica partecipata che ha contribuito ad elevare la nostra consapevolezza delle problematiche, delle esigenze e della sensibilità culturale di quel paese, ma anche, delle potenzialità del progetto elaborato durante la prima fase.

Progetto che è rimasto sostanzialmente invariato in tutti i suoi presupposti strutturali, e anche poetici, rispetto alla prima fase concorsuale, alla quale si rimanda per una definizione generale delle strategie di intervento, e che ha trovato nel salto di scala del proegtto preliminare l’opportunità per una loro maggiore definizione. Così, i tre assi di mobilità sostenibile trasversali alla città su cui si incardinava la proposta strategica, ovvero l’asse naturalistico, l’asse di pietra e l’asse alberato, definiti rispettivamente la Spina Verde, via della Partecipazione, e il Boulevard, acquisiscono connotati sempre più chiari e specifici, conducendo l’impalcato progettuale a delineare una fitta rete di corrispondenze e ricami, sui quali si è giocata la scommessa di una nuova densità di significati urbani (per un confronto diretto tra lo stato di progetto e lo stato di fatto, può risultare assai utile una navigazione con Google maps e Street view)

Vista generale del piano

Vista generale del progetto

Ampio sviluppo è stato dato alle dinamiche spaziali dei tre ambiti di progetto, fondate sul tema della fluidità dello spazio-forma quale matrice di corrispondenza di percorsi e funzioni. Nel progetto gli spazi proseguendo si trasformano, divenendo ora piazza ora percorso, ora luogo di sosta ora incrocio, ora ingresso ora scorcio, cercando di recuperare in tal modo il valore della scoperta e della curiosità, che costituiscono la matrice fondamentale di tanta parte dei nuclei storici del nostro paese, Nonantola compresa. Per dirla con de Carlo, i tre ambiti svolgono il ruolo di “condensatori urbani” in grado di concretizzare l’obiettivo strategico di ricollegare il centro con la periferia circostante, attraverso la creazione di “nuovi luoghi” caratterizzati da programmi funzionali complessi, specifici  e integrati, e da soluzioni formali ispirate ai criteri di semplicità, articolazione, riconoscibilità, innovazione e continuità con il paesaggio storico.

Altro elemento di attenzione è stato quello della definizione di un linguaggio semantico omogeneo, che ha reinterpretato le dinamiche sopra descritte in una chiave moderna; così l’ambito 1, quello posto all’ingresso del centro, si arricchisce di piccole “stanze” lastricate, che distribuite lungo l’asse naturalistico, introducono nella rarefazione del verde la varietà e le proporzioni di spazi caratteristici di un centro urbano.

Ambito di progetto n. 1

Ambito di progetto n. 1

L’ambito 2, quello prospiciente alla Abbazia, guadagna un assetto semi-monumentale, nel quale le cortine di verde alberato allineate lungo i fronti strada descrivono uno spazio di ampie proporzioni, nel quale l’introduzione di una piazza/campo di forma triangolare disegna un percorso privilegiato che, tagliando l’ampio spazio, veicola i flussi pedonali a una lenta scoperta del monumento.

Da ultimo, l’ambito 3, circostante la torre dei Bolognesi, si reinventa con una nuova piazza immersa in un giardino monumentale popolato di funzioni ricreative agresti, di cui la torre è epicentro e faro; la nuova piazza, che si protende nello spazio intorno con una ragnatela ben calibrata di percorsi, eredita le storie della balera di paese che in passato aveva sede in questo luogo, e le rielabora proponendosi come pertinenza all’aperto della nuova biblioteca pubblica, una istituzione vivace e intraprendente, di cui viene studiato il trasferimento al piano terra del palazzo comunale.

Ambiti di progetto n. 2 e 3

Ambiti di progetto n. 2 e 3

Notevole impegno è stato quindi profuso nella definizione di una bozza di piano del traffico, che introducendo un sistema di sensi unici, si propone di recuperare superfici stradali lungo le quali innestare i nuovi assi di mobilità sostenibile, e di convogliare i relativi flussi pedonali, ciclabili e veicolari verso le aree della città (vecchie e nuove piazze, zone commerciali, altre polarità strategiche) su cui si intende esercitare maggiore stimolo.

Grande cura è stata inoltre posta nel progetto del verde, declinato quale elemento discreto ma cardinale della nuova configurazione urbana, e nella elaborazione di una strategia di illuminazione notturna, a cui viene affidata la costruzione di una versione della città, caratterizzata da un differente sistema di rapporti tra patrimonio storico-monumentale e tessuto urbano ordinario, incentrato sulla sottolineatura delle nuove gerarchie di segni, percorsi e spazi introdotti dal piano.

Primo stralcio di attuazione, studi di illuminazione e dettagli pavimentali

Primo stralcio di attuazione, studi di illuminazione e dettagli pavimentali

Completa il progetto una analisi dei benefici socio-economici del piano, svolta in riferimento non solo alle ricadute economiche nel medio-lungo periodo indotte dalla sua realizzazione, ma soprattutto, alla valorizzazione di quei beni immateriali legati alla qualità della vita nei suoi molteplici aspetti, nei cui confronti il piano si propone come elemento di stimolo.

Qui potete scaricare la Relazione tecnico-illustrativa del progetto per Nonantola.

Action Plan for the safeguarding of the cultural heritage of the Old City of Jerusalem

Committente: UNESCO – WHC
Gruppo di lavoro: Daniele Pini (Coordinatore), Claudio Alessandri, Franco Frison, Luca Lanzoni, Saveria Teston (Consulenti Senior), Roberto Malvezzi, Roberto Meschini, Andrea Pasquato, Marcella Pirazzoli, Sara Vespignani (Consulenti Junior)
Cronologia:  prima missione: 4-19 giugno 2006; seconda missione: 1-19 novembre 2006; consegna finale: febbraio 2007
Il mio ruolo: rilievo GIS del patrimonio storico e monumentale, schedatura dello stato di conservazione e della vulnerabilità sismica del patrimonio, rilievo architettonico e progettazione preliminare di interventi di restauro antisismico

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Nel 2006 UNESCO –WHC ha promosso l’attivazione del progetto “Action Plan for the safeguarding of the cultural heritage of the Old City of Jerusalem” per la definizione di un programma di interventi di restauro sui monumenti del centro storico di Gerusalemme, come parte di un percorso di dialogo tra le diverse parti presenti sul territorio. In particolare, i partner locali vengono individuati nell’Israel Antiquities Authority, per la parte Israeliana, e nella Welfare Association, per la parte Palestinese. All’interno di questo progetto sono state sviluppate le seguenti attività:

  • elaborazione del progetto “Needs map for the conservation of historic monuments and
    sites”, consistente nella redazione di una nuova carta-inventario contenente la localizzazione e identificazione di tutti i monumenti e i luoghi storici della Città Storica, la descrizione del loro stato di conservazione, e la definizione di priorità all’interno di possibili scenari di intervento di riqualificazione urbana
  • sviluppo di un sistema GIS (Geographical Information System) come strumento di gestione sia del patrimonio storico identificato nella Needs map, sia delle future strategie di intervento;
  • elaborazione di una serie di Project Profile relativi ad alcuni siti o edifici sensibili, consistenti nel rilievo architettonico dei manufati, laddove non disponibile, e del loro stato di degrado, e nella individuazione delle attività necessarie al loro recupero, restauro e valorizzazione.

Volti di Gerusalemme

Di seguito una galleria fotografica tratta dall’archivio delle Missioni.

Nonantola – frammenti di un discorso. Progetto per il concorso “Una nuova vivibilità per il centro di Nonantola” – I grado del concorso

Ente banditore: Comune di Nonantola (Modena), sulla base del bando regionale – dgr 858/2011 – programma di riqualificazione urbana
Gruppo di lavoro: Arch. Roberto Malvezzi (capogruppo), Arch. Stefano Diacci, Arch. Luca Filippi, Ing. Luca Reverberi, Ing. Giancarlo Spaggiari; Dott. Federico Diacci
Cronologia: consegna dei progetti: 26 settembre; comunicazione dei finalisti: 26 novembre
Esito della I fase: selezionato tra i cinque progetti ammessi ex aequo alla seconda fase (svolgimento: 2013)

Il 21 aprile 2012 la Amministrazione Comunale di Nonantola (MO) ha pubblicato un bando di concorso di progettazione con lo scopo di raccogliere idee e confrontare proposte progettuali per la riqualificazione identitaria del capoluogo, nell’ambito del più ampio piano regionale “Concorsi di architettura per la riqualificazione urbana”, di cui al seguente link: http://territorio.regione.emilia-romagna.it/riqualificazione-urbana/promozione-concorsi

Il concorso costituisce per Nonantola “l’occasione per mettere in campo un atto creativo, capace di guardare alla totalità del territorio, che sa cogliere nelle trasformazioni in corso il motore per una nuova idea di città, nel perseguimento della qualità intesa come esito delle relazioni fra le dotazioni funzionali con la struttura urbana, i livelli di benessere ambientale e la coesione sociale. […] Il progetto urbano che i concorrenti sono chiamati ad elaborare dovrà essere colto quale strumento di progettazione della complessità, togliendolo da quell’ambito esclusivamente architettonico -e quindi statico- che aveva caratterizzato tutte le esperienze di disegno urbano fino agli anni ’80 del secolo scorso, concependo quindi il progetto urbano come spazio dinamico, in grado di sopravvivere, senza essere stravolto, al modificarsi delle esigenze, delle scelte politiche, degli usi. Il Concorso di Architettura promosso dal Comune di Nonantola, promuove l’integrazione tra gli strumenti di pianificazione e quelli di progettazione della città e del territorio. […] Tale impostazione sottolinea l’intento e la volontà di affermare un approccio moderno ed innovativo al ruolo della pianificazione e dei suoi strumenti, non più visti nell’ottica di una relazione gerarchica tra piano/progetto/programma, bensì di una relazione dialettica che trova forza ed alimento dall’integrazione sistemica tra i diversi strumenti che governano le trasformazioni urbane e territoriali. Trasformazioni che quindi “si costruiscono nel divenire continuo” con un’ attenta ricerca di coerenza ed integrazione tra i molteplici strumenti.” (dal Disciplnare del Concorso)

Descrizione del progetto

“La risposta ai temi espressi dal bando si esplica attraverso la definizione di un sistema di percorsi a mobilità morbida (pedonale, ciclabile, meccanizzata a senso unico e rallentata), sovraordinato rispetto al centro storico e in grado di connettere il medesimo con il territorio agricolo circostante, e con le polarità funzionali e residenziali che nel tempo si sono organizzate in quella periferia che nel nucleo storico ha ancora il suo elemento baricentrico.

Tavola 01. Inquadramento territoriale

Tavola 01. Inquadramento territoriale

Tavola 02. Inquadramento progettuale

Tavola 02. Inquadramento progettuale

 Obiettivo del progetto è quello di “allargare” la riconoscibilità percepita del nucleo  centrale di Nonantola, aprendo i tipi di percorribilità e di fruibilità tipici del centro storico anche ai tessuti della periferia, in modo da operare una ricucitura con aree residenziali oggi maggiormente coinvolte in dinamiche legate all’uso dell’automobile e alla fruizione di luoghi periferici. In quest’ottica, altrettanta importanza riveste la scelta di ritagliare all’interno di margini inespressi presenti nel nucleo storico, occasioni di intervento progettuale finalizzate alla costruzione di nuovi “luoghi” che espandano il mosaico di materiali urbani che assemblano il centro storico stesso, e contribuiscano ad accrescere il peso specifico di attrazione e opportunità che esso può offrire rispetto alle dinamiche di fruizione territoriale concorrenti.(dalla Relazione di Progetto)

Durante la seconda fase del concorso, un laboratorio di partecipazione organizzato con i rappresentanti della popolazione di Nonantola permetterà di ottimizzare le strategie sinora delineate e di indagare con maggior dettaglio i programmi funzionali relativi alle diverse componenti del piano, fino a concretizzarlo in un progetto di livello preliminare.

Nota: il link alla relazione di progetto è stato rimosso, per evidente abuso di accesso da parte di qualche anonimo lettore.

Collegamento alla pagina di Europa Concorsi

Brindisi, Piano Direttore per il recupero del Porto Antico

Committente: Comune di Brindisi
Progettista incaricato: Arch. Enrico Alessandro Dodi – Dodi&Moss Associati (MI)
Il mio ruolo: Project Manager per la redazione del Piano Direttore per il recupero del porto antico, e collaboratore nel progetto preliminare di riqualificazione del Lungomare del centro storico
Collaboratore: Arch. Lorenzo Lucchini
Cronologia: consegna del Piano: aprile 2010.

Nel maggio 2011, a seguito di un lungo percorso di indagini e proposte, il Comune di Brindisi pubblicò il bando di concorso relativo alla “Riqualificazione del lungomare Regina Margherita e ristrutturazione/manutenzione delle banchine portuali Dogana, Centrale, Montenegro, Sciabiche e De Revel” nell’ambito di un ambizioso programma di recupero complessivo del porto antico della città. Il concorso fu vinto dal RTI composto da Acquatecno S.r.l. (capogruppo), Dodi Moss S.r.l., AD Project S.r.l., Ing. Marco Maldari, Ing. Aldo Maldari.

Foto aerea del Porto Antico di Brindisi; in evidenza l'area interessata dal progetto di riqualificazione del lungomare

Foto aerea del Porto Antico di Brindisi; in evidenza l’area interessata dal progetto di riqualificazione del lungomare

Questo primo progetto doveva costituire il primo stralcio di un programma complessivo di riqualificazione del porto antico, ragione per la quale veniva richiesto alla RTI di formulare un inquadramento più ampio dell’intervento di progetto, attraverso la predisposizione di un Piano Direttore che proponesse uno scenario progettuale complessivo finalizzato al recupero e alla valorizzazione dell’area portuale, anche sulla base di una sintesi del percorso di studi e indagini compiuto dall’Amministrazione nel decennio precedente.

Il progetto delle nuove banchine prevede la realizzazione di un sistema di viabilità a senso unico, con differenziazione della finitura superficiale del manto di pietra calcarea in modo da distinguere tra superficie carrabile, in pietra bianca, e pedonale, in pietra grigia. Particolare attenzione è stata posta a fare in modo che Il percorso carrabile non corra parallelo al profilo della banchina, ma seguendo un suo tracciato, crei ambiti differenziati, tali da rendere la percezione della nuova banchina non quale un lungo nastro di pietra, ma una successione di spazi distinguibili.

Progetto di riqualificazione del lungomare di Brindisi - I stralcio

Progetto di riqualificazione del lungomare di Brindisi – I stralcio

Allo stesso fine concorre l’organizzazione “per livelli” degli altri elementi che compongono il progetto, ovvero i filari di palme, i sistemi delle sedute, sempre in pietra, e le linee dell’illuminazione notturna, realizzata con lampioni a led. Anche questi livelli assumono un tracciato non parallelo al corso della banchina, ed intersecandosi tra di loro e con la sottostante base di pietra, contribuiscono alla formazione di luoghi ben riconoscibili e caratterizzati. Completano il progetto alcuni sottoambiti, disegnati con il particolare intento di valorizzare alcune emergenze del fronte urbano, e due pontili galleggianti, che oltre a svolgere funzioni di ormeggio, costituiscono la proiezione in acqua di alcuni segni forti del tessuto urbano retrostante, come la scalinata di Virgilio e piazza monumentale intitolata a Vittorio Emanuele II.

Il Piano Direttore considera questo progetto come il contributo specifico del centro storico alla riqualificazione del porto antico, nell’ottica di un approccio volto a valorizzare le specificità degli ambiti urbani che insistono sul porto. L’unicità morfologica del Porto Antico, che coi suoi due Seni abbraccia il centro stoico della città di Brindisi costituendo sin da tempi remoti un sicuro approdo, ha contribuito a determinare un particolare modello di crescita urbana: soprattutto nel corso del XX secolo la città ha progressivamente avvolto i due Seni, rispondendo a singole necessità strategiche che hanno trovato nelle ampie superfici disponibili intorno al porto un luogo di insediamento adeguato alle esigenze del tempo. In questo processo di crescita sostanzialmente accretivo, sono sorte una accanto all’altra aree funzionali fra di loro indipendenti, caratterizzate al loro interno da una certa omogeneità urbanistica e funzionale, ma nel complesso, da un livello non sufficiente di integrazione reciproca. Per citare le più importanti, la realizzazione dell’Arsenale Militare nel 1900, del quartiere residenziale in località Casale, dell’Accademia Militare e del Monumento al Marinaio, del Villaggio Pescatori, fino allo sviluppo portuale e industriale intorno al Seno di Levante. Il forte impulso dato alle funzioni portuali e aeroportuali, infine, se da un lato ha svolto un ruolo trainante nello sviluppo cittadino, dall’altro non ha agevolato la formazione di un tessuto urbano continuo e integrato; intorno al porto si è venuta a creare una città-mosaico, caratterizzata da barriere e limiti tra aree contigue, che se da un lato sono state funzionali al corretto espletamento delle attività ivi previste, non hanno però agevolato la crescita delle attività commerciali, turistiche e residenziali. Per ovviare a queste difficoltà logistiche, la crescita urbana ha trovato da sempre uno sbocco naturale verso l’entroterra a sud della Città Storica, al di là del tracciato ferroviario post unitario; la presenza di un segno forte come la ferrovia ha aggiunto un nuova barriera urbana tra i quartieri storici e quelli nuovi: come conseguenza di questa dinamica, nel tempo il baricentro della città si è spostato verso sud, allontanandosi progressivamente da quello che per secoli era stata la sua polarità di riferimento, ovvero il Porto antico. Nel tempo, la configurazione urbana originaria ha finito per capovolgersi, e lo spazio del porto, che per sua natura ha favorito da sempre processi di collegamento e integrazione, ha finito per dividere; la città ha come cicatrizzato il proprio porto, digerendolo come un grande vuoto urbano, che pur mantenendo una valenza paesaggistica, ha però perduto una funzione strategica nel tessuto connettivo e funzionale generale. Rispetto ad esso, la città si è organizzata sviluppando altri sistemi connettivi, e ridefinendo i propri poli funzionali secondo logiche indifferenti alla presenza del grande bacino.

Forma Urbis di Brindisi: a) la ferrovia separa la città in due aree di estensione equivalente; b) campitura del settore nord, mettendo in rilievo il porto antico; c) settore nord, campito prescindendo dalla morfologia del porto antico

Forma urbis di Brindisi: a) la ferrovia separa la città in due aree di estensione equivalente; b) campitura del settore nord, mettendo in rilievo il porto antico; c) il settore nord campito prescindendo dalla presenza del porto antico

La elaborazione del Piano Direttore ha prodotto una scelta strategica forte, che punta a trasformare il porto antico in una vera e propria “Piazza d’Acqua”, suggerendo in tal modo un riferimento diretto alla tradizione della piazza italiana; intorno alle piazze degli antichi centri storici si addensavano le funzioni più importanti per la vita della comunità, la piazza era luogo di ritrovo e di commercio, di conoscenze e scambio di informazioni; quando un visitatore entrava in città, per prima cosa si dirigeva verso la sua piazza principale. Questo paragone deve naturalmente essere aggiornato sulla base di due criteri: la grande scala dimensionale che il porto antico occupa rispetto al nucleo urbano di Brindisi, e il fatto che la sua superficie non sia transitabile liberamente; questo rende necessario esplicitare le relazioni tra gli elementi che vi insistono, affidandole a sistemi connettivi ben organizzati, e di valutare con attenzione la disposizione e l’organizzazione reciproca delle funzioni maggiormente caratterizzanti.

Alla luce di questi concetti, si è operata una rilettura dei diversi ambiti del porto, valutando per ognuno di essi il potenziale in termini di offerta urbana, sia in relazione ai caratteri già sviluppati, sia a caratteri impliciti e derivanti dalla specifica posizione che ognuno di essi assume all’interno del sistema città. In tal modo, si è realizzata una matrice delle possibili “vocazioni” dei diversi ambiti urbani, che è servita come base di partenza per tessere una trama di relazioni in grado di esprimere modi innovativi di “vivere” la città di Brindisi e il suo porto, e quindi, di incarnare la missione strategica di realizzare una piazza d’acqua.

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Piano Direttore – Tavola delle vocazioni

A tal fine, è parso utile svolgere una ricerca su alcuni casi di studio raccolti a livello europeo, che partendo da problematiche analoghe al caso di Brindisi, hanno sviluppato interessanti strategie per la loro soluzione. In particolare, sono stati studiati quattro casi – Rotterdam, Amsterdam, Copenhagen e Potsdam – in cui l’elemento dell’acqua, tipicamente nella forma di un porto lungo un canale o un fiume, abbia per varie ragioni costituito in passato una cesura rispetto al centro urbano, impedendo alla città di guardare all’acqua come ad un elemento centrale della propria organizzazione. Come si può osservare dalle schede riportate di seguito, un elemento chiave per il successo è stato  quello di saper elaborare una chiara gerarchia degli spazi urbani, e di localizzare le nuove funzioni sulla base di uno studio attento delle modalità di connessione con la città esistente; si osserva inoltre come gli interventi di riqualificazione meglio riusciti abbiano preso origine dalla rimozione di antiche barriere urbane, e dal coinvolgimento di ambiti un tempo separati in un processo di fusione in cui gli spazi un tempo di soglia hanno assunto rapidamente il ruolo di nuove centralità.

Su questa tessitura di fondo si è elaborato uno scenario di riconfigurazione urbana che agisce su due  livelli; ad un primo livello, il carattere vocazionale dei macro-ambiti è stato ulteriormente sviluppato tramite la definizione di un sistema di funzioni forti, capaci di trasformare gli edifici strategici oggi inutilizzati in poli di attrazione di livello macrourbano; questi poli, integrandosi con le funzioni già insediate nei diversi ambiti, potranno rendere la piazza d’acqua un “Centro di Eccellenza” per la città di Brindisi. Ad un secondo livello si sono identificati alcuni nodi urbani strategici, capaci di  catalizzare e e mettere a sistema le energie derivanti dagli interventi sopra descritti.

Questi nodi strategici divengono il fulcro dell’opera di riconnessione sinergica tra gli ambiti, che costituisce il fulcro del Piano; in particolare, si prevede di riconnettere le aree affacciate sul porto antico attraverso la rimozione delle barriere di terra, e soprattutto, attraverso la istituzione di un sistema di trasporto pubblico su acqua, detto Circolare del Mare, che ne consenta il superamento, laddove ove la loro conservazione risulti ineludibile. I nodi strategici divengono quindi gli ambiti dove concentrare le principali strutture di interconnessione (parcheggi di intersambio multipiano tra il traffico meccanizzato o ciclopedonale, e il nuovo trasporto pubblico su acqua). Importante in quest’ottica è il bilanciamento della nuova centralità urbana, corrispondente al cuore della piazza d’acqua, attraverso una opportuna valorizzazione delle infrastrutture esterne al porto antico, costituite dal Castello Aragonese, posto a guardia di quest’ultimo, e dal porto turistico che gli sorge accanto, con i servizi annessi.

Piano Direttore - Tavola delle connessioni

Piano Direttore – Tavola delle connessioni

Il Piano Direttore recepisce inoltre le proposte contenute nel DPRU in merito alla valorizzazione delle due aree di parco naturalistico lungo i canali Cillarese e Palmarini – Patri; in particolare, si sottolinea il valore altamente strategico insito nella conservazione di queste aree libere, per due aspetti principali. Da un lato, esse costituiscono una potenziale camera di compensazione per gli insediamenti che vi si affacciano, e potrebbero formare una efficace cerniera urbanistica tra il nucleo consolidato della Città Moderna, e i quartieri più recenti sorti al di là degli alvei dei due canali; per la stessa ragione, i due parchi potrebbero diventare percorsi di accesso privilegiato per il raggiungimento delle testate dei due Seni, per mezzo di viabilità alternativa (ciclopedonale), alleggerendo il ricorso alla mobilità su auto privata per gli spostamenti in ambito urbano. A tal fine, si renderà necessario attrezzare queste aree verdi con le necessarie infrastrutture di  viabilità, come piste ciclabili, sottopassi, parcheggi per bici; si renderà necessario inoltre integrare i futuri parcheggi multipiano con aree dedicate al parcheggio di motocicli. Sarà inoltre fondamentale realizzare un sistema di accessi a queste infrastrutture per i cittadini residenti nei quartieri circostanti; in futuro si potranno anche studiare soluzioni per il superamento del fascio di binari che rinserra la Città Moderna lungo il suo bordo nord ovest. Il ricorso a questo sistema di spostamenti individuali costituirebbe un valido strumento al fine di reintegrare pienamente allo spirito della “città d’acqua” anche gli abitanti che risiedono più lontano dai due Seni: in tal senso, si propone di definire queste fasce a verde naturalistico attrezzato con il termine significativo di “Seni Verdi”. La presenza di un flusso ciclopedonale lungo di essi, inoltre, potrebbe costituire una risorsa per l’insediamento di piccole attività ricreative, che prolungando idealmente l’offerta di servizi previsti lungo il porto, consenta di integrare in un tutt’uno urbano i seni di terra con i seni di mare; si verrebbe così a formare una “cintura naturale”, che in prospettiva potrebbe spingersi a comprendere il bacino idrico del Cillarese, interpretandolo come un “terzo Seno” interno; questa cintura naturale circonderebbe per intero la città consolidata, contribuendo ulteriormente a riunificare i suoi settori storicamente divisi.

Nuova Forma urbis di Brindisi: in evidenza i nodi strategici, l'edificato e la "cintura naturale"

Nuova Forma urbis di Brindisi: in evidenza i nodi strategici, l’edificato e la “cintura naturale”

Questo insieme di azioni è finalizzato a rendere il porto antico non solo il nuovo “centro” della città di Brindisi, ma un polo attrattivo su scala regionale, e la sua specifica modalità fruizione non ambisce soltanto a rifunzionalizzarlo, ma ad incarnare un “nuovo modo” di vivere la Città d’acqua.