Archivi categoria: A mente

Un progetto di pubblicazione

E dopo tante vicende, sono giunto alla famigerata quanto benvenuta DRAFT di una ricerca che in un modo o nell’altro, mi tiene avvinto da un decennio. Rispetto alle precedenti versioni in inglese, tornare all’amata lingua italiana mi ha consentito di risolvere numerose incertezze, di contenere il testo in appena 13 pagine (figure incluse!), e di scoprire che è molto più semplice tradurre un testo difficile dall’inglese all’italiano, quando lo hai scritto tu, che non un testo facile dall’italiano all’inglese.

Qui trovate il testo completo dell’articolo: “Sulla struttura archetipa del tempio greco: un’indagine fenomenologica” (draft: maggio 2014)

A voi dunque la bozza, che contiene ciò che ho scoperto sui templi dell’antica Grecia, passione e arrovello eterno per viaggiatori, architetti, artisti, poeti, storici: e da oggi, anche per i filosofi!!! Fatemi avere le vostre impressioni, giudizi, o osservazioni: sarà la mia “friends-peer-review”, altrettanto importante per me di quella ufficiale; in attesa di sapere se questo post si trasformerà finalmente in una pubblicazione, o se dovrà ancora pazientare..

E se vi state chiedendo che cosa me lo abbia fatto fare, di darmi al volontariato culturale investendo tanta pazienza e tanto impegno su questa cosa, posso solo dirvi: leggetela, e capirete!

 

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the Archetype of Wisdom

A phenomenological research on the Greek Temple

English foreword

Ten years after an impressive travel through Sicily, I completed a long research on the Greek temples, based on a methodology of insight directly derived from the phenomenological approach. The most interesting result of this research was the possibility of drawing strong similarities between modern Phenomenology, and the ontology on which the architectural programs of the Greek temples was based, described by the means of a consistent insight regarding the most relevant fields of the ancient Greek culture.

The idea has been consequently developed, of a direct connection between modern Phenomenology, and the ancient intuition about the presence of a “transcendental ego”, the “putting into brackets” of which can be envisaged as a necessary condition for the overcoming of all the theoretical and existential difficulties aroused during the development of the archaic Greek thought.

At the following link it is possible to download the free pdf English version of the text:

“THE ARCHETYPE OF WISDOM. A phenomenological research on the Greek Temple”

Qualche parola in italiano!

Oltre dieci anni dopo quel viaggio indimenticabile in Sicilia, ho portato a termine una luuunga ricerca, che ha riguardato una rivisitazione profonda della cultura della Antica Grecia, filtrata con le lenti di un approccio pienamente fenomenologico (almeno, per come intendo io la fenomenologia!). La cosa interessante di questo studio è stata la possibilità di mettere alla prova il percorso che la modernità sembra avere svolto all’interno della matrice aristotelica e platonica che ha caratterizzato lo sviluppo culturale “occidentale” dalla fine dell’età classica fino alla fine di quella che Foucault chiamava “la nuova età classica” (secc. XVII-XVIII), e che è maturato nel pensiero contenuto nell’opera di Husserl e dei suoi successori, e di confrontarlo direttamente coi trascorsi di un altro percorso, maturato in Grecia all’interno della matrice culturale del così detto Medioevo Ellenico, ovvero dell’epoca succeduta alla caduta dei regni micenei.

Ripercorrere quei sentieri annegati nella nebbia dei tempi mi ha dato il modo di riscoprire l’esistenza di un profondo parallelismo tra i due percorsi: un parallelismo non fatto puramente di circostanze o coincidenze, ma di concreta consapevolezza di alcuni fondamenti del pensiero sulla natura umana, che a voler allargare l’esame ad un angolo ancora più vasto, ispirano il tratteggio di nuovi parallelismi, e di nuove affascinanti riscritture provenienti questa volta dai sestanti del mondo che noi chiamiamo “orientali”.

Il Tempio Greco, a cui questa ricerca è dedicato, viene osservato in essa soprattutto nelle precipue peculiarità sviluppate nella Magna Grecia d’età arcaica, e nella fattispecie, negli esempi superstiti in terra di Sicilia, ed è divenuto il pretesto per un confronto a tutto campo sugli orizzonti culturali della nostra civiltà moderna, e della nostra civiltà più antica; occasione per comprendere cosa allora sia effettivamente accaduto, e cosa sia stato di impedimento allo sviluppo di una radice metodologica, che si è riaffacciata sullo scenario occidentale solamente due millenni abbondanti più avanti.

Io considero questo testo un punto di partenza, che risistemando in una certa logica, se vogliamo anche volutamente non neutrale, l’immensa eredità trasmessa dal nostro passato, vorrebbe essere di ausilio alla navigazione dentro al tempo che si apre in avanti; affinchè non finiamo schiacciati da una storia troppo ingombrante, e per molti versi, irrisolta; perchè come avevano capito i nostri antichi, la conoscenza può diventare un ostacolo, se non sa trasformarsi in una terra fertile, aperta a nuove forme di vita.

Dal link seguente potrete accedere alla mia pagina di Lulu, dalla quale scaricare gratuitamente il testo in inglese nel formato pdf  – e non solo quello!

“THE ARCHETYPE OF WISDOM. A phenomenological research on the Greek Temple”

Tempio E2/3, visto dalle rovine del tempio G; Selinunte. © Roberto Malvezzi, 2013

Tempio E2/3, visto dalle rovine del tempio G; Selinunte. © Roberto Malvezzi, 2013

Un attrezzo dinamico

Attrezzo per la pratica fisica “Movenze® Movement Training”

Ideatrice e coordinatrice: Ilaria Malvezzi (Creator of Movenze®)
Design e sviluppo: Pietro Malvezzi (Industrial Designer)
Concept and engineering: Roberto Malvezzi (PhD in Civil Engineering)
Cronologia: primo prototipo: 2010; brevetto internazionale: 2013; produzione (prevista): 2014

Dynamic Free Weight

Ilaria ha lavorato tutta la vita nel mondo del movimento corporeo, dapprima come danzatrice professionista classica e contemporanea, e poi come terapista dei massaggi, e poi come studentessa di fisiologia del movimento, e poi come personal trainer, nel cui abito ha potuto approfondire tutte le più interessanti tecniche di allenamento oggi disponibili, e poi come madre, come lei tiene tanto a dire, e infine, anche come attrice di teatro.

MOVENZE® è la sintesi delle sue ricerche sul corpo umano; una pratica fisica che persegue l’allenamento del corpo attraverso il movement training, ovvero l’allenamento dei movimenti, e attraverso l’allenamento dei movimenti, persegue il risveglio della natura profonda dell’essere umano nel suo equilibrio con il mondo. Per dirla con le sue parole:

MOVENZE is a strengthening and conditioning class performed bare-foot that focuses on core, flexibility, mobility, stability, balance and posture. Through each MOVENZE session, the trainee will challenge his/her neuromuscular system by exploring different muscle actions, combinations and lines. Between each sequence of movements, interphases of stretching, balance and stabilization contribute to the creation of an overall choreographic and dynamic class experience. Indicated for all levels, ages, gender and personal training goals, MOVENZE will help you reveal your uniqueness and originality through movements.

Per dirla con i suoi gesti, riporto un promo girato questa estate nell’Appennino reggiano:

Dopo uno sviluppo di tre anni condotto da un originale gruppo di progettazione composto da tre cugini, è nata la nuova dynamic free weight, un attrezzo concepito esplicitamente per il marchio MOVENZE® e ottimizzato per la pratica del movement training.

L’attrezzo può considerarsi una innovazione dei tradizionali pesi da palestra, resa necessaria dal passaggio da una pratica di allenamento di tipo “statico” ad una di tipo “dinamico”; in particolare, lo sviluppo ha perseguito una attenta calibrazione dei momenti di inerzia di massa attraverso uno studio cinematico e dinamico dei movimenti del corpo, con il fine di ridurre la torsione sulle articolazioni più sollecitate dall’utilizzo del peso, e per facilitare le ampie rotazioni degli arti. Caratteristiche salienti del progetto sono:

  • una forte riduzione delle sollecitazioni sulle articolazioni del polso e del gomito rispetto al peso tradizionale;
  • dimensioni contenute, derivanti dal concetto di glove-weight, o “peso a guanto”, che minimizzano la possibilità di contatto tra l’attrezzo e il corpo;
  • possibilità di effettuare appoggi e flessioni continuando ad impugnare l’attrezzo sia in modo frontale che di piatto;
  • perfetta simmetria dell’oggetto rispetto alle direttrici sopra-sotto e destra-sinistra;
  • stabilità dell’impugnatura (il centro di massa coincide con il suo centro geometrico);
  • raffinato studio ergonomico, finalizzato a mantenere il perfetto allineamento dello strumento con l’asse dell’avambraccio nelle diverse modalità d’impiego;
  • rivestimento in gomma antiscivolo.

Il Dynamic Free Wieight sarà proposto in una gamma da 5, 10 e 15 libbre, differenziate l’una dall’altra per il colore del rivestimento (nelle immagini presentate in questa pagina, il modello da 5 libbre). L’entrata in produzione è prevista per il 2014 (pre-sale phase).

Dynamic Free Weight

Seismic vulnerability of historical masonry buildings: A case study in Ferrara

A conclusione del percorso di studi di Dottorato, è stata curata la pubblicazione sulla rivista scientifica Engineering Structures dei risultati delle ricerche svolte in collaborazione con tre giovani ricercatori delle Facoltà di Ingegneria e di Architettura di Ferrara nel campo della vulnerabilità sismica degli edifici storici in nuratura, in relazione al caso di studio del palazzo detto di Renata di Francia a Ferrara, un edificio del XV secolo oggi sede del Rettorato dell’Università.

V. Mallardo, R. Malvezzi, E. Milani, G. Milani, “Seismic vulnerability of historical masonry buildings: A case study in Ferrara”, Engineering Structures, n 30-8, 2008, pp. 2223-2241.

Sintesi del lavoro come Tutor alla Facoltà di Architettura

“Learning from Cities” – Workshop Internazionale di Progettazione – 10.a Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia

Nel 2006 la Facoltà di Architettura dell’Università di Ferrara venne invitata, insieme ad altre 23 Università di tutto il mondo, a partecipare al Workshop Internazionale di Progettazione “Learning from cities”, organizzato da Richard Burdett e Francesco Garofalo in collaborazione con la Biennale dell’Architettura di quell’anno.

Il Workshop prevedeva una serie di incontri e studi sul tema delle metropoli, nonchè la realizzazione di una installazione finale, nella quale i gruppi di lavoro di ciascuna Università avrebbero provato a condensare l’esperienza progettuale svolta nei mesi del Workshop; le 23 installazioni vennero esposte in una sala del Padiglione Italia ai Giardini della Biennale, e i risultati del Workshop furono raccolti nel volume Learning from cities.

NewYour.

“LandScrapers” – Workshop di Progettazione con Aaron Betsky

Betsky venne chiamato a Ferrara da Antonello Stella per un workshop avente come tema la città di Ferrara; il nostro gruppo concepì il progetto “Accidental Monuments”, consistente in una riorganizzazione del apesaggio intorno ad alcuni grandi “monumeti” urbani sopravvissuti ad una ipotetica devastante inondazione. Ultimo lascito dell’inondazione, un nuovo porto fluviale intorno ai Grattacieli della stazione, all’ingresso occidentale della città.

Betsky.

Un progetto per l’Università

Progetto di idee per la risistemazione delle Segreterie del palazzo quattrocentesco del Rettorato dell’Università di Ferrara. L’idea del gruppo puntava si proponeva da un lato a riqualificare gli spazi “pubblici” del piano terreno del palazzo, con risistemazione degli apparati informativi, dall’altro a riorganizzare gli spazi interni delle segreterie, privilegiando lo schema del back-office al posto dell’attuale front-office, e introducendo un “totem” informativo multifunzione.

Segreterie.

Alcune divagazioni accademiche

Durante questi percorsi con gli studenti della facoltà, elaborai alcuni spunti di riflessione, “divertimenti accademici” nei quali provai a sperimentare alcune ipotesi e teorie, per me allora ancora in nuce, e che più avanti avrei esplorato in maniera ben più seria e sistematica.

hybridPsybrid: ipotesi di lavoro per la definizione di un moderno concetto di “forma urbis”
  LabLaborinth: un esperimento urbano lungo cento anni!

 

PAn1PAn1 – Principio Antropico n. 1: alla ricerca di uno “spazio di condensazione”

Il Palazzo Rinascimentale Ferrarese: studi di vulnerabilità sismica in riferimento al complesso di Renata di Francia

Nel 2006 si chiudeva il ciclo di Dottorato in Ingegneria Civile, trascorso in prevalenza ad approfondire le dinamiche di meccanica strutturale riguardanti la vulnerabilità sismica degli edifici storici in muratura.

Oggetto della tesi di Dottorato era una indagine integrata condotta sul caso di studio del palazzo detto di “Renata di Francia”, oggi sede del Rettorato dell’Università, assunto quale tipologia rappresentativa di un’ampia serie di edifici nobiliari costruiti in età rinascimentale. Di seguito ho inserito un link al quale si può trovare il testo della tesi in formato pdf.

Tesi di Dottorato

 

Travi composte in legno nella Ferrara rinascimentale: indagini conoscitive e proposte di intervento

Il tema della tesi, svolta negli ambiti disciplinari del Restauro Architettonico e della Meccanica Strutturale, era una indagine su di una tecnica costruttiva del Rinascimento Ferrarese ancora poco conosciuta, la cosiddetta “trave composta”. La ricerca ha comportato uno studio estensivo dell’architettura del Rinascimento Ferrarese e delle fonti storiche disponibili, nonchè un’analisi strutturale con Elementi Finiti delle diverse tipologie di trave rinvenute, finalizzata ad indagarne il comportamento meccanico e a individuare alcune ipotesi di restauro conservativo.

E’ emersa la stretta relazione tra le potenzialità offerte dalla tecnica, che consentiva di realizzare solai lignei di grande luce, e la composizione spaziale caratteristica del Rinascimento Ferrarese, che prevedeva l’uso estensivo di ampi spazi coperti, come profondi portici e loggiati aperti su corti e giardini, e grandi saloni nobiliari.

Il progetto finale ha riguardato il restauro del solaio ligneo tardo-quattrocentesco di palazzo Tassoni, destinato ad ospitare la nuova facoltà  di Architettura; abbiamo chiamato questo progetto
“un nuovo ingresso per la nostra Facoltà”

Relatori: C. Alessandri, R. Fabbri. Autori: E. Giunchi, R. Malvezzi, M. Russo

Articolo sulla rivista Ferrara-Architettura