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John Cage (l’ascolto)

What we re-quire  is  silence ;  but what silence requires  is  that I go on talking  .

Questo può sembrare strano, detto da un musicista.

E ancor più strano è pensare che da questa affermazione possa nascere una musica.

Come può una musica cercare il silenzio?

Niente di strano; ogni qualcosa è una eco di un niente.

E allora cosa fa, una musica che non cerca il silenzio?

Meglio ancora; cosa puoi farci tu, con questa musica?

Dai una spinta a ogni pensiero; cadrà facilmente.

E quando tutto è caduto, cosa resta?

Ma le cose non spariscono mica; nè sono mai davvero vuote in se stesse. Sentite qua:

La tecnica di maneggiare i materiali è, a un livello sensoriale, quello che la struttura è a un livello razionale: un modo di sperimentare il nulla.

Alla fine salta fuori che il silenzio delle cose è la loro vera ricchezza, che chiama a un legame, a un amore, a una attesa, nel quale le cose possono essere suscitate in infiniti modi, senza mai finire adombrate, senza il bisogno di racconti, sovrastrutture o metafisiche che tanto non saprebbero mai raccontarle davvero, nè tantomeno, coglierle nella loro essenza.

Allora la musica può davvero cercare il silenzio, perchè può spezzare il bisogno degli infiniti racconti nei quali nascondersi, e nasconderle, e alla necessità di leggere tra le cose comunque una storia, che è innanzitutto una proiezione del nostro tempo e di noi stessi che le cose in sè non hanno, può sostituire la necessità del vero ascolto.

Paul Klee (l’occhio)

Perché Klee?

Perchè pur essendo un unico, non ha mai condensato il suo lavoro in uno stile.

Per la sua vita, eternamente trascorsa alla ricerca di qualcosa, eternamente in movimento; lui che eppure qualcosa aveva trovato, lui avrebbe potuto fermarsi; ma non era una firma, il suo reperto; non era una fama; non un metodo, non un patrimonio di forme. Lui aveva davvero trovato qualcosa.

Se i cubisti avevano messo in immagine ciò che Bergon chiamava la Durée, la Durata subitanea delle cose nel tempo; se gli espressionisti avevano in fondo giocato con la Gestalt; Klee non si limitava a giocare e a rappresentare: lui voleva riprodurre l’uomo nella sua complessità più completa, attraverso i suoi stessi segni.

“Il pensiero di dover vivere in un’epoca di epigoni mi è quasi insopportabile. In Italia mi vi ero rassegnato. Adesso cerco, in pratica, di prescindere da tutto questo e di costruire da modesto autodidatta, senza guardarmi intorno. Presentemente tre sono i punti: l’arte antica, greco-romana (materia) con una concezione obiettiva orientata verso il di qua e la gravità architettonica; il cristianesimo (psiche), di concezione subiettiva, orientata verso la trascendenza e la musicalità.  Il terzo è che sono un modesto e ignorante apprendista che impara da solo, un minuscolo io”.

Questo brano dei diario fu scritto nel 1902, ad appena 23 anni, di ritorno dal suo Italienische Reise. C’è già la parola chiave della sua vita, costruire; da dove può partire a costruire, un giovane aspirante progono? Lui partì da ciò che sentiva già suo: le linee che da sè sanno descrivere universi, e i colori, che il mondo non sa valorizzare abbastanza.

Ma è davvero il mondo, soprattutto quello dell’uomo, a non essere abbastanza colorato, o non è piuttosto che noi in fondo non necessitiamo di tutta questa rappresentazione del colore, perché già la nostra mente è abbastanza colorata, e perchè, sempre in fondo, i colori della mente non nascono per forza dai colori del mondo? E che dire di tutta questa aspirazione a disegnare forme, quando le forme nascono da sole, senza bisogno di alcuna azione di disegno?

Ottime ragioni per concentrare l’indagine sui questi materiali di elezione. A patto ovviamente di non cadere nella trappola di usarli per rappresentare qualcosa; linee e colori tracciati sulla carta sono invece percorsi di racconti che si costruiscono così come si costruisce l’esplorazione dell’occhio, la comprensione della mente, la familiarizzazione dei luoghi; tratto dopo tratto, la conoscenza si esplica come riproduzione di un percorso, che procede fino a rinsaldarsi in una forma, la quale a solo a quel punto può dirsi espressiva, colorata e delineata.

Nel momento in cui la comprensione si attua tramite il costruirsi del percorso pittorico, essa esce dalla temporalità dilatata in Durata, per rifugiarsi nella definizione di una mappa sensoriale, attraverso la cui lettura il lettore può impadronirsi di tutto il supporto emozionale che costituiva la scoperta originaria connessa all’atto creativo, l’impulso a sperimentare su di sè, e quindi a esprimere attraverso l’uso dei segni e dei i colori; quello che Giuseppe di Giacomo ha efficacemente chiamato la preistoria del visibile.

Perché il percorso artistico rimarrebbe incompiuto, se l’impulso creativo da cui scaturisce non sapesse ricondurre il lettore verso una dimensione rivelatrice dei movimenti interiori che ne costituivano il desiderio di conoscenza, di ricerca, di esplorazione, di vita; quei movimenti tracciano linee, ognuna a sua volta unica e parlante, che incontrando lungo il cammino i domini inattesi che l’ispirazione via via dischiude, incendiano i campi dei colori interiori.

E l’occhio, percorrendo queste tracce lasciate sul foglio / mappa, si sorprende si stupisce, costruisce le proprie emozioni, le capisce. La mappa sensoriale del dipinto ha una rugosità che sposta la vista dentro un dominio quasi tattile, un luogo pieno di venature e rilievi sprofondati nelle superfici cromatiche, imprevedibili e avventurose, un viaggio condensato in pochi centimetri quadrati, che ustiona, ferisce, sana ed esalta la carne di cui si compongono l’iride e la pupilla, e tutto ciò dentro vi si collega, scolpisce il suo concetto, che permane infine come uno stato d’animo che non è più possibile descrivere.

E’ una scoperta fatta di tensioni, di fenomeni non ancora avvistati, di umanità dubbiose e incompiute, di travagli e stati d’animo confusi, di pace e felicità provvisorie, instabili; di empatie e innamoramenti, di paure, di problemi insolubili. Questa pittura dischiude l’umanità più radicale, e ne descrive l’infinita ricchezza di libertà, quell’unica libertà superstite che è la scoperta del sostrato emozionale inesauribile che si nasconde dietro ogni scoperta, dietro ogni percorso; e non guarda più alla necessità di descrivere il mondo in quanto ambiente bersaglio di questa interiorità, guarda invece al pretesto che questo mondo offre per il suo dispiegarsi. Nella composizione dell’opera essa viene scomposta in un materiale grafico mutevole e indefinito di sensazioni di stupore che sono la voce dell’ingenuità radicale dell’uomo di fronte a un mondo impossibile da chiudere in una cornice, o in un trattato; impossibile latore di stanchezze.

Ed è il segno più sconvolgente di questa arte la sua capacità, a partire da questo materiale, di ricomporre segni che saldandosi in figure, riescono a non disperdersi in un’astrazione priva di logica, ma si concretizzano invece in qualcosa che, seppure a distanze abissali dalla semplice ricerca di una resa formale o evocativa del proprio tema, tenta di approssimarsi a una immagine,  un contesto, una situazione, che la familiarità con il mondo abbia con il tempo potuto intrecciare.

Così, nella sua opera sterminata lui ha scomposto e ricomposto, e così descritto, il nostro mondo; quello che pensava, che desiderava fosse il nostro mondo. Questo desiderio, a mio avviso, è il senso del suo reperto.

Per questo desiderio

Edmund Husserl (la mente)

L’incredibile racconto della (mia) fenomenologia

Ci sono molti modi per avvicinarsi alla fenomenologia. Il mio è stato solo uno dei tanti. E’ che da piccolo volevo fare l’Archeologo. Poi col tempo mi convinsero che avrei fatto meglio a concentrare le mie energie a vario titolo sul mondo dei viventi, piuttosto che sulle persone che avevano già vissuto. Ma il mio scaffale continuò a riempirsi di manuali di storia, dai Sumeri agli Hittiti, passando per la Ebla di Matthiae e i Babilonesi, e ovviamente, al cuore di tutto, l’antico Egitto. Ci vollero poi altri  volumi di storia Greca e Romana per accompagnarmi alla riscoperta del Medioevo e infine, complice una tesi di laurea alquanto inusuale, ad un tuffo verticale nell’età dell’Umanesimo. In seguito l’approccio mio cambiò, e con il Dottorato entrai a pieno titolo nell’età barocca per il portone principale delle coppie Cartesio/Galileo, e Newton/Leibniz, il che portò, complice Deleuze, ad una ulteriore revisione delle mie abitudini, ora orientate più verso Kant e poi l’idealismo tedesco, che mi lasciò al tempo stesso basito e insoddisfatto. Fu quindi profonda, anche se breve, la soddisfazione di leggere Nietzsche, allora più di Marx, che mi fece piazza pulita di buona parte dell’ottocento romantico, e giunto quindi alle soglie di Bergson, e in seguito, della scuola di Marburgo passaggio obbligato per un Architetto in cerca di cultura, le oltrepassai, perchè in Facoltà si diceva che il rapporto tra l’uomo e il suo ambiente nessuno lo avesse descritto con più penetrazione che Martin Heidegger, e che la rottura con il suo maestro riguardo al significato della fenomenologia avesse aperto la riflessione filosofica, e qualcuno vociferava anche politica, propria del Novecento.

Per capire Heidegger non basta leggere i suoi libri. Per capire Husserl sì. E dato che lo scopo di un libro, se non quello di “farsi capire”, certo più che “lasciarsi interrogare” è quello di “far capire”, mi appassionai; soprattutto del concetto che l’unico risultato davvero importante del pensiero non sono le sue costruzioni concettuali, per quanto ardite e ricche di sensi, ma la comprensione dei persorsi interiori della sua azione concettualizzante, i quali devono essere interrogati come fenomeni a se stanti, da osservare con fascino e ammirazione e senza prenderne parte, indagando invece le ragioni, le motivazioni, le passioni e le costruzioni del loro farsi; metteteci  anche quel bel carico che è il libro di Foucault, l’Archeologia del Sapere, e capirete perchè, come l’ho capito io, mi sembrò che mi si fosse chiuso un cerchio, e che la ruota avesse cominciato a girare.

Il passaggio fondamentale è però stato, senza dubbio, lo studio della  matematica, al quale, seppur senza raggiungere i livelli che mi ero prefissato, mi dedicai con perseveranza durante il Dottorato; sarà l’attitudine del costituirsi della matematica come insieme di luoghi e movimenti precisamente delineati ai quali viene affidato il compito di tratteggiare il potenziale logico con il quale un pensiero può esprimersi: ma non posso più discernere nei i miei ricordi tra lo studio dei manuali di matematica, e quello dei testi di Edmund Husserl. C’è da dire che lui stesso era approdato alla fenomenologia trascendentale, che di fatto è una teoria del pensiero contemporaneo, dopo essersi dotato di una profonda cultura scientifica, e attraversando un percorso di ricerche nella logica assai innovative; e questa matrice accomunerà in vario modo tanti personaggi che dopo di lui si interessarono e svilupparono la sua teoria, e tanti che la studiarono con passione.

Il suo progetto era difatti troppo ampio per risolversi nella vita di un sol uomo, e non ricordo di fatto un’altra filosofia che venne costruita con tale piglio collettivo, al punto che la disciplina in sè, la fenomenologia trascendentale, è divenuta ben più familiare del nome del suo fondatore; e neppure ricordo un’altra filosofia nella quale i suoi “successori” poterono ripartire dall’opera originaria, sviscerandola ed emendandola, ma comunque proseguendone senza mai contraddirne lo spirito e l’ambizione, il percorso di costruzione dalle fondazioni di una nuova cultura del pensiero; un pensiero che ambisce a farsi scienza nel senso suo più pregnante di pensiero consapevole, e incapace di porsi in contraddizione con le forze dell’istinto, della libertà, della creatività e dell’indeterminazione che grazie a questa consapevolezza ne saranno per sempre riconosciute come parti fondanti. Dico “successori”, perchè nello sterminato mondo della fenomenologia e delle sue variegate derivazioni filosofiche e disciplinari è possibile davvero, a mio avviso, stabilire una cronologia di autori che nel tempo hanno mantenuto la rotta lungo la traccia originaria del fondatore, alla ricerca del senso compiuto del trascendentale che c’è nell’uomo; tale, per me, è la successione ideale che collega Edmund Husserl a Aaron Gurwitsch, e a Giovanni Piana.

Profilo curricolare completo

Ai prossimi link potrete scaricare i seguenti documenti in formato pdf:

At the following links you may download these documents in pdf format:

Il mio Curricum Vitae (versione in italiano);

My Curriculum vitae (English version)

A synthesis of my work (English version)

Informazioni generali

 Sintesi curriculare

  • Mi sono laureato alla Facoltà di Architettura di Ferrara nel 2002, e nella stessa Facoltà ho ottenuto nel 2005 l’abilitazione alla professione di Architetto.
  • Nel 2006 ho concluso un corso di Dottorato in Scienze dell’Ingegneria Civile presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Ferrara, riguardante soprattutto i temi dell’analisi strutturale e del restauro antisismico dei beni culturali.
  • Dal 2007 al 2009 ho vissuto all’Aia, in Olanda, dove ho lavorato presso lo Studio di Architettura Geurst en Schulze architecten, che si occupa di progettazione architettonica e urbana, e di progettazione di edifici scolastici;
  • Dal 2010 risiedo a Reggio Emilia, dove mi sono iscritto all’Ordine degli Architetti/PPC, e dove mi sono abilitato alla certificazione energetica degli edifici; da allora svolgo attività professionale collaborando con diversi studi professionali nei settori della progettazione architettonica, urbana, e delle energie rinnovabili.

Esperienza lavorativa

Dicembre 2012 – Aprile 2013
Ottobre 2012 – Marzo 2013
Maggio 2012 – Novembre 2012
Novembre 2010 – ad oggi
  • Collaborazione con Becquerel Electric S.r.l. Reggio Emilia.
  • Incarico: Project Management di progetti di impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile, nei settori del fotovoltaico e idroelettrico.
  • Progetti e attività:
  • Pensilina Fotovoltaica sul parcheggio di un centro commerciale nel comune di Virgilio, Mantova; fase definitiva, esecutiva e costruttiva.
  • Impianti mini-idroelettrici localizzati nel territorio nazionale (Emilia Romagna, Calabria, Basilicata); coordinamento del gruppo di lavoro, gestione della fase progettuale e di quella autorizzativa, partecipazione alle conferenze dei servizi, progettazione delle opere architettoniche e dell’inserimento paesaggistico, sviluppo della qualità tecnica, coordinamento delle attività di indagine, redazione di Studi di Impatto Ambientale e di Incidenza.
Marzo 2010 – Ottobre 2010
  • Collaborazione con Bisi&Merkus, Reggio Emilia.
  • Compiti principali: project management del progetto “Ampliamento della Casa Famiglia Mattioli Garavini in Casalgrande – SPRA”, committente: Casa Famiglia Mattioli Garavini – Onlus.
  • Attività: Redazione del progetto definitivo della nuova Residenza Sanitaria per Anziani e dei documenti necessari all’ottenimento del Permesso di Costruire e del successivo accreditamento.
Gennaio 2010 – Marzo 2010
Maggio 2007 – Agosto 2009
  • Collaborazione con Geurst en Schulze architecten, den Haag
  • Compiti principali: inizialmente come Borsista Leonardo, e quindi come Assistente Progettista, sono stato coinvlto nello sviluppo di progetti architettonici e urbani a media e larga scala.
  • Progetti architettonici residenziali:
  • Amstelkwartier, Amsterdam, 55 unità abitative;
  • Haarlem 028, 42 unità abitative;
  • Parkstad, Rotterdam, residenze e spazi commerciali con parcheggio interrato;
  • Else Mauslaan, den Haag, torre residenziale con parcheggio interrato;
  • Havencentrum, Apeldoorn, residenze con parcheggio interrato;
  • Middenmeer, Amsterdam, intervento residenziale di larga scala;
  • Leidsche Rijn centrum, Utrecht, concorso per intervento di sviluppo urbano con residenze, uffici, spazi commerciali, servizi pubblici e parcheggio interrato, concorso (1° premio).
  • Progetti urbanistici:
  • Bospolder en Tussendijken, Rotterdam, studio di riqualificazione urbana;
  • Moerwijk, den Haag, studio di riqualificazione urbana;
  • Altri progetti:
  • Fondi, Latina, progetto di completamento di casa per vacanza;
  • Jutfaseweg, Utrecht, 98 unità abitative e centro per persone disagiate;
  • Brede School Oudeland, Hoogvliet, complesso scolastico, concorso;
  • Brede School Kompaslocatie, Amsterdam noord, complesso scolastico, concorso.
da Marzo 2008 a Agosto 2009
  • Redattore per la rivista digitale della Maggioli www.architetti.com
  • Compiti principali: articoli di architettura sui viaggi da me effettuati nel Nord Europa.
  • Attività principali: viaggiare, fotografare e provare a descrivere, con particolare riferimento alle opere di (tra gli altri): Sverre Fehn, Jorn Utzon, Le Corbusier, OMA, N&R.
Gennaio 2003 – Marzo 2007
  • Ricercatore a contratto, Facoltà di Architettura, Ferrara
  • Compiti principali: collaborazione con i seguenti centri di ricerca dipartimentali:
  • SADLab (Structural Analysis and Design), parte del gruppo “Unife Masonry” (analisi e restauro delle strutture murarie) facoltà di Architettura e Ingegneria;
  • LEM (Laboratorio di Energetica e Materiali)
  • CRU (Centro di ricerche urbane)
  • DIAPREM (Centro Dipartimentale per lo sviluppo di procedure automatiche integrate per il restauro dei monumenti)
  • Attività principali: ricerche sul restauro strutturale di antichi edifici in muratura, con particolare riferimento alla protezione antisismica del patrimonio culturale; partecipazione e pubblicazione di articoli su Atti di giornate di studio o congressi nazionali e internazionali, e su riviste nazionali e internazionali, tra i quali:
  • Engineering Structures (Vol. 30-8, 2008, pp 2223-2241)
  • XVI GIMC (Convegno Italiano di Meccanica Computazionale), Bologna, 26-28 giugno 2006
  • I e II International Congress on Construction History, Madrid , 20-24 gen. 2003, Cambridge, 29 marzo-2 aprile 2006
  • Atti del Seminario “Rilievo Modellazione Restauro di strutture antiche; il caso dell’insula del centenario a Pompei”, Facoltà di ingegneria di Bologna, 16 sett. 2005
Giugno 2006 – Febbraio 2007
  • Programma UNESCO “Action Plan for the safeguarding of the Cultural Heritage of the Old City of Jerusalem”
  • Compiti principali: Consulente junior del progetto UNESCO per il restauro di edifici storici monumentali, nel quadro di un più ampio programma di riqualificazione urbana del centro storico di Gerusalemme.
  • Attività principali:
  • partecipazione alle missioni operative di rilievo e raccolta materiali svoltesi a Gerusalemme nel Giugno e Ottobre 2006;
  • collaborazione nella realizzazione di un sistema GIS del patrimonio architettonico del centro storico;
  • collaborazione alla stesura dei progetti di restauro, con particolare riguardo per la protezione antisismica.
Giugno 2004 – Novembre 2006
  • Programma UNESCO “Manejo de Riesgo a Valparaìso” (Gestione del Rischio a Valparaìso),
  • Compiti principali: Consulente del progetto UNESCO finalizzato alla riduzione del Rischio Multiplo (Sismico, Tsunami, Frane e Incendio) nel centro storico UNESCO della città di Valparaìso, Cile.
  • Attività principali: preparazione del piano d’azione per il consorzio formato da ENEA, Università di Ferrara e Università di Udine, vincitore del bando internazionale del progetto.
Maggio – Giugno 2006
  • Progettista per l’Università di Ferrara
  • Compiti principali: Collaborazione col gruppo di lavoro della facoltà di Architettura per il progetto di riorganizzazione del Rettorato dell’Università di Ferrara.
da Settembre 2003 (in corso)
  • Ricercatore Freelance nel progetto “Analisi Semantica dei Templi Greci”, in collaborazione con il laboratorio di Estetica della facoltà di Architettura di Ferrara.
  • Attività principali: ricerche nel campo della cultura e dell’architettura dell’antica Grecia, indagata attraverso l’approccio metodologico della fenomenologia trascendentale.

Esperienza formativa

Luglio 2006 – Marzo 2007
Dicembre 2009 – Giugno 2010

Esame da Certificatore Energetico della Regione Emilia Romagna, a seguito del corso per Progettista e Certificatore Energetico “Architettura&Energia” organizzato dal Centro A&E della Facoltà di Architettura di Ferrara in collaborazione col Centro Studi e Ricerche “La Cremeria” d Cavriago

Gennaio 2003 – Marzo 2006
  • Dottorato in Ingegneria Civile, Università di Ferrara Tesi finale: “Il palazzo rinascimentale Ferrarese: studi di vulnerabilità sismica in relazione al complesso di “Renata di Francia”
  • Temi principali affrontati nel corso:
  • Analisi e progettazione strutturale
  • Vulnerabilità sismica degli edifici in muratura
  • Restauro strutturale
  • Studi effettuati nel corso:
  • 2005, Seminari presso la facoltà di Matematica di Ferrara
  • 2004, Corsi di Dottorato presso la ROSE school (Reduction Of SEismic risk), allo IUSS di Pavia (Istituto Universitario di Studi Superiori)
  • 2002-2003, Corsi specialistici presso la Facoltà di Ingegneria di Ferrara
Settembre 2005

Esame di Stato per l’abilitazione alla professione di Architetto (Ferrara)

Settembre 1996 – Luglio 2002
Maggio 2000
  • Workshop Internazionale “The Ferrara International Education in Heritage Preservation Project”, Facoltà di Architettura, Ferrara
  • Temi principali: Proposte di restauro per palazzo Tassoni a Ferrara
Settembre 1999
  • Workshop Internazionale “La città sull’acqua”, Klagenfurt (AU)
  • Temi principali: Progettazione architettonica e urbana
Settembre 1992 – Luglio 1996
  • Diploma di maturità classica, Liceo Classico L. Ariosto, Reggio Emilia
  • Materie principali:
  • Lingua e letteratura Latina, Greca antica, Italiana, Inglese
  • Chimica, Geologia, Biologia
  • Storia, Filosofia

Competenze linguistiche

  • Madre lingua: Italiano
  • Altre lingue:
  • Inglese (livello molto buono)
  • Olandese (livello molto buono)
  • Spagnolo (livello buono)
  • Tedesco (livello buono)

Competenze informatiche

  • Adobe Photoshop, InDesign, Illustrator;
  • Open software: Gimp, Scribus, Inkscape;
  • Cad: Autocad Civil 3D, Sketchup, Draftsight, Nanocad;
  • Quantum Gis;
  • MS Office, Open Office.

Interessi personali

Amo svolgere attività a stretto contatto con la natura, come l’alpinismo, la vela, o l’arrampicata sportiva; forse per questa ragione credo che uno dei compiti dell’architettura sia di creare contesti e ambienti con elevati livelli di qualità, che si avvicinino a quelli di uno spazio naturale. Vorrei dedicarmi a un’architettura e a un’urbanistica poste a servizio dell’uomo, tali da realizzare un habitat antropico equilibrato e ricco di stimoli, capace di incentivare la crescita delle persone e di soddisfare le esigenze umane nel senso più ampio del termine. Per questo particolare interesse nella mia attività hanno ricoperto la progettazione di edifici ad uso sociale, quali gli edifici scolastici o per la terza età, i progetti di riqualificazione urbana, e gli studi di impatto ambientale, che consentono lo sfruttamento delle fonti di energia rinnovabile in un modo compatibile con l’ambiente naturale e antropico.

Amo viaggiare, poichè credo che l’unico modo per comprendere davvero una situazione sia di esservi presente con la propria persona. Questo sembra applicarsi a meraviglia alla mia professione: viaggi fondamentali sono stati, tra gli altri, quelli in Francia per Le Corbusier, in Danimarca per Jorn Utzon, in Norvegia per Sverre Fehn, e in Italia per Giancarlo de Carlo.

Credo nell’impegno civile, come strumento per la diffusione di nuovi approcci culturali in grado di risolvere i problemi indotti da mentalità superate o inadeguate. Collaboro infatti con alcune associazioni   di   volontariato,   attive   nella   difesa   dell’ambiente   e nell’integrazione multietnica, soprattutto delle giovani generazioni di migranti. In particolare, sono vicepresidente del circolo di Legambiente “val d’Enza” di S. Polo, e membro del Direttivo regionale di Legambiente Emilia-Romagna, nel quale faccio parte del gruppo di lavoro che si occupa del contrasto al fenomeno del consumo di territorio.