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Dramatis persona

Un’idea abbastanza folle, nata dalla considerazione di quante cose a quel tempo si stavano agitando nella mia mente; cose che non trovavano non dico uno sfogo, ma certo una organizzazione, un percorso, una finalizzazione. Ridurre tutto ad unità non era possibile: e mi sembrava questa una osservazione sufficiente per essere promossa ad un rango più elevato di quello di semplice osservazione, per essere considerata un metodo generale.

In un tempo in cui Husserl, Wittgenstein e Derrida erano compagni di viaggio che non avevo ancora incontrato, questo “esperimento a tema” mi insegnò in seguito, e forse rimane questo il suo risultato più significativo, che non esiste un puro atto del “capire”, e che ogni vera “comprensione” coindice in realtà con il ricreare quell’identico percorso di pensiero, con il “reinventarlo”, come se fosse nato dentro di noi, per la prima volta. Del tutto analogamente, ritengo anche che l’atto stesso dell’inventare primigenio non sia, in realtà, altro che un “reinventare”, e che ogni scoperta derivi probabilmente dall’applicazione di strutture mentali che abbiamo già, almeno in parte e magari in tutt’altro modo, sviluppato. Ma questo forse lo vedremo meglio tra qualche anno.

Così questo testo, come altri, alla cui stesura mi ero dedicato negli anni precedenti, costituisce la summa della mia scolastica di allora, e mi rinnova il rammarico di non trovare tanto spazio oggi per sviluppare percorsi analoghi; perchè nessun pensiero, nemmeno il più stupido, è inutile; semmai, corrono il rischio, i pensieri, quello sì drammatico, di rimanere soli.

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